Il Trio Medusa in un cartoon sulla Sma: “Non siamo tutti principesse della Disney”

Il Trio Medusa 
Insieme a Fabio Volo, Luca Ward, Francesco Pannofino e La Pina, i tre conduttori partecipano al progetto ‘Lupo racconta la Sma’. In quest’intervista spiegano perchè
5 minuti di lettura

Danno la sveglia agli italiani tutte le mattine alle 7 con il programma ‘Chiamate Roma Triuno Triuno’ in onda su Radio DeeJay. Con la loro comicità irriverente hanno fatto arrabbiare tanti personaggi del mondo della politica e dello spettacolo (a partire da Vittorio Sgarbi), ma ora li conosceremo in una veste inedita perché Furio Corsetti, Giorgio Daviddi e Gabriele Corsi - in arte il Trio Medusa - sono tra le voci narranti del cartoon per adulti e bambini ‘Lupo racconta la SMA’, una serie in 6 puntate, promossa da Biogen e Famiglie SMA e distribuita in esclusiva da Amazon Prime Video dove proprio stasera andrà in onda il primo episodio. La serie ha per protagonisti gli animali del bosco (Lupo, Mastro Gufo, Tordo, Mamma cinghiale…) che, grazie alla forza coinvolgente delle voci narranti di Fabio Volo, Luca Ward, Francesco Pannofino, La Pina e il Trio Medusa, ci raccontano cos’è l’Atrofia Muscolare Spinale (Sma), una malattia che colpisce nel mondo circa 1 neonato ogni 10.000 e – secondo le stime – interessa oggi in Italia circa 850 persone, la maggior parte sotto i 16 anni. A Salute il Trio Medusa racconta come mai partecipano a questo progetto e qual è il messaggio che i fratelli Carpa che interpretano nel cartoon vogliono lanciare.  


Tutti associamo il Trio a comicità e gag. Come mai vi ritroviamo a raccontare favole?

Furio: “Perché oltre che conduttori radio-televisivi, siamo anche tre papà e quindi il mondo delle fiabe lo abbiamo vissuto sia da bambini che come papà, raccontando ai nostri figli tante storie che servono anche per renderli consapevoli di realtà magari anche dure ma in modo dolce come può essere quella che vivono i pazienti con Sma e le loro famiglie”.

Gabriele: “E’ una delle poche cose che dà senso alle nostre vite. In fondo, noi non produciamo niente, soltanto le nostre parole, a fine giornata non vediamo il frutto del nostro lavoro, per poter vedere qualcosa di tangibile devo andare a raccogliere i limoni del terrazzo. Questa iniziativa ci offre la possibilità di dare un piccolo contributo parlando di Sma in modo diretto e senza pietismo”.

Per il Trio Medusa non è un debutto nel mondo del sociale: avete già partecipato ad altre iniziative?

Furio: “Abbiamo sempre sostenuto la donazione del sangue, l’Airc, l’Ail, la Uild, Telethon e Special Olympics. Insomma, cerchiamo di dare il nostro piccolo contribuito sfruttando la nostra popolarità e il fatto che siamo leggeri. Già dai tempi delle Iene abbiamo iniziato a toccare i temi della disabilità. Ma i veri eroi non siamo noi o altri testimonial ma i ricercatori spesso sottopagati che trascorrono intere giornate chiusi in laboratorio per trovare nuove cure”.

Giorgio: “Questa è anche la settimana per la distrofia muscolare e noi siamo da tempo in contatto con l’Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare (Uildm) e quello che ci colpisce sempre è la forza incredibile di queste persone e di chi gli sta vicino. Sono dei moderni Don Chisciotte perché continuano a lottare contro tutti e tutto chiedendo semplicemente di poter avere una vita e che ci si renda un po’ conto di come anche attraverso piccole cose si possa dare un contributo”.

Gabriele: “Il tema dell’inclusività è sempre stato presente nei nostri programmi. Ricordo che il primo pezzo che abbiamo fatto alle Iene nel 2000 era dedicato alle rampe dei disabili. Allora nessuno parlava di questi temi perché si temeva che il pubblico non apprezzasse. In realtà, per tante cose non c’è interesse semplicemente perché la gente non ne sa nulla. A volte le cose si scoprono soltanto se qualcuno te le segnala. Per esempio, che il Bancomat non è ad altezza disabile lo scopri soltanto se hai un amico disabile altrimenti non sai che chi sta in carrozzina per poter prelevare dei soldi deve portarsi qualcuno dietro oppure dare il proprio Pin a un amico che lo faccia per lui. Ecco un cartone animato può aiutare ad avvicinare tutti a questi temi”.

Avete mai conosciuto da vicino qualcuno affetto da Sma?   

Furio: “Purtroppo, ho una persona a me vicina che ne soffre e quindi è un tema che mi tocca in prima persona anche se la nostra collaborazione con le associazioni è precedente. Si chiama Marco ed è unico perché riesce sempre a vedere il bello della vita, nonostante tutto”.

Giorgio: “Ne ho conosciuti tanti attraverso le varie associazioni che abbiamo sostenuto. Non si piangono addosso, ma hanno bisogno di soluzioni pratiche per la vita di tutti i giorni e noi sentiamo di dover dare il nostro contributo fino a quando non arriveremo al giorno in cui le persone con la carrozzina non devono faticare più per fare un bancomat e i bambini con Sma potranno avere una giostra al parco per loro senza essere considerati ‘speciali’. Vorremmo che non ci fossero strutture dedicate a questi pazienti, ma strutture inclusive che vadano bene per tutti”.

E’ difficile far ridere un paziente con Sma o i loro familiari? E’ una sfida faticosa strappargli una risata?

Furio: “Marco, la persona con Sma a me vicina, è incredibile perché vede sempre il bicchiere mezzo pieno e poi per fortuna la ricerca ci regala novità che fanno ben sperare. Quindi, non è difficile coinvolgerli e farli sorridere perché loro sanno cogliere l’aspetto positivo e apprezzare quello che hanno, magari la disperazione è più di chi gli sta vicino”.

Giorgio: “Tutti possiamo ridere al di là dei problemi che abbiamo e poi il cartone è una modalità perfetta per raggiungere chiunque. Noi nasciamo come fan sfegatati di cartoni. Per esempio, abbiamo doppiato il cartone animato Sons of Butcher. Abbiamo sempre pensato che potessero veicolare messaggi importanti. In questi ultimi mesi ci siamo interrogati tantissimo su come si potesse raccontare la pandemia ai bambini, ecco il cartone animato può essere un modo così come Lupo racconta la Sma rappresenta uno strumento leggero ed emozionale per affrontare temi molto importanti e che noi genitori possiamo vedere insieme ai nostri figli”.

Qual è la ‘missione’ di questa iniziativa: un cartone può davvero cambiare qualcosa?

Giorgio: “Sì, ne siamo convinti, ma c’è di più: noi abbiamo capito da tempo che migliorando la vita degli altri miglioriamo anche la nostra. Non è soltanto una richiesta di aiuto da parte di chi ne ha bisogno, ma è uno scambio. Quando conosci i volontari che hanno ‘ceduto’ la propria vita per risolvere alcune problematiche dei pazienti, allora ti rendi conto che il poco che ognuno di noi può fare se lo sommi al poco di tutti diventa un’ondata gigantesca”.

Furio: “Ci auguriamo che il cartoon venga letto da molte persone per prendere coscienza del problema e sensibilizzare sull’importanza delle più banali regole di educazione civile come, per esempio, non parcheggiare davanti alle rampe per i disabili o non lasciare i bisogni degli animali per strada: due semplici accorgimenti ma fondamentali per chi si muove sulla sedia a rotelle”.

Gabriele: “Vogliamo arrivare davvero al cuore delle persone. Vorremmo che ci fossero meno esclamazioni del tipo ‘poverini’ e più fatti concreti. Meno finto pietismo e più partecipazione attiva e cultura. In Italia la gente continua a parcheggiare davanti alle rampe di accesso per disabili, gli ascensori spesso sono fuori uso. Anche voi a Repubblica pubblicate tanti video di gente sulla sedia a rotelle che non riesce ad accedere ai servizi: la civiltà di un paese si vede non soltanto attraverso il benessere economico ma anche attraverso questi indicatori”.

Il cartone animato è tratto dalla raccolta di favole scritte da Jacopo Casiraghi, responsabile del Servizio di Psicologia del Centro Clinico NeMO di Milano e psicologo dell'Associazione Famiglie Sma Onlus, e sono illustrate da Samuele Gaudio. Voi interpretate i tre fratelli Carpa. Che messaggio portate?

Furio: “I tre fratelli Carpa rappresentano tre diverse modalità che convivono dentro di noi quando dobbiamo affrontare un limite: a volte abbiamo paura di superarlo, a volte vorremmo lanciarci senza indugi, altre volte riusciamo a trovare la giusta via di mezzo. Ecco, le persone con i muscoli deboli come chi soffre di Sma devono imparare a stare in questo difficile equilibrio”.

Giorgio: “I tre pesciolini hanno personalità molto diverse ma sono accomunati dal fatto di avere le ‘pinne distrofiche’ quindi non sono dei bravi nuotatori. Ecco è un po’ la metafora di tutti noi, ma se la consideriamo dal punto di vista di un paziente con Sma è un po’ la domanda che ognuno di loro si pone ogni giorno e cioè che cosa posso fare per superare la mia malattia? Questa storia mostra come si possa trovare il coraggio di spingersi oltre i propri limiti senza correre dei rischi ma ponderando bene le proprie possibilità senza autolimitarsi ma aspirando a conquistare sempre qualcosa di nuovo”.

Gabriele: “Progetti come questo servono sia ai pazienti che ai loro familiari, ma noi speriamo di poter raggiungere anche chi non ha mai sentito parlare di questa patologia. Per noi la cosa più importante è che i pazienti con Sma si sentano raccontati perchè non siamo tutti principi e principesse della Disney”.