Diabete di tipo 2, per chi è arrivato all'insulina potrebbe esserci un'alternativa

Una nuova strada molecolare appena scoperta, un altro ormone che potrebbe aiutare a gestire meglio il diabete di tipo 2. E risultati iniziali promettenti
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L'insulina, ormone e terapia salvavita contro il diabete, ha appena compiuto 100 anni, nel 2021. In questo centennio, pieno di soddisfazioni, con milioni di vite salvate e migliorate, l'affinamento dei trattamenti con l'insulina e la ricerca di nuove terapie è andata avanti, con diversi risultati di successo.

Oggi un gruppo del Salk Institute, istituto di ricerca a San Diego, in California, ha individuato una nuova strada - letteralmente un nuovo "pathway", cioè un percorso fisiologico alternativo - associata al diabete di tipo 2. Questo percorso è legato alla possibilità di abbassare il glucosio nel sangue e dunque di tenere sotto controllo la malattia. I risultati, per ora iniziali perché ottenuti in ricerche su animali e in provetta, e non ancora sull'essere umano, sono pubblicati sulla rivista Cell Metabolism.

Una rotta alternativa contro l'iperglicemia

I ricercatori hanno studiato il ruolo di un ormone chiamato Fgf1, già noto per essere coinvolto nel controllo del glucosio nel sangue (la glicemia). Proprio come l'insulina, anche questo nuovo ormone inibisce un processo metabolico chiamato lipolisi, che è responsabile dell'aumento della glicemia. Tuttavia, c'è una novità: Fgf1 svolge quest'azione in modo completamente diverso rispetto all'insulina. Lo fa attivando una serie di nuovi processi biologici, un "percorso fisiologico" alternativo rispetto a quello su cui agiscono gli attuali trattamenti.

L'insulina, infatti, compie la sua azione servendosi di un enzima chiamato Pde3b, mentre questo ormone sfrutta la via molecolare detta Pde4. I risultati, che sono in una fase preliminare, potrebbero aprire nuove opzioni di ricerca per trattamenti focalizzati sulla riduzione del glucosio e sull'insulino-resistenza. Gli autori sono già all'opera cercando di modificare l'ormone Fgf1 o di intervenire sui processi nella nuova rotta.

 "La ricerca è interessante e promettente", commenta Andrea Giaccari, diabetologo presso la Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli Irccs, non coinvolto nel lavoro, "perché mette a fuoco il meccanismo d'azione di Fgf1, scoprendo che lavora su una strada alternativa rispetto a quella dell'insulina". Mentre i trattamenti ad oggi disponibili per l'insulino-resistenza e il diabete di tipo 2 si fondano su un unico percorso molecolare noto, prosegue l'esperto.

"Di fatto - chiarisce il diabetologo - aumentano o rendono di fatto più efficace l'insulina, aiutando un ingranaggio che funziona poco o male. In questo nuovo caso, invece, si punta ad agire un po' più alla radice del problema. Si riduce il fabbisogno di insulina necessario per tenere sotto controllo la glicemia".

Una nuova strada per il diabete di tipo 2

La novità, che dovrà essere approfondita e confermata, riguarda però soltanto il diabete di tipo 2. "Bisogna precisare che il meccanismo individuato coinvolge l'insulino-resistenza e l'iperglicemia in questa forma di diabete", sottolinea Giaccari, "ma non ha potere sulla mancata o assente produzione di insulina tipica del diabete di tipo 1".

Anche a fronte di questa precisazione, lo studio rimane rilevante. "Se le sperimentazioni confermeranno i dati", specifica il diabetologo, "seguire la nuova via molecolare potrebbe servire, in futuro, per quei pazienti con diabete 2 e con insulino-resistenza molto marcata, che non rispondono ai farmaci citati poco fa e che richiedono necessariamente la somministrazione di insulina", terapia più impegnativa. In pratica, il nuovo cammino potrebbe individuare una scorciatoia, per alcune persone, e consentire di aggirare ostacoli ancora presenti.

Quando la glicemia continua a salire

Il presente e il futuro

"Il lavoro è ancora in uno stadio precoce", rimarca Giaccari, "e serviranno anni per ampliare i dati e avere un risultato traducibile nella pratica clinica". Insomma, ci vuole pazienza per capire se questa nuova strada si confermerà effettivamente efficace. Ma già oggi, oltre all'insulina, abbiamo trattamenti che possono affiancarla o in alcuni casi soppiantarla. Questi, basati sulla stessa "via" dell'insulina, possono in alcuni casi essere anche molto validi. "Parliamo della metformina", sottolinea il diabetologo, "della classe di farmaci detti agonisti del recettore del Glp-1, di cui uno recentemente disponibile anche per via orale, e delle gliflozine (o inibitori di Sglt-2)".

Insomma, andiamo sempre più nella direzione di terapie efficaci, più agevoli e con meno effetti collaterali. In questo cammino, avere strumenti alternativi e nuovi potrebbe essere utile.

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