Niente premi se il bambino non mangia: potrebbe favorire un disturbo alimentare

Niente premi se il bambino non mangia: potrebbe favorire un disturbo alimentare
Il cibo non va collegato alle emozioni, positive o negative che siano. Si chiama emotional eating ed è molto pericoloso
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I genitori che usano il cibo come premio e che tendono a mettere molti paletti alla dieta dei figli, per quanto buoni possano essere i loro propositi, rischiano di trasformare i figli in consumatori emotivi di cibo: ragazzi, e poi forse adulti, che mangiano - più o meno sano, più o meno calorico, non importa - non solo quando hanno effettivamente appetito, ma anche per consolarsi, per mitigare lo stress, o allontanare pensieri negativi.

L'emotional eating si instaura in età evolutiva

Con buona pace delle ricadute sulla salute, in particolare della salute dei più giovani, visto che sappiamo che quando il mangiare emotivo (o l'emotional eating, EE, come chiama il fenomeno chi se ne occupa professionalmente) si instaura in età evolutiva favorisce l'obesità, una condizione che tende spesso a protrarsi nell'età adulta e che può favorire disturbi metabolici e disagio psicologico. A far riflettere sui possibili effetti delle strategie alimentari degli adulti sullo stile alimentare dei figli, più o meno svincolato dalle emozioni, c'è uno studio pubblicato sul Journal of Nutrition Education and Behavior con il titolo "Emotion Regulation Moderates the Associations of Food Parenting and Adolescent Emotional Eating".

La ricerca con figli e genitori

Lo studio ha coinvolto 218 coppie di genitori e il loro figlio o figlia, per 4 anni (un intervallo temporale che ha permesso di coprire il passaggio dall'infanzia all'adolescenza). A un genitore per famiglia e ai ragazzi sono stati somministrati questionari che contenevano domande sul proprio comportamento alimentare e sulle strategie alimentari genitoriali. I ricercatori hanno invece misurato la regolazione delle emozioni degli adolescenti e il loro peso e altezza.

Tre modelli di strategia nella gestione del cibo

In generale si possono distinguere tre diverse tipologie di strategia alimentare genitoriale: il controllo costrittivo (in sostanza la tendenza a imporre la propria volontà anche con la restrizione o a usare il cibo come ricompensa o come regolazione delle emozioni), uno stile per così dire strutturato, con  regole, limiti e monitoraggio dell'alimentazione dei figli; l'assenza di struttura (il lasciare che i figli stessi controllino per quanto possibile  le loro scelte alimentari);  il supporto dell'autonomia che, semplificando, consiste nel favorire l'indipendenza dei bambini e dei ragazzi, per esempio coinvolgendoli nelle scelte alimentari e nella pianificazione e preparazione dei pasti, o durante i pasti. Il controllo costrittivo viene collegato a una minore capacità di rispondere ai segnali interni di fame, appetito e sazietà.

Il cibo non deve essere un premio

Come sono andate le cose in questo studio? Il consumo emotivo di alimenti si è manifestato con maggiore probabilità tra gli adolescenti con genitori che hanno la tendenza a esercitare un controllo serrato sulla dieta dei figli, per esempio in senso restrittivo e che usano il cibo come ricompensa (hai fatto bene un compito ti meriti una bella torta). Questi ragazzi hanno dimostrato di avere una minore capacità di rispondere ai segnali interni di fame, appetito e sazietà, e un maggior rischio di EE. Al contrario dei figli di genitori per così dire coinvolgenti: il coinvolgimento è stato associato infatti a livelli più alti di regolazione delle emozioni e più bassi di alimentazione emotiva.

"Già sapevamo che l'alimentazione emotiva è più appresa che ereditata - dice Joanna Klosowska, del dipartimento di Salute pubblica e cure primarie all'Università di Gand in Belgio, nonché prima firma della ricerca - ora questo studio ha analizzato non solo l'interazione tra i genitori durante i pasti dei figli, ma anche quello che i figli hanno imparato guardando i loro genitori mangiare". "Questo studio - aggiunge l'esperta  -  indica  che i genitori durante l'adolescenza continuano a svolgere un ruolo importante nel comportamento alimentare dei loro figli".