Al Sud la salute dei bambini più a rischio: la migrazione sanitaria non risparmia i piccoli

Un ragazzino meridionale ha un rischio del 70% più alto di dover cambiare regione per curarsi rispetto a uno del Centro-Nord
1 minuti di lettura

UN BAMBINO meridionale ha un rischio del 70% più alto di dover cambiare regione per curarsi rispetto a uno del Centro-Nord, soprattutto se è affetto da una patologia complessa. E una probabilità del 50% più alta di morire nel primo mese di vita rispetto a un suo coetaneo nato a Nord. Almeno secondo due studi della Sip, la Società italiana di pediatria. Uno, pubblicato su Italian Journal of Pediatrics, ha valutato l'entità della migrazione sanitaria dei minori.

L'altro, su Pediatria, ha misurato, in base ai dati Istat 2018, i tassi di mortalità neonatale e infantile (morti su 1000 nati vivi nei primi 28 giorni e nel primo anno rispettivamente). Secondo il primo paper, nel 2019 i minori residenti nel Mezzogiorno sono stati curati in altre regioni più spesso rispetto ai residenti nel Centro-Nord: 11,9% contro 6,9%. E i numeri crescono per i ricoveri ad alta complessità (21,3% contro 10,5%).

I costi della migrazione sanitaria

La migrazione sanitaria dal Mezzogiorno verso altre regioni è costata 103,9 milioni di euro e l'87,1% ha riguardato la mobilità verso gli ospedali del Centro-Nord. La mortalità neonatale e infantile sono da noi tra le più basse del mondo, in Italia nel 2018 sono morti entro i primi 12 mesi di vita 1266 bambini. Ma con una mortalità più alta in Sicilia, Campania e Calabria. Così un bambino del Sud ha un rischio di morire nel primo mese di vita del 50% più alto rispetto a uno del Nord e le differenze aumentano se è figlio di genitori stranieri (+100%).

"Si tratta di differenze di mortalità inaccettabili - ha detto Mario De Curtis, primo autore di entrambi gli studi - un programma di contrasto alle disuguaglianze in sanità è non più rimandabile".