Creme: occhio al biossido di titanio. Può essere anche nei solari

Chewing-gum bianco
Chewing-gum bianco 
Vietato nei cibi, l'additivo E171 fa ancora parte della formulazione di creme solari, cosmetici e farmaci. Un ingrediente diffusissimo ma su cui ci sono sospetti di genotossicità dovuti alla sua capacità di superare la barriera cutanea
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Trainata dal buon esempio della Francia, che l'ha bandito a partire dal 2020, l'anno scorso la Commissione europea ha deciso di vietare l'utilizzo del colorante bianco biossido di titanio in tutti gli alimenti. In etichetta si riconosce dalla sigla E171 e si trova soprattutto nelle caramelle, nelle gomme da masticare, nei dolci e nelle salse. Bannato nei cibi (le aziende hanno tempo fino ad agosto 2022 per eliminarlo dalle formulazioni), il biossido di titanio potrà continuare a colorare tutti gli altri prodotti estranei al comparto alimentare, come dentifrici, farmaci, integratori, creme e burro cacao, specialmente quelli con protezione solare. Eppure la sostanza è la stessa, in questi casi riconoscibile dalla dicitura CI 77891 o "titanium dioxide", e può essere ugualmente dannosa. Non solo perché alcuni di questi prodotti si ingeriscono comunque, ma anche perché si tratta di una molecola così piccola che passa facilmente attraverso la barriera cutanea.

Una particella 100 volte più piccola di un globulo rosso

"È una nanoparticella cento volte più piccola dei globuli rossi del sangue, quindi può penetrare molto facilmente nelle cellule dell'organismo, persino a partire dal contatto con la pelle", fa sapere il biologo Luigi Tozzi, che è stato membro del Consiglio Nazionale della Sicurezza Alimentare e oggi è Deputy manager di Safe Food Advocacy Europe, un'organizzazione non governativa europea specializzata nella protezione della sicurezza alimentare dei consumatori e protagonista di una delle principali campagne che hanno portato all'abolizione del biossido di titanio.

Bandito nei cibi per i sospetti di genotossicità

Nel comunicato stampa pubblicato dalla Commissione europea l'8 ottobre 2021 si legge che l'additivo è stato vietato perché non si possono escludere preoccupazioni riguardo la sua genotossicità. "Significa che per la sua capacità di infiltrarsi nelle cellule può arrivare a rompere filamenti di Dna e avere quindi degli effetti sul nostro patrimonio genetico. Ma oltre ai danni cellulari, può causare anche infiammazioni e risposte immunitarie avverse", continua l'esperto. "Chiaramente tutto dipende dalla dose a cui siamo esposti, ma il biossido di titanio è così diffuso che è difficile gestirne l'assunzione".

Il principio di precauzione

La decisione dell'Ue si è basata sul principio di precauzione, quindi sul fatto che è meglio prevenire eventuali conseguenze piuttosto che curarle un domani. "Grazie agli studi in vitro sappiamo per certo che il biossido di titanio faccia male. Quello che manca, e che spingiamo per ottenere ora, sono degli studi epidemiologici che possano darci maggiori indicazioni sulle dosi e sui meccanismi di interazione di questo tipo di micro e nano sostanze con le cellule umane".

I rischi maggiori per i bambini

"Il rischio riguarda soprattutto i bambini, principali consumatori di caramelle e gomme da masticare", fa notare Floriana Cimmarusti, segretario generale di Safe e membro del board Efsa, l'Autorità europea di sicurezza alimentare. "Gli additivi alimentari come il biossido di titanio sono così diffusi che si rischia un effetto cumulativo. Secondo alcuni studi scientifici i bimbi che ne assumono in eccesso attraverso la dieta sono iperattivi, più nervosi e hanno maggiori difficoltà a concentrarsi".

L'E171 non si trova solo in prodotti di bassa qualità. Il suo utilizzo - a solo scopo estetico perché non ha alcun ruolo tecnologico o nutrizionale - è diffuso ampiamente in tutta l'industria per colorare di bianco oppure per schiarire altri coloranti e ottenere, ad esempio, il rosa o l'azzurro. Per evitarlo durante la spesa bisogna fare caso alla sigla E171 nella lista ingredienti degli alimenti oppure a CI 77891 o "titanium dioxide" in tutti gli altri.

"Per ora la sua presenza in prodotti non alimentari non è ancora stata bandita e la giustificazione è che non ci sono alternative" conclude Cimmarusti. "Cosmesi e farmaci non sono il nostro campo, ma stiamo sensibilizzando l'opinione pubblica sui pericoli di questa sostanza e nel frattempo altre Ong si stanno muovendo per eliminare il biossido di titanio anche dai prodotti non alimentari".