Sesso fluido, erotismo e porno on line: così Covid cambia la sessualità dei ragazzi

Fluidità sessuale, rapporti non protetti ed erotismo on line. E la ricerca di un equilibrio che non trovano più
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Incertezza, sbandamento, solitudine, disagio. Temi molto forti che permeano la quotidianità dei ragazzi di oggi. E' quanto emerge da uno studio presentato dalla Fondazione Foresta Onlus, che ha affrontato in particolare la sfera della sessualità giovanile. La base di partenza è stata la ricerca condotta dalla stessa associazione tramite un questionario distribuito a oltre tremila studenti di diciotto anni, all'interno del progetto "Prevenzione andrologica permanente nelle Scuole".

I dati raccolti hanno evidenziato un aumento del disagio tra i giovani dall'era pre-Covid a oggi, con l'incremento di comportamenti a rischio come droghe, alcol e un'informazione poco approfondita sulla sessualità.

"Da quindici anni portiamo avanti un progetto che si sviluppa nelle scuole, parlando a migliaia di studenti, e abbiamo raccolto molto materiale per mettere a confronto i cambiamenti nei comportamenti e nello stile di vita dei ragazzi ", spiega Carlo Foresta, professore di Endocrinologia all'Università di Padova e presidente della Fondazione Foresta Onlus. Il focus è stato fatto sui due anni precedenti alla pandemia, tra il 2018 e il 2019, e i successivi 2020 e 2021.

"Già nel 2018 avevamo colto un momento di disagio giovanile molto importante, che emergeva da determinati comportamenti come la dispersione scolastica, l'isolamento di tipo sociale, la dipendenza dal cyber sex, i disturbi alimentari. E fin da allora ci eravamo mossi per cercare di capire e soprattutto scoprire come aiutare".

Genitori troppo anziani

Nel biennio pre-pandemia sono stati presi in considerazione 1426 studenti di età tra i 18 e i 21 anni delle scuole di Padova e provincia. Il primo fattore emerso dai questionari è che con l'andare del tempo la costituzione della famiglia è cambiata. Rispetto al 2005, i genitori sono più anziani: l'età media della madre di un diciottenne è 49,54 anni e quella del padre è 52,62 . In pratica, il giovane vive in una famiglia dove c'è stato un salto generazionale.

"Un conto è avere un genitore di 40 anni e un altro è averne uno di 50 o più - sottolinea il professor Foresta - a questo si aggiunga che il 15 o il 16 per cento di questi ragazzi sono figli unici. E questo è un dato fondamentale vista l'importanza della socializzazione all'interno di un nucleo familiare".

Ma non basta. Il 26 per cento dei figli unici appartiene a famiglie di genitori separati o divorziati, questo vuol dire che fin dalla prima fase dell'adolescenza questi giovani si trovano a vivere una situazione ansiogena, che sfocia nell'uso di ansiolitici e antidepressivi. I figli unici ne usano di più, in particolar modo le femmine.  

Orientamento e identità sessuale

Nei questionari redatti tra il 2018 e il 2019, il 90 per cento dei maschi si dice eterosessuale, il 5 per cento omosessuale, il 3 per cento bisessuale e il 2 per cento con sessualità fluida. Passando alle femmine, il 79 per cento si dice etero, l'8 per cento omosessuale, il 3 per cento bisessuale e il 10 per cento fluido. Le ragazze quindi non hanno un orientamento sessuale ben definito in circa il 20 per cento dei casi.

Alla domanda sull'identità di genere, solo l'1 per cento di maschi e femmine rivela la "non corrispondenza" alla sessualità fisica.

Per quel che riguarda i rapporti sessuali, il 40 per cento dichiara una sessualità non attiva, il restante 60 per cento invece attiva: una grande percentuale pratica sesso non sicuro, solo il 27 per cento afferma di avere sempre rapporti protetti. Il metodo contraccettivo prevalente è il preservativo e, dato molto importante, il 31% delle ragazze di 18 anni ha fatto uso, almeno una volta, della pillola del giorno dopo, che "viene interpretata in questo caso come una forma di contraccettivo - aggiunge il professor Foresta - non come un rimedio a cui ricorrere in una situazione di necessità" .

 

I ragazzi del post lockdown

La ricerca riguarda 1930 studenti del Veneto, maschi e femmine, sempre tra i 18 e il 21 anni. Non si dichiarano completamente eterosessuali il 15 per cento dei maschi e il 29 per cento delle femmine. Negli anni pre-Covid le percentuali erano del 10 per cento per i ragazzi e il 21 per cento per le ragazze.

 "Qui dovrebbero entrare in campo gli psicologi per capire se la chiusura, la mancata socializzazione, la continua frequentazione mediatica via web possano aver creato questo cambiamento - afferma il professor Foresta - È incrementata l'incertezza dell'orientamento sessuale negli uomini ma soprattutto nelle donne, che dal 10 raggiunge il 29 per cento. E ancora, in entrambi risulta aumentata anche la sessualità fluida, una sessualità non collegata al genere dell'interessato, del partner, ma all'istinto della sessualità che può essere vissuto in qualsiasi modo perché non c'è ancora una definizione chiara delle tendenze sessuali".

E anche qui sono le donne a cambiare di più, passando dal 10 per cento del pre-Covid al 22 per cento. Il genere a cui sentono di appartenere è il loro, non incrementano le differenze di genere dopo il lockdown ma la fluidità di orientamento sessuale.

 

Internet e autoerotismo

Nel pre-Covid solo il 22 per cento navigava più di tre ore al giorno sul web. Durante la pandemia, la percentuale è salita al 55 per cento. Fin qui nulla di strano, visto che si poteva fare poco altro. Ma riconducendo questo dato al disturbo della sfera sessuale, l'incremento è stato soprattutto femminile: "Nel post Covid c'è stata un'impennata della frequentazione dei siti pornografici da parte delle donne. Prima era appannaggio essenzialmente maschile", aggiunge Foresta. Il pubblico femminile è passato dal 10 al 25 per cento.

Nei ragazzi c'era già una tendenza all'autoerotismo utilizzando le forme telematiche, prima della pandemia il 53 per cento ha dichiarato di aver praticato autoerotismo avvalendosi di internet almeno una volta alla settimana. Oggi i dati sono saliti al 40 per cento ogni giorno. Così come nelle donne: tra il 2018 e il 2019 avevano un utilizzo molto moderato di internet per l'autoerotismo, tanto che  il 57 per cento aveva dichiarato di non averne fatto mai uso. Con il lockdown compare un 30 per cento che se ne avvale con regolarità.  

Il materiale pornografico diventa abituale per il 28 per cento, il 53 per cento lo definisce stimolante, il 18 per cento ritiene che possa creare dipendenza. E la dipendenza si trasforma in problema.

I dati raccolti evidenziano anche un aumento nella frequentazione dei siti e delle app per incontri e una maggior sofferenza per il lockdown da parte dei maschi, in quanto uno su quattro ha detto di soffrire di solitudine, in confronto alle femmine che sono invece una su sei.

Si inverte la percentuale quando si parla di cyberbullismo: il 41 per cento delle ragazze si dichiara vittima di bullismo o cyberbullismo, mentre per i maschi la percentuale è del 27 per cento. Comunque percentuali alte.

Cresce anche l'insoddisfazione per la vita in generale. Nel pre-Covid il 10 per cento dei maschi si asserivano di essere insoddisfatti della vita, nel post la percentuale è salita al 18 per cento. Nelle femmine si passa dall'8 al 10 per cento.

 

Come aiutare i giovani

"Io vorrei lanciare un grido di allarme - afferma il professor Foresta - non possiamo far finta che non sia successo nulla nei nostri ragazzi dopo tanto tempo chiusi in casa, legati ad internet, bloccati nelle comunicazioni, qualcosa è scattato, ma un qualcosa che molte volte non dipende dai loro comportamenti ma da quelli indotti da ciò che vedevano. Questi numeri, queste informazioni vanno comunicate ai giovani, perché loro non hanno un'idea di insieme ma solo delle proprie esperienze".

Ma in che modo gli adulti possono sostenere questi ragazzi? "Oltre ai numeri però bisogna fornire un'interpretazione per aiutarli a non considerare il singolo caso come una 'diversità', una 'patologia', è necessario analizzare assieme le motivazioni che li hanno portati ad avere questo tipo di comportamento, e lavorare per creare un argine forte che li induca a discutere, a verificare gli elementi che hanno prodotto questa criticità e a trovare soluzioni insieme. Bisogna capire perché si è svegliato proprio ora questo modo di intendere la vita, perché attraverso la chiarezza possono nascere buoni propositi generali e quindi degli aiuti sostanziali".