Sugar tax, perché è importante per la nostra salute

E' stata rinviata al 2023, ma è utile per contrastare l'uso eccessivo di zuccheri. Quando entrerà in vigore, le bevande edulcorate costeranno 10 centesimi in più al litro
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E' stata ribattezzata tassa per la salute. Ma gli italiani dovranno ancora aspettare: la sugar tax, che aumenta le imposte sulle bevande dolcificate che contengono più di 25 grammi di zuccheri al litro, è stata rinviata al 2023 con la soddisfazione delle categorie di settore, che naturalmente ne chiedono l'abolizione contestandone l'utilità, ma non dei medici.

La tassa sullo zucchero è un'imposta correttiva inserita nella manovra economica 2019 e approvata nella Legge di bilancio 2020 ma non ancora entrata in vigore: quando lo sarà, le bevande edulcorate costeranno 10 centesimi in più al litro, 25 centesimi per chilo nel caso di prodotti da diluire. Si applicherà a tutti "i prodotti finiti e predisposti per essere utilizzati come tali previa diluizione, destinati al consumo alimentare umano, ottenuti con l'aggiunta di edulcoranti e aventi" una gradazione alcolica "inferiore o uguale a 1,2% in volume", dove per dolcificante s'intende "qualsiasi sostanza, di origine naturale o sintetica, in grado di conferire sapore dolce alle bevande".

Il sovrapprezzo, pensato per ridurre il consumo di bibite ad alto contenuto di zuccheri aggiunti, dalle bevande gasate ai succhi di frutta fino agli energy drink, è oggetto di dibattito in molti Paesi. Le multinazionali e i grandi produttori si oppongono mentre medici e scienziati ne promuovono l'adozione per disincentivare l'assunzione di zuccheri nella lotta contro l'obesità, soprattutto infantile. Ma l'obiettivo non è tanto tassare i consumatori quanto spingere i produttori a rivedere i contenuti di zuccheri nelle proprie bibite, per esonerarle dalla tassazione extra. In base ai consumi, nelle casse italiane potrebbe entrare fra i 235 e i 470 milioni di euro.


Perché è stata rinviata?

Il rinvio, auspicato da Federagricoltura così come da Federalimentare, è stato plaudito anche da Coldiretti in quanto salva oltre 5mila posti di lavoro e 180 milioni di euro di fatturato, con un effetto a valanga sull'intera filiera già colpita dal Covid. Secondo i calcoli di Nomisma, l'imposta - che sarebbe dovuta entrare in vigore il primo gennaio, dopo il rinvio dello scorso luglio - avrebbe portato a un aumento del 28% della fiscalità con una flessione del 17% delle vendite di soft drink nel mercato domestico e del 9% nei consumi fuori casa.

Un 'colpo di grazia' per il comparto saccarifero nazionale: in Italia i consumi di bevande zuccherate sono tra i più bassi d'Europa, in contrazione del 25% da 10 anni. Non ci sono notizie a riguardo di possibili modifiche in vista dell'attuazione.


Perché è importante per la salute?

In Italia, il 45% degli adulti e il 30% dei bambini è in sovrappeso o obeso. Un'emergenza per il servizio sanitario nazionale che deve gestire tutte le patologie collegate, dal diabete alle malattie cardiovascolari, con una spesa stimata fra i 6,5 e 16 miliardi di euro l'anno. Un adulto non dovrebbe mangiare più di 50 grammi di zuccheri aggiunti al giorno, dieci cucchiaini. Per limitare il rischio di sovrappeso, obesità e carie dentali, l'Organizzazione mondiale della sanità ha suggerito di ridurlo a meno del 10% della quantità di energia assunta durante una giornata, sottolineando che "al di sotto del 5% dell'apporto energetico totale, ci sarebbero ulteriori benefici per la salute". Ma nelle bibite, così come in ogni prodotto industrialmente processato, si nascondono anche alte quantità di zucchero che ingeriamo quasi inconsapevolmente. Per fare un esempio, una bottiglietta da mezzo litro di Coca Cola contiene 52 grammi di zucchero, che è più di quanto dovremmo consumarne in un'intera giornata.


Dal punto di vista della salute, ogni genere di dolcificante dovrebbe essere almeno ridotto, se non eliminato. Stiamo parlando anche di aspartame, stelvia, truvia e sciroppo d'agave che, esattamente come gli zuccheri semplici contenuti nei dolci, nelle caramelle così come nei gelati, mimano il gusto dolce generando le stesse risposte metaboliche del saccarosio: vanno a stimolare l'insulina, abbassano gli zuccheri nel sangue e possono aumentare le stimolo della fame.


Gli studi scientifici pro e contro

Una ricerca internazionale del 2010 pubblicata su Archives of Internal Medicine ha stimato che una tassa del 18% su pizza e soda può ridurre l'apporto calorico degli adulti statunitensi abbastanza da ridurre il loro peso medio di 2 chili l'anno. "Anche se tali politiche non risolveranno l'epidemia di obesità nella sua interezza e potrebbero incontrare una notevole opposizione da parte dei produttori e dei venditori di alimenti, potrebbero rivelarsi un'importante strategia per affrontare il consumo eccessivo, aiutare a ridurre l'assunzione di energia e potenzialmente aiutare nella perdita di peso e nella riduzione dei tassi di diabete tra adulti statunitensi", ha scritto il team guidato dal professor Kiyah Duffey dell'Università della Carolina del Nord. Uno studio australiano condotto nel 2016 e pubblicato su Plos ha stimato che una tassa del 20% sulle bevande zuccherate indurrebbe una contrazione dei consumi del 12,6%, con conseguente riduzione del tasso di obesità nella popolazione. Quest'ultimo fattore si tradurrebbe in un aumento medio di 7,6 giorni di piena salute all'anno per gli uomini e di 3,7 per le donne.


Un'altra ricerca condotta nel 2010 dal professor Jason Fletcher dell'Università di Yale, pubblicata sul Journal of Public Economics ha concluso che la soda tax non si tradurrebbe automaticamente in un minor apporto calorico alla dieta, in quanto i consumatori si orienterebbero naturalmente verso altri tipi di bevande ipercaloriche.


La sugar tax nel mondo


Questa tassa è presente a vario titolo in 50 Paesi nel mondo. Per alcuni è una tassa sullo zucchero a tutti gli effetti, per altri è solo sulle bevande gasate zuccherate o su alcune categorie. Dov'è entrata in vigore, come primo effetto si è registrato un calo dei consumi dei prodotti tassati. In altre, a partire dalla Gran Bretagna dov'è in vigore dal 2016, le aziende hanno iniziato ad adeguarsi promuovendo nuovi prodotti o alternative meno dolci delle loro classiche preparazioni.


La Danimarca è stata un pioniere nell'adozione, dato che ne prevedeva una versione già negli Anni 30. Ma il governo ha abolito tale imposta nel 2011 a favore di una più generica fat tax che però non è mai stata votata. In Norvegia il sovrapprezzo per le bibite zuccherate esiste dal 1922 e nel 2018 è stato ulteriormente inasprito.

In Francia la sugart tax è stata introdotta per la prima volta nel 2012 e nel 2018 è stata rivista con un criterio proporzionale: più zucchero c'è, più aumenta l'imposta. Nel Regno Unito l'imposta va a colpire i produttori ed è calcolata sul volume di bevande zuccherate prodotte o importate con un valore superiore a 5 grammi per 100 millilitri.

In Polonia la sugar tax è dallo scorso anno parte integrante del piano nazionale anticancro. Negli Stati Uniti non esiste un'imposta generale sulle bevande zuccherate ma è in discussione al Congresso mentre una serie di città e distretti hanno già approvato tasse locali sui softs drink.