Vaccino Johnson, per Aifa seconda dose booster con vaccino mRNA a sei mesi dalla prima

Per il milione e mezzo di vaccinati con Johnson&Johnson un richiamo eterologo con vaccino a mRNA. Strada analoga a quella seguita negli Usa
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La commissione tecnico scientifica (Cts) dell'Aifa ha espresso parere favorevole alla dose 'booster' con un vaccino a mRna ossia Pfizer o Moderna, a partire da 6 mesi dalla prima dose con il vaccino Johnson & Johnson. A quanto si apprende sarebbe questo l'esito della riunione in corso da questa mattina con i membri della commissione che stanno redigendo il parere formale.

Il via libera di Aifa è atteso per oggi le prossime ore e interessa poco meno di un milione e mezzo di italiani che hanno ricevuto il vaccino monodose.

Secondo l'ultimo aggiornamento della struttura commissariale per l'emergenza sanitaria, sono 1.491.635, pari al 2,52% della popolazione over 12, le persone vaccinate con Johnson & Johnson.

Una decisione, quella dell'Aifa italiana, che segue quella già presa Oltreoceano.

La decisione della Fda negli stati Uniti

Pochi giorni fa infatti l'ente regolatorio statunitense Fda, Food and Drug Administration, ha dato il via libera alla somministrazione di una seconda dose di vaccino Johnson & Johnson ad almeno due mesi di distanza dalla prima, dai 18 anni in su. La Fda ha dato inoltre il suo ok al 'mix' di vaccini autorizzati (Pfizer, Moderna e Johnson & Johnson) per la terza dose. In sostanza, arriva il via libera al richiamo con uno qualsiasi dei tre vaccini, a prescindere da quale sia stato assunto per la prima e seconda dose (nel caso di J&J monodose).

Lo studio clinico alla base della decisione di Fda

La decisione di Fda si è basata sui dati della risposta immunitaria in 39 partecipanti a uno studio clinico (24 persone di età compresa tra 18 e 55 anni e 15 persone dai 65 anni in su). I partecipanti allo studio hanno ricevuto una dose di richiamo circa 2 mesi dopo la prima dose e i risultati hanno dimostrato una risposta immunitaria.

Complessivamente, circa 9.000 partecipanti agli studi clinici hanno ricevuto due dosi di Janssen somministrate ad almeno due mesi di distanza e di questi, circa 2.700 hanno avuto almeno due mesi di follow-up di sicurezza dopo la dose di richiamo. Le analisi di sicurezza di Janssen da questi studi non hanno identificato nuovi problemi di sicurezza, fa sapere l'ente regolatorio Usa.

Richeldi: "In prospettiva il richiamo per tutti sarà misura utile"

Ma "in prospettiva la dose di richiamo per tutta la popolazione sarà una misura necessaria e utile per avere un'ulteriore protezione del rischio, come vediamo in Israele". Lo ha detto Luca Richeldi, direttore dell'Unità di Pneumologia del Policlinico Gemelli Irccs di Roma, intervenuto ad Agorà, su Rai tre. D'altronde, ha precisato, "le informazioni si acquisiscono col tempo, dobbiamo procedere verificando le ipotesi e abbiamo la fortuna di avere un'agenzia regolatoria che valuta tutte le evidenze".

Quanto all'efficacia dell'utilizzo di tamponi per il green pass, ha detto: "un vaccinato acquisisce un'immunità di lunga durata e stabile. Una persona non vaccinata che basa il green pass sul tampone, in qualsiasi momento può incontrare qualcuno che gli può trasmettere il virus: questo evidenzia una debolezza di questa modalità di green pass che si ottiene facendo un tampone una volta ogni due giorni, ma è ovviamente un compromesso".

Relativamente ai no vax, ha affermato "tra loro c'è chi ha posizioni ideologiche e non modificabili, ma anche persone che realmente credono che il vaccino non serva". Con queste ultime, "bisognerebbe fare un lavoro uno a uno" per spiegare che "vaccinarsi protegge il singolo individuo dagli effetti gravi della malattia e che vaccinarsi è anche un gesto di civiltà. Non possiamo - ha concluso - tornare a riempire gli ospedali di pazienti Covid come abbiamo visto mesi fa, quando non riuscivamo a curare le persone con infarto o con tumore".