Attenti agli integratori per dimagrire: possono fare male a cuore e fegato

Sono a base di sostanze naturali ma potrebbero avere effetti collaterali a causa di un cattivo utilizzo, una formulazione sbagliata o l’interazione con altri farmaci
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Nel tentativo di perdere qualche chilo si rischia di mettere repentaglio la salute di cuore e fegato. Il dito è puntato contro gli integratori alimentari dimagranti a base di estratti di arancia amara, tè verde, curcuma o garcinia. Prodotti che, con l'aumento globale di sovrappeso e obesità, sono sempre più popolari tra chi cerca di vincere la battaglia contro la bilancia.

La loro origine naturale, però, non li scagiona da potenziali effetti collaterali. Anzi: più aumentano le persone che ne fanno uso, più crescono i casi di reazioni avverse.

L'efficacia? Tutta da dimostrare

"L'efficacia clinica di questi prodotti nel far perdere chili non è stata dimostrata, pertanto dovrebbero essere utilizzati solo come aiuto per il mantenimento del peso corporeo" premette Silvia Di Giacomo, del dipartimento di Fisiologia e Farmacologia all'Università Sapienza di Roma, che ha trattato l'argomento al 40° Congresso Nazionale della Società italiana di farmacologia.

I prodotti di cui si parla sono soprattutto integratori alimentari, ma anche preparazioni galeniche magistrali (cioè preparati realizzati dal farmacista su indicazione di un medico, in questo caso un dietologo) a base di singoli estratti naturali oppure multicomponenti.

I rischi degli effetti avversi

"Gli effetti avversi possono verificarsi per più motivi: un errato utilizzo da parte del consumatore, un'interazione non prevedibile tra le varie componenti naturali o per fattori predisponenti della persona, ad esempio l'assunzione di farmaci o la presenza di patologie, come l'obesità. Il cuore di un obeso è sottoposto a uno sforzo superiore rispetto a quello di un normopeso e se si assumono sostanze stimolanti può rappresentare un fattore di rischio".

E in effetti una delle reazioni avverse riguarda proprio il cuore. "Risposte cardiovascolari eccessive sono state documentate in associazione a integratori a base di Citrus aurantium, cioè arancia amara, che contiene una sostanza chiamata sinefrina - continua Di Giacomo - a causa dei suoi effetti stimolanti nei confronti del sistema simpatico e l'effetto additivo con altri composti, come la caffeina, il ministero della Salute ha stabilito che l'assunzione giornaliera di questa sostanza attraverso integratori non deve superare i 30 milligrammi".

La sinefrina è simile ai neurotrasmettitori adrenalina e noradrenalina e nel nostro organismo sollecita gli stessi recettori, agendo quindi su battito cardiaco, respiro e metabolismo. "È grazie a questi meccanismi che può stimolare un maggiore consumo calorico, ma gli stessi possono anche causare ipertensione o effetti collaterali cardiovascolari".

Ci sono poi le reazioni di tossicità epatica, le più corpose perché causate da diverse sostanze: tè verde, garcinia e curcuma. In Italia si conoscono bene gli effetti avversi dei nutraceutici a base di curcumina, dato che solo nel 2019 hanno dato origine ha svariati casi di epatiti acute. "Ancora oggi il meccanismo che le ha scatenate non è noto - racconta la dottoressa - ma sappiamo che molti erano integratori a base di estratti o preparati di curcuma contenenti fino al 95% di curcumina. Questi preparati somigliano più alla sostanza pura che a prodotti tradizionali, quindi sappiamo poco sulla loro sicurezza. Inoltre, spesso contenevano anche piperina, che aumenta ulteriormente la biodisponibilità della curcumina e i suoi effetti".

Per quanto riguarda il tè verde, la maggior parte dei casi di tossicità epatica è stata associata a prodotti ricchi in catechine. "In genere il loro assorbimento da parte dell'organismo è basso - precisa Di Giacomo - ma in stato di digiuno, che può essere plausibile in persone che assumono prodotti dimagranti, aumenta perché il corpo cerca nutrienti. Tuttavia, secondo uno studio recente anche la genetica gioca un ruolo determinante".

I nutraceutici a base di garcinia, invece, hanno generato persino casi di mania e psicosi. "Si sono verificati in pazienti che assumevano in concomitanza farmaci per problemi psichiatrici, come potrebbero essere i disturbi del comportamento alimentare. Gli effetti sono da ricondurre al principale composto della pianta, l'acido idrossicilico, che può interagire con l'azione di altri medicinali".

Ministero della Salute e Istituto superiore di sanità monitorano da anni i prodotti naturali, in particolare quelli a scopo dimagrante, ma mentre alcuni integratori sono stati richiamati dal mercato, altri non sono mai stati sospesi perché non è sempre possibile stabilire un nesso di causa-effetto sicuro e definitivo.

"Si auspica un maggiore controllo sulle formulazioni - conclude l'esperta - ma anche i consumatori hanno delle responsabilità: devono evitare l'assunzione per automedicazione, rispettare le avvertenze in etichetta e fare attenzione se assumono farmaci".