La sanità italiana nel post-Covid: 7 italiani su 10 'promuovono' il Ssn

Al Summit 'Inventing for Life health' i risultati di una ricerca Ipsos sulle priorità e le aspettative degli italiani per il nuovo Ssn dopo la pandemia
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Una bella iniezione di fiducia per il Sistema sanitario nazionale che dalla prova della pandemia esce quasi a pieni voti almeno nella percezione degli italiani. Oltre 7 su 10, infatti, esprimono un parere positivo sul Servizio Sanitario sia a livello nazionale che regionale, mentre per un italiano su 4 la valutazione è di assoluta eccellenza. Dati che arrivano dall'indagine "Priorità e aspettative degli italiani per un nuovo Ssn", realizzata da Ipsos e presentata oggi nell'ambito dell'edizione 2021 di "Inventing for Life Health Summit", l'evento organizzato da Msd Italia che ha coinvolto alcuni tra i più autorevoli rappresentanti del mondo scientifico, istituzionale e industriale, tra i quali il ministro della Salute, Roberto Speranza e la ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia, Elena Bonetti.

Puntare sulla salute

L'indagine, condotta nel corso del mese di settembre su mille persone, ha fatto emergere le priorità di investimento e la valutazione che gli italiani fanno del Sistema sanitario nazionale. Per il 52% degli Italiani, la Sanità viene considerata l'area prioritaria su cui concentrare gli investimenti, seconda solo al lavoro (59%) e ancora più urgente della transizione climatica (22%), dell'istruzione (16%) e della digitalizzazione (11%).

"C'è una nuova grande consapevolezza che il Servizio Sanitario Nazionale sia davvero il bene più prezioso che abbiamo e su di esso dobbiamo ricominciare ad investire: quando sono diventato Ministro, due anni fa, sul Fondo Sanitario Nazionale c'erano 114 miliardi", ha dichiarato ministro della Salute, Speranza. "Oggi ce ne sono 122. Lavorerò perché nei prossimi mesi questa cifra salga ancora, a cominciare dalla prossima Legge di Bilancio. C'è una nuova, grande consapevolezza che le risorse che si mettono sul Servizio Sanitario Nazionale non sono semplice spesa pubblica, ma sono il più grande investimento sulla qualità della vita delle persone".

Più impegno per la prevenzione

Sul podio delle priorità su cui puntare per il futuro ci sono a pari merito (con il 44% delle preferenze) la prevenzione e i servizi di emergenza. Secondo il 67% degli intervistati le due aree su cui puntare per incrementare gli screening sono l'oncologia e le malattie metaboliche. Nel corso dell'evento che rappresenta il primo grande confronto sulle prospettive post Covid, in più occasioni è stata ribadita l'importanza dell'accesso universalistico alle cure mediche: "Il diritto alla salute - ha detto Bonetti, ministro per le Pari opportunità e la Famiglia - è un diritto universale. Attiva una responsabilità che, universalmente e collettivamente, dev'essere assunta in una nuova e integrata partecipazione tra i servizi di prevenzione, quelli di cura, quelli di ricerca e di promozione scientifica, gli elementi di solidarietà. Lo abbiamo imparato durante la pandemia: solo attraverso un modello di profonda corresponsabilità, reciprocità, solidarietà possiamo costruire una comunità che davvero sia all'altezza del tempo che ci attende".

I ritardi nelle diagnosi e nella prevenzione vaccinale

Tra i temi affrontati nel corso del Summit, quello dei ritardi, accumulati durante la pandemia, nei percorsi di diagnosi, cura e prevenzione. Sono, infatti, 3 su 10, nell'ultimo anno, gli italiani ad aver rinunciato alle visite di screening (per scelta o per aver ricevuto disdetta dalla struttura).  La percentuale sale a 4 su 10 nel caso di visite specialistiche.

Ancora più evidente il ritardo nella prevenzione vaccinale, soprattutto per quanto riguarda gli adolescenti e gli adulti. In particolare, in base agli ultimi dati disponibili, durante la pandemia la vaccinazione degli adolescenti ha raggiunto il 68% di posticipazioni. La percezione dei vaccini resta in ogni caso positiva: 8 italiani su 10 sono concordi nell'affermare che le vaccinazioni salvano la vita, rappresentano una priorità per salvaguardare la salute in tutte le fasi della vita e sono importanti perché permettono di proteggere anche chi non può vaccinarsi. Questo, nonostante il numero elevato di fake news che li hanno come oggetto: almeno il 42% degli italiani ha dichiarato di essersi imbattuto in una notizia falsa relativa ai vaccini.

L'importanza della ricerca

L'esperienza della pandemia ha rafforzato ancora di più il ruolo e la fiducia nella scienza. Non solo: dall'indagine emerge anche che 8 italiani su 10 riconoscono l'importanza dello sforzo di Ricerca & Sviluppo dell'industria farmaceutica nella lotta al Covid-19 e ritengono che possa rappresentare un volano per la ripresa dell'economia italiana nell'epoca post Covid.

Anche per questo sono favorevoli a maggiori investimenti per l'assistenza farmaceutica pubblica. Dal dibattito è emersa, inoltre, l'urgenza di una revisione della governance del settore farmaceutico, attraverso una rimodulazione degli attuali tetti di spesa, un rifinanziamento della dotazione complessiva di risorse e l'ulteriore miglioramento di uno strumento - il Fondo per i Farmaci Innovativi - che ha dimostrato negli ultimi quattro anni il suo valore anche attraverso un incremento del Fondo e la possibilità che i farmaci innovativi restino all'interno del Fondo anche dopo i tre anni oggi consentiti dalla normativa.

Valorizzare le risorse del Pnrr

Nel corso di Inventing for Life Health Summit è emersa anche chiaramente la necessità di sfruttare l'occasione irripetibile di ripartenza, rappresentata dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza che ha destinato oltre 20 miliardi alla missione salute. Un primo passo importante sarà quello di superare la visione "a silos" nel finanziamento della spesa sanitaria, a favore di una visione più olistica e integrata.  Secondo gli esperti, è necessario un quadro regolatorio che agisca da stimolo e non da freno e lo snellimento delle complessità burocratiche.