Tutti multitasking (pure troppo). E la concentrazione che fine fa?

Parliamo al telefono e cuciniamo, guidiamo, attraversiamo la strada. Ma ci sono operazioni che richiedono attenzione esclusiva
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Il termine multitasking in informatica descrive la capacità di un sistema operativo di permettere a un computer di svolgere più programmi contemporaneamente; questa parola oggi è largamente utilizzata per indicare il fare molte azioni tutte insieme. Sarebbe più corretto usare il termine switch tasking per descrivere quello che oggi, le persone a tutte le età, si trovano a fare con un'estrema disinvoltura guidare e parlare al telefono, attraversare la strada e contemporaneamente rispondere a una mail, cucinare e lavorare in smartworking. Questo continuo svolgere più azioni contemporaneamente, però, soddisfa la capacità di attenzione della quale ogni singola azione ha bisogno per essere condotta al meglio?

Effettiva capacità di concentrazione

Le azioni che più o meno automaticamente svolgiamo di routine soprattutto se fatte nell'ansia\speranza di farne tante contemporaneamente, mettono sotto costante pressione il nostro cervello per cercare di mantenere adeguato il livello di attenzione. Durante la giornata sono davvero tantissime le azioni che svolgiamo come fossero dei veri e propri processi automatici poiché non necessitano di una guida o di un monitoraggio cosciente e costante e che quindi, per essere svolte correttamente, richiedono una capacità di attenzione minima. Per questo motivo riusciamo a svolgerle in maniera veloce ed efficiente.

"I processi di elaborazione cognitiva rientrano in due categorie, quelli controllati e quelli automatici - spiega Andrea Gaggioli docente di Psicologia generale e coordinatore dell'Unità di ricerca in Psicologia della creatività e dell'innovazione all'Università Cattolica di Milano. - I processi controllati sono intenzionali e richiedono un carico cognitivo maggiore e per questo tendono ad essere più lenti: essi entrano in gioco, ad esempio, quando interpretiamo una situazione, riflettiamo su un problema o soppesiamo una decisione da prendere. Un esempio di processo controllato potrebbe essere la lettura di questo articolo. I processi automatici invece non sono deliberati e richiedono un impegno minimo o nullo di attenzione sul compito svolto. L'automatismo si consegue con la pratica ed è molto utile perché permette di interagire con i nostri ambienti di vita in modo fluido e confortevole" .

Se tutte le nostre azioni richiedessero un pensiero cosciente, in pratica, passeremmo del tempo a pianificare ogni passo invece di limitarci a "camminare". "Tutto richiederebbe tanto tempo e sarebbe difficile da fare come la prima volta che lo abbiamo fatto - puntualizza Gaggioli  - passare alla modalità automatica può semplificare molte attività perché libera le nostre risorse attentive in modo da evitare che la nostra mente sia sovraccaricata da compiti semplici e routinari".

Allo stesso tempo, però, la modalità del "pilota automatico" esponeal rischio di commettere degli errori.In che modo? Presto detto: "Può capitare, per esempio, di essere "sovrappensiero" e trascurare di controllare il traffico prima di attraversare la strada: un'azione che potrebbe portare a conseguenze tragiche. Altri esempi sono quando al mattino si stende la crema da barba sullo spazzolino anziché il dentifricio, oppure quando al posto di prendere la borsa si afferra il libro che per caso si trova sullo stesso piano d'appoggio, o ancora quando si va ugualmente in ufficio anche se è domenica. Non ci si trova di fronte a sintomi preoccupanti di declino cognitivo, ma solo davanti a un eccessivo livello di pressione che impedisce di mantenere un livello sufficiente di attenzione verso ogni singola azione", spiega l'esperto.

Limiti del multitasking

Tutti ci troviamo, in maniera più o meno estesa, dunque, a confrontarci con questa nuova dimensione come conferma Gaggioli: "Oggi il multitasking è diventato più la regola che l'eccezione. La presenza pervasiva delle tecnologie mobili rende le persone estremamente inclini a svolgere due o più attività insieme, come ad esempio, controllare la posta elettronica mentre si è in videoconferenza, giocare e navigare sul web, o peggio ancora, messaggiare mentre si è alla guida".

Lo studio scientifico del multitasking si arricchisce continuamente di nuovi contenuti: mostra i limiti di elaborazione della mente e del cervello, ne illustra le potenzialità e ci avverte dell'importanza di non farci travolgere dall'ansia di questo voler fare tutto e tutto insieme.

"Ci sono diversi studi che ci dicono che le persone sovrastimano la propria capacità di svolgere più compiti contemporaneamente. In realtà, il cervello non è in grado di svolgere più compiti "simultaneamente", a meno che le attività da eseguire non siano talmente automatizzate da richiedere poca attenzione. - Spiega Gaggioli che aggiunge - In effetti, il termine multitasking è quasi sempre utilizzato impropriamente, poiché il sistema cognitivo umano è caratterizzato da limiti funzionali nell'attenzione e nel controllo esecutivo, che ostacolano lo svolgimento di due o più compiti contemporaneamente: il cervello si è evoluto per svolgere un compito alla volta. Quindi, anche quando pensiamo di eseguire il multitasking, in realtà stiamo passando molto rapidamente da un'attività a un'altra".

Stress, insoddisfazione e incapacità di essere creativi

La volontà\necessità di fare tante cose insieme, si ripercuote negativamente sullo stato generale di salute a causa del forte stress sperimentato, del senso di frustrazione per non riuscire a fare bene le tante cose che si vorrebbero fare insieme e soprattutto viene a mancare la creatività. Come possiamo vivere in un momento storico che ci impone di trasformare i problemi in opportunità, senza la creatività?

"Non c'è dubbio che il multitasking sia percepito dalla maggior parte delle persone come una fonte di stress psicologico. La ricerca ha anche cominciato ad evidenziare gli effetti deleteri di questo comportamento sulle prestazioni accademiche: ad esempio, alcuni studi recenti hanno dimostrato che gli studenti imparano meno utilizzando i social media o messaggiando durante le lezioni. È stato anche evidenziato che la capacità di lettura e l'accuratezza nello svolgimento dei compiti a casa diminuiscono quando gli studenti eseguono multitasking con il computer o lo smartphone" spiega Gaggioli. La diffusione del cosiddetto "media multitasking", tuttavia è davvero pervasiva e irreversibile come chiarisce ancora l'esperto: "Non sono a conoscenza della situazione italiana, ma una ricerca recente effettuata su un campione statunitense, ha evidenziato che i giovani americani trascorrono 7,5 ore al giorno utilizzando i media e quasi il 30% di quel tempo viene speso elaborando diverse forme di media contemporaneamente".

Il multitasking lede o potenzia la capacità creativa?

Non tutto, però è negativo come sembra spiega in conclusione Gaggioli, forse perché esiste una capacità di adattamento innata in ognuno di noi: "Riguardo agli effetti del multitasking sulla creatività, intuitivamente si potrebbe essere portati a pensare che questo comportamento sia deleterio per la nostra capacità di creare nuove idee. Tuttavia, come spesso accade nel mondo della psicologia, le cose non sono così semplici. Uno studio molto recente, ad esempio, ha suggerito che il multitasking potrebbe addirittura potenziare la creatività. Secondo gli autori di questa ricerca, infatti, un atteggiamento multitasking induce un livello più elevato di attivazione mentale, che a sua volta sembra essere in grado di influenzare positivamente le prestazioni creative".