Covid e variante Delta, incubazione più breve e carica virale elevata

(reuters)
Uno studio sulla rivista scientifica Nature sostiene che le persone positive a questa mutazione abbiano un esordio dei sintomi più rapido e maggiori probabilità di diffondere il virus prima dell'insorgenza del quadro clinico
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LE PERSONE positive alla variante Delta di Sars-CoV-2 hanno un periodo di incubazione più breve e maggiori probabilità di diffondere il virus senza sviluppare sintomi, rispetto alle altre versioni del microrganismo. Lo rivela Nature, rivista settimanale britannica che cita uno studio su un focolaio nel Guangdong, nel sud della Cina, realizzato tra maggio e giugno 2021. Il contenuto è stato presentato lo scorso 13 agosto su medRxiv, testata online dedicata a tematiche scientifiche inedite ma preliminari, non ancora sottoposte a peer review, la revisione critica da parte di specialisti del settore che valuteranno l'idoneità per la pubblicazione. 

Lo studio

Su 101 pazienti sono stati stimati i principali parametri epidemiologici e le dinamiche di trasmissione della variante Delta, confrontati con la versione "Wild-type" (selvaggia) del virus, priva di mutazioni. Altro aspetto, l'associazione tra vaccinazione, carica virale e trasmissone. Si è visto che per la variante Delta il periodo medio di incubazione è 5,8 giorni, i sintomi compaiono 1,8 giorni dopo il primo test positivo (mediante Pcr) e la carica virale è più elevata, così come il tasso di attacco secondario, una misura di contagiosità che pone al numeratore i casi di infezione tra i contatti che si verificano nel periodo di incubazione dopo l'esposizione a un caso primario, e al denominatore il numero totale dei contatti esposti al contagio. È come chiedersi quale sia la probabilità di infezione tra persone suscettibili all'interno di una comunità specifica.

Come si diffonde l'infezione

Nello studio cinese è stato riscontrato un tasso di attacco secondario dell'1,4%, e il 73,9% delle trasmissioni anticipava l'inizio dei sintomi. Le cariche virali erano elevate almeno 4 giorni prima dell'inizio della malattia e il loro decremento più lento, responsabile di un periodo infettivo più lungo. Prima della comparsa della variante Delta, altre pubblicazioni avevano dimostrato come i pazienti impiegassero in media 6,3 giorni per sviluppare sintomi legati a Covid-19 e 5,5 giorni per risultare positivi al rilevamento dell'Rna virale.

Diffusione globale

La variante Delta è quindi più trasmissibile rispetto al ceppo 'selvatico' di Sars-CoV-2. In considerazione della significativa contagiosità e dell'elevata carica virale che precedono il quadro clinico, sarebbe necessario un tracciamento dei contatti che ripercorra i 4 giorni prima dell'insorgenza dei sintomi. Tutte caratteristiche che la rendono potenzialmente dominante a livello globale. Senza però dimenticare l'impatto dei vaccini, evidenziato anche in questo studio (nonostante il campione di popolazione ridotto): i soggetti senza un ciclo di vaccinazione completo avevano maggiori probabilità di essere contagiosi. Come confermato da Barnaby Young, medico presso il Centro nazionale per le Malattie Infettive di Singapore, che a Nature ha commentato la notizia: "È significativa e rassicura, i vaccini contro COVID-19 rimangono efficaci e sono parte vitale della nostra risposta alla pandemia".