Un'epidemia di Coronavirus in Asia. Ma ventimila anni fa

Un virus simile a Sars-Cov-2 ha lasciato tracce nel Dna dei discendenti degli antichi abitanti dell’Est Asiatico. Lo ha scoperto uno studio sull’evoluzione del genoma umano, che potrebbe aiutarci nelle terapie
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Un'epidemia di coronavirus è scoppiata in Asia e ha provocato molte morti, fino a quando gli esseri umani non si sono adattati alla convivenza con il microrganismo. Se vi ricorda qualcosa, sappiate che è impossibile. Perché questo accadeva più di 20 mila anni fa.

Un team di ricercatori delle Università dell'Arizona, della California a San Francisco e di Adelaide in Australia, ha trovato le prove che gli antenati degli uomini e delle donne dell'Asia orientale hanno affrontato un'epidemia provocata da un coronavirus simile a Sars-Cov-2 scovando le tracce di quella antica emergenza, per così dire, all'interno del genoma dei loro discendenti moderni, originari della zona che oggi corrisponde a Cina, Giappone, Mongolia, Corea del Nord, Corea del Sud e Taiwan.

Come gli anelli nei tronchi d'albero

"Il genoma umano moderno contiene informazioni che risalgono a decine di migliaia di anni fa, che, come fossero gli anelli di un albero, ci danno un'idea delle condizioni che il nostro DNA ha affrontato mentre il tempo passava", ha spiegato Kirill Alexandrov del Center for Genomics and Personalized Health della Queensland University of Technology (QUT) di Brisbane e coautore della ricerca. Un po' come dire che nei nuclei delle nostre cellule possiamo trovare dati sulla storia, sulle esperienze, e sì anche sulle epidemie, che i nostri antenati hanno dovuto affrontare nel corso della loro lunga marcia fino al XXI secolo.

I ricercatori hanno utilizzato i dati del 1000 Genomes Project, o Progetto 1000 genomi - il più grande catalogo pubblico di varianti genetiche della nostra specie che dal 2008 raccoglie e indaga campioni di DNA umano - concentrandosi in particolare sui cambiamenti a carico dei geni che codificano per le proteine che interagiscono con Sars-Cov-2: il nostro coronavirus, questa volta.

Senza utilizzare cellule viventi hanno sintetizzato le proteine umane e quelle del virus del Covid-19, e dimostrato che interagiscono tra loro direttamente e in maniera specifica. Gli informatici dell'équipe hanno applicato l'analisi evolutiva al set di dati genomici umani per scoprire le prove della remota epidemia indotta dal simil-Covid.

L'idea, in definitiva, è che nel corso dell'epidemia da coronavirus dell'antichità, la selezione avrebbe favorito, e quindi fatto emergere, delle varianti protettive dei geni correlati alla patogenesi (il meccanismo con cui il virus provoca la malattia), cioè versioni di geni che presumibilmente consentivano ai nostri antenati di ammalarsi meno gravemente.

Gli ultimi 20 anni. E gli ultimi 20mila

Negli ultimi 20 anni ci sono stati tre focolai epidemici gravi di coronavirus: Sars-Cov, responsabile della sindrome respiratoria acuta grave, che ha avuto origine in Cina nel 2002 e ha ucciso più di 800 persone.  Mers-Cov, la causa della sindrome respiratoria mediorientale, che ha mietuto più di 850 vittime. E, e siamo a oggi, Sars-Cov-2, che ha provocato 3,8 milioni di decessi. Ora, questo studio sull'evoluzione del genoma umano, ci racconta di un'altra grande epidemia di coronavirus scoppiata un paio di migliaio di anni prima di Mers e Sars.

Ma, oltre ad accrescere la nostra conoscenza sui nemici microscopici vecchi e nuovi della nostra specie, cosa ci dice questa ricerca? E in cosa può, se può, esserci utile, magari anche in termini di salute o di prevenzione? "Raccogliendo maggiori informazioni sugli antichi nemici virali - spiega Alexandrov - possiamo capire in che modo i genomi di diverse popolazioni umane si sono adattati ai virus, che recentemente sono stati riconosciuti come un motore significativo della nostra evoluzione".

Ma c'è anche altro. "Identificare i virus che hanno provocato epidemie in un lontano passato e che potrebbero farlo in futuro, in linea di principio ci permette di stilare un elenco di microrganismi potenzialmente pericolosi - ha aggiunto lo scienziato - e quindi di sviluppare test diagnostici, vaccini e farmaci in caso dovessero ritornare". Perché i nemici lo fanno, a volte ritornano, anche se dopo 20mila anni.

L'8% del nostro genoma ha un'origine virale

"In realtà l'incontro tra coronavirus e popolazioni dell'Asia orientale di circa 20mila anni fa è un episodio recente della lunga storia del rapporto tra i virus e gli esseri umani, un rapporto così stretto e prolungato che circa l'8% del genoma umano ha una origine virale", spiega Giovanni Destro-Bisol, docente di Antropologia e biodiversità umana alla Sapienza di Roma.

Le epidemie non sono un accidente della storia

"I virus  - riprende l'esperto - giocavano un ruolo nella competizione tra i primi ominidi, parliamo di  6-7 milioni di anni fa. E hanno continuato a farlo: ne hanno giocato uno, determinante, quando i primi sapiens lasciarono l'Africa a partire cioè da più di 200mila anni fa. Insomma le infezioni virali su ampia scala non sono un accidente della storia ma una conseguenza inevitabile della numerosità dei virus e della loro capacità di adattamento acquisita nel corso di un'evoluzione molto più lunga della nostra, facilitata dalla loro semplicità e dalla loro adattabilità, a cui noi abbiamo contribuito alterando gli habitat naturali. Il che ha aumentato ulteriormente le opportunità per queste minuscole ma efficientissime macchine da guerra di invadere le nostre molto più complesse ma vulnerabili cellule".