Vaccini Covid per bimbi e ragazzi, Pregliasco: "Necessari già dai 2 anni"

Quando e come immunizzarsi in previsione del rientro a scuola? Gli studi in corso sugli effetti collaterali e il parere del virologo del Galeazzi di Milano 
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Vaccinare gli studenti in previsione del rientro in classe; vaccinare i bimbi, anche i più piccoli; vaccinare tutti per evitare che la variante Delta si faccia strada tra i banchi di scuola. Ma questo apre qualche interrogativo. Quanto i vaccini possono essere efficaci su adolescenti e bambini? E si possono fare senza correre rischi? Se da parte dei diretti interessati il più delle volte non ci sono resistenze all'idea di ricorrere all'iniezione, sovente non è così per i genitori, che temono effetti, anche a lunga scadenza. Lo conferma Fabrizio Pregliasco, virologo, direttore Sanitario dell'Istituto Ortopedico Galeazzi di Milano, ricercatore in Igiene generale e professore all'Università di Milano. 

"È fondamentale procedere a una copertura vaccinale anche dei più piccoli - spiega Pregliasco - perché anche loro sono coinvolti nella catena di contagio e, via via che sono vaccinati possono, diventando più grandicelli, essere già coperti dall'attacco del virus. Sappiamo che il maggior rischio in effetti è più avanti, a partire dai 12 anni. In questo modo, coinvolgendo anche i bambini e gli adolescenti nella campagna vaccinale, potremo ottenere una immunità di gregge".

Lo studio

La possibilità di somministrare il vaccino anti-Covid ai bambini è fonte di dibattito all'interno della comunità scientifica. Fondamentale è stata la dimostrazione che il Covid risulta meno pericoloso per i giovani, e dunque il rapporto rischi-benefici relativo alla vaccinazione è diverso rispetto a quello esistente per gli adulti. Uno degli studi più completi sugli effetti del Covid nei minori di 18 anni è stato pubblicato all'inizio di luglio sulla rivista Public Health England. I risultati indicano che in un anno, in Inghilterra, sono stati ricoverati per l'infezione 6mila tra bambini e adolescenti. Tra loro le vittime sono state 25. Si parla, quindi, di un tasso di mortalità di appena due su un milione. È anche per questo motivo che nel Regno Unito i minori di 18 anni non vengono vaccinati, a meno che le loro condizioni di salute non li espongano a un rischio più elevato di complicazioni.

Vaccini allo studio

Pregliasco, però, pensa che quella dimostrazione sia stata superata da un fattore: la variante Delta. Che rende i contagi velocissimi e attacca soprattutto i più giovani. "Proprio sui bimbi si stanno studiando vaccini mRna (Pfizer e Moderna) - spiega il professore - sono in corso studi clinici anche sui più piccoli. Questo sta avvenendo in diversi Paesi: Stati Uniti, Canada e anche in Italia. Cosa ci dicono? Gli studi preliminari ci spiegano che i sisultati, ad oggi, sono comparabili con quelli degli adulti. Mentre sulla sicurezza si stanno facendo verifiche".

Cosa fanno gli altri Paesi

Ma cosa fanno gli altri Paesi al riguardo? In Norvegia e Portogallo, ad esempio, i minorenni sono esclusi del tutto dalla campagna vaccinale. L'Italia, proprio come Israele e gli Stati Uniti, ha scelto di somministrare i vaccini dai 12 anni, privilegiando quelli a mRna. Pfizer si mostra ben tollerato nella fascia tra i 12 e i 16 anni e ha un'efficacia del 100% nella prevenzione del Covid-19. Moderna ha la stessa efficacia tra i 12 e i 18 anni e non causa reazioni avverse gravi. Le case farmaceutiche stanno anche sperimentando i propri vaccini nella fascia di età compresa tra 2 e 11 anni: l'autorizzazione dovrebbe arrivare entro settembre, almeno negli Stati Uniti.

"Bisogna vaccinarli"

Ma, appunto, è arrivata la variante Delta a rimescolare le carte. "Ha una maggiore capacità diffusiva nei giovani e determina una maggiore facilità per loro di essere contagiosi - sottolinea Pregliasco - . Anche perché la maggior parte dei ragazzi non si ammala. Se poi aggiungiamo che, con il rientro a scuola, possono stare insieme a lungo, per il virus è un viatico eccezionale". Quindi, ribadisce il virologo "bisogna assolutamente vaccinare i bambini", e "non tanto per il rischio personale, ma per l'opportunità che conferisce la vaccinazione rispetto alla capacità dei giovani di essere diffusori della malattia, che può avere essa stessa una certa pericolosità". Ma i motivi per immunizzare i ragazzi non finiscono qui. "Serve ad evitare i ricoveri e le conseguenze che la malattia produce a distanza di tempo, perché il 15% incorre nel long Covid. E poi ancora serve ad evitare di interrompere la frequenza scolastica, come i contatti sociali, e di contagiare i parenti anziani, come pure di infettare i compagni di scuola".

A partire da quale età si può vaccinare?

Il dubbio che coglie tutti i genitori di bimbi e ragazzini è questo: "Posso fidarmi? Non è che il vaccino a mio figlio piccolo possa far male? O portare effetti anche a distanza di tempo?". Quindi, a partire da quale età si puo sottoporre un bambino a vaccinazione? "Direi dai 6 mesi in su, mediamente a 2 anni si dovrebbe fare - risponde Pregliasco - . Sono in corso sperimentazioni che lo confermeranno, ma per mettere in scacco il virus è necessario raggiungere qualcosa di simile alla cosiddetta immunità di gregge, e dai 12 anni in poi non la raggiungiamo. Con l'incremento di contagio (80%) portato dalla variante Delta è necessario immunizzare da piccoli. Una strategia che in futuro potrà essere riservata come antinfluenzale da mettere in atto ai più fragili".

Le paure dei genitori

Ma adesso vaccinare i più piccoli è possibile? "Si dovrebbe fare, ma non lo è. Basti pensare che, dai 12 anni in poi, cosa consentita, se i giovani vogliono vaccinarsi sono i genitori ad avere timori. Perché? Hanno paura degli effetti collaterali, anche per il futuro. Addirittura qualcuno teme una riduzione della fertilità del proprio figliolo. Perciò preferiscono aspettare". Stando così le cose, Pregliasco prevede un inizio anno scolastioco "un po' complicato". Tradotto in termini pratici: "Magari un'apertura dichiarata e poi tanti focolai che possono bloccare la didattica a distanza". "Aspettiamo l'esito degli studi - conclude - e speriamo che i risultati confortino la tesi secondo la quale si possa iniziare a vaccinare già dai 2 anni".