Una passeggiata nei luoghi della sanità a Roma

L'ospedale San Giovanni a Roma 
Un viaggio nei centri della salute della capitale. Un libro affronta punti di forza e criticità
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LA DIALETTICA tra luoghi e spazi degli ospedali a Roma, la salute e la medicina nei diversi aspetti culturali, politici ed epidemiologici, con riferimenti all’attualità della pandemia, sono gli ingredienti del nuovo libro originale e coinvolgente 'Memoria e futuro della salute in città. Passeggiate nei luoghi della sanità a Roma' scritto per i tipi Tabedizioni da Irene Ranaldi, ricercatrice e giornalista.

Ricco di citazioni, di riflessioni, di riscoperte di ricette e di principi di salute antichi ma spesso ancora attuali e per lungo tempo dimenticati. Con un’attenzione particolare al rapporto tra corpo, mente e salute, con tratti storici e filosofici di grande interesse. Salute, come ricorda l’autrice, deriva dal latino “salus” da interpretare come salvezza integrale dell’individuo, inteso anche come “anima”.

Le storie ritrovate

Il libro si legge con facilità, facendoci sentire come dentro ad un romanzo, con spunti inediti, con storie poco conosciute e ritrovate. Pervaso da diversi fili conduttori, che a volte si intrecciano per poi dipanarsi in racconti, pensieri, considerazioni e aneddoti. Si passa da una ottica turistica e culturale che fa ammirare al lettore il fascino dei presidi ospedalieri, con le loro opere d’arte, con la descrizione dei rioni nei quali sono ubicati, ad una rilettura della storia della sanità nel nostro paese, con le principali leggi, con l’evoluzione del concetto di malattia e con una giusta attenzione ai luoghi e alla loro bellezza come agenti di prevenzione.

Si evidenzia, ad esempio, la scelta nel passato di costruire gli ospedali in periferia per il ruolo benefico per la guarigione e per la salute dell’aria e della luce solare. Interessante è la descrizione del fattore determinante giocato dalla maggiore o minore promiscuità nella storia delle malattie infettive. Un tema ancora attuale se pensiamo alla maggiore diffusione del Covid-19 all’interno delle case oppure al vantaggio o svantaggio dello Smart Working in relazione alle condizioni abitative, dall’affollamento alla disponibilità degli spazi, dalla salubrità alla possibilità di un Wi-Fi veloce.

La cura nella storia

Si racconta che durante l’impero romano le visite e i trattamenti erano somministrati prevalentemente a domicilio, mentre i lazzaretti erano destinati a chi non poteva curarsi da solo.

Così come nell’era cristiana l’ospedale aveva un senso più caritatevole, a partire dall’ospedale Santo Spirito in Saxia, il più antico ospedale d’Europa, che si rivolgeva ai pellegrini e a coloro che non potevano contare su una famiglia. Oggi, dopo la drammatica esperienza del Covid-19, si è nuovamente rivalutata l’assistenza domiciliare.

Tra le curiosità sconosciute scopriamo che il detto romanesco “limortacci tua e de tu nonno in cariola” nasce dai letti aggiuntivi trasportati in occasione delle epidemie al centro delle corsie del S. Spirito e chiamati cariole. L’autrice si sofferma più volte anche sulla storia dei rapporti tra sanità religiosa e laica, che hanno caratterizzato in una continua dialettica la nascita e lo sviluppo del sistema salute in Italia, ed in primo luogo a Roma, sede dello Stato Pontificio.

Le epidemie a Roma

Interessanti sono anche le pagine dedicate alle storie delle epidemie e delle pandemie che hanno costellato i cambiamenti del modo di fare salute nelle diverse epoche, così come l’evoluzione dell’architettura degli ospedali, della loro logistica in relazione alle malattie ed alle scoperte della medicina e della chirurgia.

Si parla del bisogno di una città globale comprensiva “di periferici e di periferie”, visione perseguita da Papa Francesco. Una città con la consapevolezza di poter essere promotrice di salute non solo come bene individuale ma soprattutto come bene comune. Nei prossimi decenni la popolazione urbana rappresenterà il 70% della popolazione globale. Dobbiamo pertanto progettare e programmare una visione ampia e complessa della città, come integrazione tra servizi sociali, culturali e ricreativi, in un processo di sviluppo di una economia sostenibile. Questo obbiettivo dovrebbe rappresentare una priorità di azione dei sindaci, in particolare nelle grandi metropoli, da Roma a Milano, da Napoli a Torino.  

Le case di riposo

Nel volume si affronta anche il tema dell’istituzionalizzazione nei manicomi, nelle carceri, nelle caserme, nelle case di riposo, oggi di grande attualità dopo il dramma delle morti, della solitudine, e del profondo disagio emotivo durante la pandemia nelle RSA.

In particolare si approfondisce la storia dell’ospedale psichiatrico Santa Maria della Pietà, con una architettura a padiglioni con le diverse categorie di internati, dai tranquilli ai sudici, dagli agitati ai sorvegliati. La sua storia segue il percorso dell’assistenza psichiatrica, passando da 2602 posti letto nel 1936, con una visione organicista della malattia mentale, alla definitiva chiusura nel 1999, grazie alla legge 180 del 1978 che sancì la fine dei manicomi, e la nascita del principio della salute mentale comunitaria territoriale.

Leggendo, infine, i capitoli dedicati ai principali ospedali romani, sembra di stare su una vespa, come Nanni Moretti, che percorre le strade che li collegano e i rioni che li ospitano. Ma quando si arriva in un presidio ospedaliero ci si ferma, si osserva, si legge la storia, e poi si riparte con un bauletto sempre più ricco di cultura.

 

Massimo Cozza, è psichiatra e direttore del Dipartimento Salute Mentale ASL Roma 2