Autismo, e se c'entrasse (anche) il microbiota?

Nell'intestino dei bambini con questa patologia batteri diversi da quelli dei loro coetanei. Indipendenti dalla dieta e che possono influenzare il sistema nervoso centrale: lo studio della Chinese University of Hong Kong
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NELL'INTESTINO c’è una fabbrica che distilla batteri preziosi per la nostra salute, il microbiota, una pluralità di microrganismi che i ricercatori stanno incominciando ad esplorare per individuare nuove strategie di diagnosi precoce delle malattie. Anche le più difficili da afferrare, come l’autismo: proprio indagando il microbiota, una ricerca pubblicata sulla rivista scientifica Gut ha individuato i marcatori di un gruppo di batteri che hanno il potenziale per diventare indicatori predittivi della malattia.

Lo studio aggiunge un nuovo tassello nella comprensione dei disturbi dello spettro autistico, spostando lo sguardo un po' più in basso, nell’intestino dei bambini affetti da questa malattia, dove la fabbrica dei batteri 'buoni' non funziona come dovrebbe.

Il microbiota dei piccoli con autismo, infatti, sembra avere un profilo caratteristico e molto diverso rispetto a quello dei coetanei sani, perché appare meno sviluppato e presenta alterazioni sia nella composizione che nella funzionalità.

Lo studio

I ricercatori della Chinese University of Hong Kong, autori dell’indagine, hanno analizzato i campioni fecali di 128 bambini cinesi dai 3 ai 6 anni di età, di cui 64 con disturbi dello spettro autistico e 64 senza questa problematica. I fattori più strettamente collegati alla composizione del microbiota sono risultati l’età, l’autismo e il peso, misurato secondo l’indice di massa corporea, mentre la dieta non si è rivelata un fattore influente.

Dagli esami è emerso che nell’intestino dei bambini con autismo, rispetto ai coetanei di uguale peso, diminuisce in modo sostanziale la misura dei batteri associati alla sintesi dei neurotrasmettitori, cosa che può influenzare le anomalie psichiatriche osservate nello spettro autistico. Ed è invece presente una più ampia varietà di microbi come Clostridium – ceppo batterico associato all’autismo per la produzione di tossine che possono danneggiare il sistema nervoso centrale - Dialister e Coprobacillus, mentre il Faecalibacterium è molto ridotto.

Ma l’elemento più distintivo identificato nel microbiota dei bambini con autismo è la presenza di cinque specie batteriche (Alistipes indistinctus, candidate division_TM7_ isolate_TM7c, Streptococcus cristatus, Eubacterium limosum, Streptococcus oligofermentans) che lo rendono sostanzialmente diverso da quello dei coetanei senza questa malattia. Sono stati individuati specifici marcatori di questi batteri, e la loro validità è stata confermata anche in un ulteriore gruppo di 18 bambini, 8 con autismo e 10 senza.

Inoltre, studiando le dinamiche evolutive dei batteri intestinali, che durante la crescita modificano naturalmente la propria composizione e funzionalità, il gruppo di lavoro della Chinese University of Hong Kong, coordinato dal professor Siew C Ng, ha identificato 26 batteri tipicamente collegati all’età, dimostrando per la prima volta come nei bambini autistici si riscontra uno sviluppo anomalo del microbiota intestinale, che appare rallentato ed è come se rimanesse indietro rispetto a quello degli altri coetanei, non riuscendo a svilupparsi secondo le tappe previste durante l’infanzia.

"Diagnosticare i disturbi dello spettro autistico è impegnativo perché non c’è un test definitivo e la diagnosi è basata sulla valutazione del medico", ricordano gli scienziati. I biomarcatori individuati nella ricerca possono aprire la via a nuove strategie diagnostiche, non invasive, basate sull’analisi dei batteri fecali, da abbinare alla verifica del corretto sviluppo dei batteri che evolvono naturalmente con la crescita: un passo avanti che consentirebbe di individuare precocemente il rischio autismo e assicurare una presa in carico più efficace, accompagnata da trattamenti tempestivi.

Dall'intestino al cervello

Pur trattandosi di uno studio di dimensioni ridotte, che richiederà ulteriori approfondimenti, l’ipotesi su cui si stanno muovendo i ricercatori è chiara: "Accanto ai fattori genetici, anche i cambiamenti nello sviluppo del microbiota nei primi anni di vita possono giocare un ruolo importante nella patogenesi dei disordini dello spettro autistico – spiegano – l’evoluzione dei gruppi di microrganismi nel tratto gastrointestinale durante l’infanzia, infatti, rappresenta una finestra critica per la crescita e la salute umana". Del resto ci sono sempre maggiori evidenze sull’importanza dell’asse microbiota-intestino-cervello, ed è noto che il microbiota influenza la fisiologia del cervello e il comportamento sociale attraverso diversi percorsi compresa l’attivazione immunitaria, la produzione di metaboliti e peptidi microbici, quella di vari neurotrasmettitori e neuromodulatori.

Queste conoscenze potrebbero essere un punto di partenza per immaginare un futuro di nuove terapie contro l’autismo, orientate a “ricostituire” il corretto microbiota durante i primi anni di vita e ad aumentare la disponibilità di batteri buoni associati alla sintesi dei neurotrasmettitori, importanti nell’infanzia per sostenere lo sviluppo biologico e comportamentale.