Gli anni del Covid: più fragile la salute mentale delle donne

Solitudine, carichi di lavoro e di cura aumentati, difficoltà finanziarie: il benessere femminile sempre inferiore a quello maschile, con un picco nella primavera-estate 2021. Oggi a Vilnius il rapporto Eige sull'equità di genere nei paesi europei
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La pandemia ha impattato in maniera più aggressiva sulla salute psichica delle donne e meno su quella degli uomini. Non solo in Italia, ma in tutta Europa. A certificarlo, senza tanti giri di parole, è l'Eige, l'agenzia europea che monitora e misura la presenza (e la persistenza) di divari tra donne e uomini nei ventisette Stati Membri.

"In linea generale, nel 2020 c'è stato un preoccupante deterioramento del benessere mentale in tutto il vecchio continente", spiega Davide Barbieri, funzionario dell'ufficio statistica dell'Eige. "Analizzando nel dettaglio tutte le tre ondate di pandemia - aprile 2020, luglio 2020, febbraio-marzo 2021- il benessere mentale delle donne è stato costantemente inferiore a quello degli uomini. Il momento peggiore, più difficile da affrontare, è stato registrato in occasione della terza ondata, tra la primavera e l'inizio dell'estate del 2021, quando una buona percentuale di donne europee, soprattutto quelle in età lavorativa, ha manifestato segni di malessere mentale e psicologico, con rischi di depressione".

Tra le cause individuate, oltre all'aumento del lavoro di cura innescato da chiusure delle scuole e dei servizi dedicati all'infanzia e all'assistenza delle persone più fragili; le difficoltà di trovare un equilibrio tra il lavoro retribuito e quello non retribuito; e il fatto che le donne hanno patito maggiormente le conseguenze della crisi economica generata dall'interruzione di alcune attività economiche: i funzionari dell'Eige hanno riconosciuto l'impatto della persistente sensazione di solitudine.

L'Indice sull'uguaglianza di genere (Gender Equality Index) che l'agenzia europea presenterà oggi a Vilnius, che monitora punti deboli e progressi raggiunti nei Ventisette, riconosce proprio nella solitudine "una grande minaccia per la salute mentale delle persone". I soggetti più a rischio sono i giovani adulti, le donne, le persone con un basso livello di istruzione o reddito, i disoccupati, coloro che abitano da soli o che vivono in contesti urbani. Anche la salute mentale delle donne che hanno scoperto di essere incinte durante la pandemia, o che hanno partorito o vissuto un aborto spontaneo, è stata piuttosto compromessa a causa, anche, del fatto che i partner non hanno potuto assisterle nei momenti più significativi.

La salute mentale delle italiane

Entrando nel dettaglio dei dati italiani, la fotografia scattata dall'Eige conferma come anche nel nostro paese le donne abbiano sofferto di disturbi mentali (in particolare schizofrenia, depressione, disturbi bipolari, ansia, disturbi alimentari) in misura maggiore rispetto agli uomini (18% contro il 13%). I principali fattori di rischio includono la paura del contagio per sé e per i propri cari, le difficoltà finanziarie e un senso di profondo isolamento e solitudine.
Nella prima ondata (aprile 2020), il 13% delle donne italiane si è sentita sempre o quasi sempre sola (contro il 9% degli uomini), ma questa sensazione è cresciuta nel tempo fino a riguardare il 21% delle donne nel febbraio/marzo 2021. Le giovani, in particolare sono state toccate da questo problema molto più frequentemente dei loro coetanei: ad essersi sentita sola è stato il 34% delle ragazze e solo il 18% dei ragazzi.

Necessario un approccio di genere

Sebbene sia ancora presto per valutare con precisione l'impatto della pandemia sulla salute mentale delle donne e degli uomini europei, gli esperti comunitari concordano sul fatto che il picco potrebbe arrivare anche molto tempo dopo il virus avrà rallentato la sua corsa. "Proprio perché la pandemia non ha colpito (e non colpisce) uomini e donne con la stessa intensità e nello stesso modo - sottolinea Barbieri- è più che mai necessario l'adozione di un approccio di genere nello studio degli effetti che la pandemia avrà sulla salute fisica e mentale degli europei".

Scarso acceso alle cure durante la pandemia

Il 2020 è stato caratterizzato, in tutta Europa, da una significativa limitazione dell'accesso all'assistenza sanitaria. Sono molti gli europei che hanno differito gli appuntamenti per scelta (principalmente per paura del contagio) o a causa dell'indisponibilità dei medici. Nel primo anno di pandemia il 21% dei cittadini ha perso, in media, una visita medica o un trattamento. E anche nella primavera del 2021 (quando l'Eige ha raccolto i dati, ndr) il 18% degli intervistati stava vivendo un problema di salute per il quale non poteva ricevere assistenza o cura.
Per quanto riguarda l'Italia, durante la pandemia, il 25% delle donne non ha ricevuto un trattamento medico o cure necessarie mentre il bisogno degli uomini è rimasto insoddisfatto solo nel 21% dei casi.

Diminuita l'aspettativa di vita

Nel 2020, nella maggior parte dei Paesi dell'UE, l'aspettativa di vita, è diminuita. Oggi le donne possono aspettarsi di essere in buona salute fino a 65 anni (un anno in meno che nel 2019) mentre gli uomini fino a 64 anni (solo un paio di mesi in meno). Alla pandemia è collegato anche il calo del numero di nascite registrate tra la fine del 2020 e l'inizio del 2021, soprattutto nei paesi più colpiti da COVID-19.

Parità di genere: come va l'Italia?

Dall'analisi complessiva delle 200 pagine emerge che l'Italia sta facendo bene i compiti ma i risultati non sono ancora sufficienti. Per essere più chiari: in una scala di valori dove 1 corrisponde a una totale disparità e 100 rappresenta il raggiungimento della parità di genere, i Ventisette Stati Membri hanno raggiunto - in media- 68 punti. L'Italia, con 63.8 punti, si colloca sotto la media europea, al quattordicesimo posto: praticamente invariato (+ 0,3 punti) rispetto all'anno scorso. "Ma se si osserva il lungo periodo, il nostro Paese ha messo a segno risultati significativi: dal 2010, è progredito di 10 punti, avanzando in graduatoria di sette posti", sottolinea Barbieri.

- Salute:
L'ambito della salute è quello in cui le disparità di genere sono meno marcate (88.4 punti), mentre negli altri settori considerati dall'Eige, quello del lavoro, del denaro, della conoscenza, del potere decisionale, della gestione del tempo (dedicato ai lavori domestici, all'assistenza o alla cura), resta ancora molto da fare affinché vengano garantite eque opportunità a uomini e donne.

- Lavoro:
Esattamente come emergeva l'anno scorso, e l'anno prima ancora,  l'ambito in cui l'Italia ha una forte necessità di migliorare è quello del lavoro: qui si registrano ancora gravi disparità, tanto che il nostro paese (con 63.7 punti) si colloca costantemente all'ultimo posto tra tutti gli Stati membri dell'UE.

- Istruzione:
Le disuguaglianze di genere sono molto pronunciate anche nell'area della conoscenza: qui l'Italia è addirittura retrocessa di 6 punti a causa dell'aumento della segregazione di genere nell'istruzione.

- Potere:
Nell'area del potere, al contrario, l'Italia ha registrato il miglioramento maggiore (+ 27 punti dal 2010 e + 3,4 punti dal 2018), grazie, in particolare, ai miglioramenti del processo decisionale nel settore economico e alla maggiore presenza delle donne nei consigli di amministrazione delle società quotate (per effetto della legge Golfo- Mosca del 2011).

Violenza di genere

Un discorso a parte riguarda la violenza contro le donne. Sebbene manchino ancora dati consolidati sull'Italia, alcune evidenze indicano che la violenza sulle donne è aumentata. Durante il lockdown del 2020, per esempio, è stato segnalato un aumento del 73% delle chiamate al numero verde anti-violenza (1522), rispetto allo stesso periodo del 2019.


In Europa, per la parità di genere, servono tre generazioni

I paesi che hanno delle chance di raggiungere la parità di genere più in fretta sono i soliti noti: Svezia, Olanda, Francia e Finlandia. Se l'Europa continuasse a progredire a questo ritmo, prima che i ventisette Paesi Europei raggiungano la parità di genere, ci vorranno tre generazioni. "E comunque questa proiezione potrebbe risultare sbagliata dato che la pandemia rischia non solo di rallentare i progetti, ma anche di vanificare quelli già raggiunti nell'ultimo decennio", conclude Barbieri.

Cosa sta facendo l'Unione Europea per la parità di genere

L'Unione Europea sta continuando la sua azione per ridurre i divari di genere. A cominciare dalla già approvata direttiva su work-life balance, altre direttive sono in fase di discussione al Parlamento Europeo o al Consiglio Europeo. In particolare, la direttiva sulla trasparenza sugli stipendi e salari, rispetto alla quale, comunque, l'Italia sta già lavorando. Il 13 ottobre scorso la Camera ha approvato il testo unico con le proposte di legge in materia di parità salariale tra uomo e donna. "Una seconda direttiva - spiega Barbieri- riguarda la parità di genere in tutti i livelli decisionali (tanto importante anche in relazione alla presenza delle donne, ancora limitata, negli organismi e comitati che hanno gestito l'emergenza pandemica, e che successivamente gestiranno i fondi europei di ripresa e resilienza), e ancora una direttiva per combattere la violenza di genere, in un momento in cui la convenzione di Istanbul non è ancora stata ratifica da parecchi stati membri, né dall'Unione Europea". Infine, è in programma per il prossimo futuro una campagna di comunicazione contro gli stereotipi di genere.