Meduse, eritemi e micosi: come non rovinarsi l'estate al mare

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Il 66 per cento degli italiani passerà le vacanze in spiaggia. Ma, oltre alle distanze di sicurezza e alle scottature, a cosa si deve fare attenzione? Ecco gli accorgimenti per stare lontani dai pericoli in acqua e sulla riva
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Ancora una volta un'estate diversa, anche se siamo zona bianca, anche se sembra che il Covid stia allentando la presa. Negli stabilimenti balneari ci sono ancora gli ingressi contingentati, la prenotazione del posto e degli ombrelloni, tutte le attenzioni per evitare qualsiasi forma di contagio.

Ma, Covid a parte, a cos'altro dobbiamo porre attenzione una volta arrivati in spiaggia? Oltre alla distanza di sicurezza e all'uso del telo da mare sia sulla sabbia che sui lettini (che comunque dovrebbero essere sanificati dal personale)?

Il primo accorgimento è quello di difendersi da scottature ed eritemi: la nostra pelle in questo anno è stata meno esposta al sole e quindi è ancora più delicata. Valgono le raccomandazioni di ogni anno: esposizione graduale, creme ad alta protezione, evitare le ore centrali della giornata.

Il mare rimane sempre una delle mete più ambite, il 66 per cento degli italiani passerà la stagione estiva sulla spiaggia. Ma per godersi la vacanza a tutti gli effetti ci vuole un minimo di attenzione. Ecco quali sono i pericoli, più o meno gravi, in cui si può incorrere, secondo il professor Luca Revelli, Direttore del Master di Medicina del Mare Forcom, nonché istruttore subacqueo FIPSAS ANIS, e come prevenirli.

Congestione

"Per adattarsi alla temperatura dell'acqua (sostanzialmente sempre più bassa di quella del corpo) bisogna bagnarsi prima i piedi, poi prendere dell'acqua con una mano e metterla sull'addome attorno all'ombelico - spiega il professore - una seconda 'manata di acqua' tra il naso la bocca e il mento. Si stimola così una reazione di adattamento alla temperatura quasi sempre sufficiente per evitare la congestione". Quindi tramonta il famoso veto delle tre ore dopo pranzo? "Dipende anche da quello che si è mangiato: se è pasta e fagioli eviterei il bagno del pomeriggio. Dopo uno yogurt o un gelato si può entrare in acqua". Particolare attenzione per i pazienti a rischio, coloro che soffrono di malattie cardiovascolari, ipertesi, diabetici, pazienti neurologici (epilessia), pregressi attacchi ischemici, pregressi infarti.

Colpo di calore

"Quando il caldo è eccessivo, i sistemi di termoregolazione possono bloccarsi. La situazione può evolvere verso un grave stress termico, che rappresenta una vera e propria emergenza con aumento della temperatura corporea ad oltre 40 gradi in pochi minuti" spiega il professor Revelli. "L'evenienza più frequente è quella di addormentarsi sulla spiaggia al sole di mezzogiorno, oppure un allenamento in ambiente chiuso, caldo e umido". Dopo un colpo di calore è sconsigliato entrare in acqua.

Annegamento

Molto spesso sono gli stessi vacanzieri ad ignorare i cartelli che si trovano all'ingresso degli stabilimenti e di molte spiagge con le regole base per i bagnanti.

"Ogni anno, in Italia, muoiono circa 100 - 150 persone per annegamento - spiega il professor Revelli - escluse le tragedie legate alle migrazioni. Sono i maschi ad essere molto più a rischio di annegare. In tutte le classi di età i tassi di mortalità per annegamento nei maschi sono più elevati rispetto a quelli delle femmine, con un rapporto che va da 3:1 nei bambini tra 5-14 anni, a 8:1 nei giovani (15-34 anni). In termini assoluti negli ultimi anni in media sono deceduti 315 maschi rispetto a 70 femmine. Questo per i comportamenti più inclini al rischio, la tendenza alla sopravvalutazione delle proprie capacità e maggior propensione al consumo di alcol contribuiscono almeno in parte a spiegare l'esistenza di questo marcato dislivello".

Tuffi

"Tra le cause più frequenti di decesso in acqua ci sono l'ischemia cardiaca e cadute su fondi rocciosi". Anche per i tuffi i  pericoli sono legati all'incoscienza e all'imperizia. "Ogni anno purtroppo sono tanti i giovani che subiscono lesioni neurologiche gravi perché non valutano l'altezza del fondo, il tipo di tuffo e non si adattano alla temperatura dell'acqua - continua Revelli - la profondità minima dell'acqua per un tuffo in sicurezza dipende da molteplici variabili, per esempio il peso, l'altezza e l'abilità del tuffatore, l'altezza e l'angolo di incidenza del tuffo. Se il tuffo avviene dal livello dell'acqua, è necessario che la profondità superi almeno un metro e mezzo. Se ci si tuffa da un'altezza superiore al livello dell'acqua, indicativamente la profondità dell'acqua deve essere di almeno due metri superiore rispetto all'altezza del punto di lancio".

Il pericolo biologico: ricci, meduse, tracine

"I pericoli gravi da contatto o da attacco di animali - nei nostri mari - sono veramente molto contenuti: meduse, tracine e i cosiddetti "pesci alieni" migrati per la tropicalizzazione del Mediterraneo. come barracuda gigante, balestra e scorpione fino a rarissimi squali martello", elenca Revelli.

Le meduse, quando entrano in contatto con un corpo estraneo, proiettano esternamente dai tentacoli dei filamenti urticanti con il loro veleno. Sull'uomo l'effetto equivale a bruciore, infiammazione, gonfiore. Una volta avuto un incontro ravvicinato con una medusa bisogna osservare che non ci siano parti dell'animale ancora attaccate al nostro corpo e sciacquare la zona con acqua di mare evitando acqua dolce, ammoniaca e alcol. Una volta pulita la zona potrebbe essere utile applicare un gel al cloruro d'alluminio in concentrazione 5% e non esporsi al sole  per i due o tre giorni successivi.

Le tracine sono ancora più insidiose in quanto si nascondono sotto la sabbia a pochi metri di profondità. Generalmente le si disturba senza accorgersene e loro per difendersi causano delle dolorosissime punture con le spine velenifere. Anche qui il primo passo è quello di tornare in fretta a riva, pulire la parte e far uscire i residui di spine. Se possibile, immergere immediatamente la parte colpita in acqua molto calda (37 - max 40 °C), evitando ovviamente di ustionarsi e questo perché le tossine di natura proteica sono termolabili. Ma bisogna farlo subito, se no è inutile. Bisogna rivolgersi al medico per  la copertura antibiotica e l'eventuale profilassi antitetanica.

Per quel che riguarda i ricci è necessario rimuovere accuratamente tutti gli aculei con le pinzette prima che la cute promuova un meccanismo di incorporazione e digestione (granulomi da corpo estraneo). Esistono creme capaci di "digerire" gli aculei.

Micosi e infezioni

Attenzione alla sabbia che, per quanto bella e pulita, ospita una serie di microrganismi che possono procurare infezioni. La più comune, soprattutto nei bambini ma colpisce anche gli adulti, è l'impetigine. È un'infezione causata da batteri, lo stafilococco e lo streptococco. È molto contagiosa ed è caratterizzata dalla comparsa di un eritema, macchie tonde sulla pelle delle gambe, del viso, della testa. Si cura con antibiotici prescritti dal medico.

C'è poi la dermatite del bagnante, irritazione cutanea dovuta alle cercarie, larve di piccoli parassiti espulsi con le feci di uccelli sotto forma di uova. Una volta schiuse, le cercarie possono attaccare anche la pelle delle persone causando prurito, brucione e arrossamento, che può trasformarsi anche in pustole e vesciche. Spesso si risolve da sola, diversamente bisogna rivolgersi al medico.

Al mare come in piscina sono sempre in agguato le micosi, anche perché l'ambiente è caldo e umido e i microrganismi resistono con facilità su lettini, teli di spugna, pedane. In più, anche la nostra cute diventa un microambiente ideale per la loro proliferazione. Tra le più conosciute l'onicomicosi che rende irregolari le unghie, alterandone l'aspetto e rendendole fragili, la Tinea corporis, con chiazze tondeggianti di colore rosaceo o rosso, spesso accompagnate da prurito. Si prende attraverso indumenti contaminati o contatto diretto con persone. Poi la Tinea pedis (piede d'atleta) ossia una dermatosi che compare tra le dita dei piedi e si contrae per contatto diretto con soggetti affetti o camminando a piedi nudi in luoghi infettati. È curabile con antimicotici.

La sabbia è pericolosa anche quando entra negli occhi perché può procurare una lesione corneale che causa dolore, occhi rossi, sensibilità alla luce. Una lesione lieve guarisce nell'arco di pochi giorni.

I bambini

Sappiamo quanto si divertono e quanto sia importante per i più piccoli passare del tempo sulla spiaggia, respirando aria di mare. "Ma non va mai abbassata la guardia: al mare come nelle piscine, nei canali- spiega Revelli - è fondamentale imparare a nuotare da bambini, fare attività pre-natatoria già a pochi mesi e usare i presidi di sicurezza: salvagenti, braccioli, giubbotti nelle comuni attività che li prevedono (canoa, surf, gommone...). Mediamente si contano una decina di decessi per stagione estiva. I bambini devono essere controllati a vista, sempre. Per i piccoli bastano pochi centimetri d'acqua e una manciata di secondi. Il mare è bello e fa bene, ma bisogna avvicinarlo con attenzione e con rispetto".

Poi ci sono i pericoli legati a più di 80 mila imbarcazioni da diporto e più di 13mila pescherecci, le moto d'acqua, i kite surf e i nuovi sport acquatici che rappresentano un rischio per i bagnanti.

Tornando al Covid, solo una piccola nota: chi si vaccina non dovrebbe esporsi al sole nella prima giornata dopo l'iniezione, soprattutto se l'area cutanea è gonfia o arrossata.