Ansia e depressione? Frutto del complicato rapporto fra cervello e intestino

Un malessere intestinale può influenzare anche i nostri stati emotivi. È la dimostrazione delle strette interconnessioni tra i nostri due organi: lo studio italiano pubblicato su Science
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Da oltre un quarto di secolo sappiamo di avere non uno bensì due cervelli, strettamente connessi fra loro. Ma c'è di più. I due si parlano, e lo fanno in modi che fino a ieri non immaginavamo. Lo stato dell'uno influenza enormemente l'altro, tanto che manifestazioni di ansia e depressione si riscontrano più facilmente in chi soffre di patologie intestinali croniche.

Fuoco amico? Non è esattamente così, anzi. Una risposta su quanto strette siano le connessioni fra i due organi e su come il malessere intestinale influenzi complessi fenomeni comportamentali come gli stati emotivi emerge dall'articolo appena pubblicato dalla rivista Science, a firma di quattro scienziate italiane dell'Humanitas, coordinate dalla professoressa Maria Rescigno, responsabile del laboratorio di Immunologia delle mucose e microbiota e docente di Patologia Generale di Humanitas University.

Nell'articolo, dal titolo "Identification of a Choroid Plexus Vascular Barrier Closing during Intestinal Inflammation" si documenta come il plesso coroideo, essenziale interfaccia fra sangue e cervello, funga da cancello selettivo per segnali infiammatori che originano dall'intestino e si riversano poi nel circolo sanguigno.

Il plesso coroideo regola il normale passaggio di sostanze nutritive e cellule immunitarie dal flusso sanguigno al cervello, ma ora sappiamo che questa struttura cerebrale è anche in grado di aprirsi e chiudersi in risposta a particolari sostanze tossiche, fatto totalmente ignoto fino ad oggi.

"L'asse intestino-cervello - sottolinea la professoressa Rescigno - sembra essere ancora più complicato di quanto immaginassimo e sembra essere mediato anche da un network vascolare. L'ansia o la depressione sarebbero il dazio da pagare per evitare che l'infiammazione dall'intestino si propaghi al cervello. È possibile che in altre circostanze si verifichi una chiusura del plesso coroideo e che sia alla base di altre patologie del sistema nervoso centrale".

Il cervello, tramite la sua comunicazione tramite il plesso coroideo, è quindi in grado di isolarsi, probabilmente per evitare danni maggiori. Il team di ricercatrici ha definito questa struttura come 'barriera vascolare del plesso coroideo', che si va ad aggiungere alla già nota barriera epiteliale. In condizioni di normalità, quindi, una comunicazione fisiologica e dinamica fra intestino e cervello sembra quindi essere fondamentale per una corretta attività cerebrale.

Gli scenari futuri di una scoperta del genere sono notevoli, come fa notare la professoressa Michela Matteoli, coautrice dello studio, docente di Farmacologia alla Humanitas University e Direttore dell'Istituto di Neuroscienze del Cnr, "ora che abbiamo le prove che la comunicazione intestino-cervello è alla base di una corretta attività cerebrale, si aprono importanti domande su altre patologie, in primis su quelle neurodegenerative".

Quella della comprensione sempre più dettagliata e personale del rapporto fra intestino e cervello non è solo una sfida per la scienza del futuro, bensì anche per la medicina moderna.