Figli, lavoro, genitori anziani: le donne imparino a dire qualche no

Troppe richieste, alle quali spesso è difficile sottrarsi. Ma per farcela bisogna rallentare. E sfuggire alla trappola delle consuetudini. I consigli dell'esperto
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Francesco Cro è psichiatra, Dipartimento di Salute Mentale, Viterbo

Prendersi cura in ogni situazione dei figli, pianificare i pasti della famiglia per tutta la settimana, essere sempre efficiente sul lavoro ma nello stesso tempo preparare sorridendo manicaretti da immortalare su Instagram: sono solo alcune delle pressanti richieste che la maggior parte delle madri lavoratrici riceve ogni giorno, e alle quali è difficile sottrarsi in una società che ancora oggi idealizza il sacrificio delle proprie ambizioni come suprema virtù femminile. Imparare a dire "No" è fondamentale per recuperare un po' di spazio vitale e, oltretutto, consente di essere ancora più apprezzate.

Ne è convinta la giornalista e scrittrice australiana Grace Jennings-Edquist, conosciuta per il suo impegno femminista e per le sue battaglie contro le molestie sessuali. Pronunciare ogni tanto, con serenità e senza rabbia, questa semplice parola di due lettere è liberatorio e consente di trovare tempo, energie e spazio mentale che non si sospettava di avere, da impiegare per prendersi cura di sé, per avere più tempo libero in famiglia, o per dedicarsi ad attività gratificanti. Jennings-Edquist racconta di come il rapporto con il suo compagno sia molto migliorato da quando lei è riuscita a non dire più sempre e solo "Sì" a tutte le richieste che le venivano rivolte: dividere equamente il lavoro e le responsabilità domestiche genera soddisfazione, mentre la percezione della diseguaglianza può portare le donne a sviluppare un rancore che, anche se non si esprime apertamente, si trasforma con il tempo in un senso di insoddisfazione cronica che finisce per rovinare le relazioni affettive.

 

Rallentare

Imparare a dire "No" richiede un vero e proprio allenamento per superare la paura di non essere "carine", di essere cattive o addirittura egoiste, definizione che per Jennings-Edquist è la più temuta dalle donne, abituate a confrontarsi con quello che la giornalista chiama "il feticcio del sacrificio femminile". Eppure le madri lavoratrici sono le persone che hanno meno tempo libero al mondo, hanno mediamente una minor gratificazione sia in termini che di stipendio che di carriera e ciononostante sono continuamente gravate dalle richieste più svariate, anche e soprattutto in ambito familiare.

La spinta verso l'uguaglianza di genere ha infatti rappresentato per molti aspetti un ulteriore aggravio per le donne, costrette a impegnarsi più degli uomini per ottenere gli stessi riconoscimenti lavorativi e nello stesso tempo indotte a rinunciare a molti aspetti peculiari della femminilità, fonte di gratificazione personale molto più intensa di quelle derivate da un modello centrato sul maschile, nell'equivoco che una donna per realizzarsi debba cercare di assomigliare a un uomo.

Dire qualche 'No'

Cominciare a dire qualche "No" in famiglia è il primo passo per stabilire un confine all'interno del quale ricavare spazio e tempo per sé. Si può discutere serenamente con il proprio compagno di tutte quelle incombenze familiari nelle quali si dà per scontato che sia la madre a dover intervenire sacrificando i propri impegni: senza voler sminuire il ruolo primario della donna nella cura dei figli, ci sono tante altre necessità pratiche che possono essere soddisfatte altrettanto bene da un uomo. Jennings-Edquist mette in guardia anche dalla trappola del perfezionismo e dalla tentazione di voler "supervisionare" i compiti assegnati al partner: per poter alleggerire il proprio carico occorre anche fidarsi e saper delegare.

Stress e ansia

Non tutte le incombenze quotidiane hanno lo stesso peso e la stessa importanza, e si possono individuare delle priorità lasciando andare, almeno in parte, il resto. Il "no" può essere disturbante all'inizio, sia per chi lo dice che per chi lo riceve; ma essere sempre accomodanti alla lunga può essere insostenibile e portare a stress, ansia, depressione e demotivazione. Tempo e spazio per sé, pace, calma e gioia, giustizia e serenità nelle relazioni: sono queste le cose a cui vale la pena dire "Sì".