Anoressia e bulimia, casi in aumento già prima dei 14 anni e anche tra i maschi

In occasione della Giornata mondiale sui disturbi del comportamento alimentare, l’esperta spiega come intercettare i segnali per accorgersi in tempo che qualcosa non va
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ANORESSIA nervosa, bulimia, disturbo da Binge Eating, bigoressia. Sono i principali disturbi del comportamento alimentare e che rappresentano la prima causa di morte tra le malattie dei giovani. I nuovi casi continuano ad aumentare con una vera e propria 'esplosione' durante il lockdown per il Covid e il ricorso alla didattica a distanza. Secondo gli ultimi dati del Ministero della Salute, nei primi sei mesi del 2020 si sono registrati 230.458 nuovi casi (rispetto ai 163.547 del primo semestre 2019) e si stima che il carico assistenziale globale dei nuovi casi e di quelli già in trattamento sia di 2.398.749 pazienti. Tra le novità che preoccupano gli esperti, il calo dell’età mediana delle ragazze: il 20% della popolazione ammalata è sotto i 14 anni. Inoltre, si registra una maggiore diffusione nella popolazione maschile con un aumento stimato di quattro volte. In occasione della Giornata mondiale sui Disturbi del Comportamento Alimentare, abbiamo chiesto a Flaminia Cordeschi, psicoanalista e presidente dell’associazione ‘Disturbi Alimentari in Istituzione’, sede romana della Federazione Italiana Disturbi Alimentari, di spiegare quali sono i campanelli d’allarme, a chi rivolgersi e come uscirne.

Chi è più predisposto ai disordini alimentari: c’è una prevalenza di genere?

"I disturbi del comportamento Alimentare sono più frequenti tra le ragazze, ma sono in aumento anche tra i ragazzi. Le forme sono molto varie: le più diffuse sono anoressia, bulimia, obesità; nei ragazzi è anche frequente la bigoressia, l’ossessione per il tono muscolare e l’allenamento sportivo anche attraverso la dieta. L’essenza dei disturbi alimentari non è nel rapporto con il cibo; è piuttosto nella ricerca di una “soluzione”, anche se sintomatica, al proprio disagio psicologico, soprattutto nei momenti della vita che richiedono una difficile riorganizzazione dell’identità".

I disordini alimentari colpiscono solo i giovani o vedete casi anche negli adulti e negli over 50?

"L’esordio è prevalentemente in adolescenza, però ci sono casi che hanno le prime manifestazioni in età adulta in relazione a momenti di passaggio specifichi come, ad esempio, la genitorialità, eventi traumatici come lutti o malattie, momenti di bilancio esistenziale".

Quali sono i campanelli d’allarme a cui i genitori devono prestare attenzione?
"Il principale motivo d’allarme può essere una nuova attenzione a cosa e a quanto l’adolescente mangia e alla sua immagine corporea, giudicata inadeguata e incapace di reggere il confronto con quella delle amiche o degli amici, tanto da provocare un volontario isolamento; al contrario si può assistere a una volontà di esibizione e competizione. È importante per i genitori mettersi in ascolto, senza giudicare o tentare di imporre l’assunzione del cibo. Prima si ha consapevolezza del problema e si chiede aiuto iniziando un percorso professionale di cura, più aumentano le possibilità di guarigione".

Chi è lo specialista di riferimento a cui rivolgersi?

"I Disturbi del Comportamento Alimentare vanno affrontati da vari punti di vista: psicologico, medico-nutrizionale, a volte psichiatrico. Per questo è importante rivolgersi a una équipe specializzata multidisciplinare che lavori in modo integrato e che possa valutare caso per caso le priorità per facilitare la ripresa del dialogo corpo-mente da parte del paziente".

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Quali sono le terapie per uscirne?

"Il percorso psicoanalitico è prioritario, spesso con il coinvolgimento delle famiglie. Ma anche le terapie medico-nutrizionali sono importanti. Alcuni casi più cronicizzati hanno bisogno di periodi di ricovero o in comunità".

Chi non ha possibilità economiche a chi può rivolgersi?

"Le strutture pubbliche territoriali prevedono dei centri specializzati con équipe dedicate con tempistiche di accoglienza non sempre immediate. Il privato sociale è molto attivo in questo ambito con associazioni no profit che indirizzano verso terapie a costi contenuti, come nel caso dell’Associazione che dirigo, la Dai, Disturbi Alimentari in Istituzione, che opera prevalentemente a Roma ed è in rete con altre associazioni nella Fida, Federazione Italiana Disturbi Alimentari".

 

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