Il sonno spezzettato fa male al cuore, soprattutto a quello delle donne

Pesano anche i risvegli inconsci, di qualche attimo, magari per un rumore o per cambiare posizione: i risultati di uno studio
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Un buon sonno è amico del cuore, infatti i risvegli notturni, anche quelli di cui non ci rendiamo neppure conto, detti inconsci, si associano ad un elevato rischio di morire per malattie cardiovascolari: nelle donne che vanno incontro molto di frequente a questo tipo di risvegli il rischio di morire per tali malattie è addirittura raddoppiato.

 

Lo rivela uno studio senza precedenti firmato da Dominik Linz dell’Università di Maastricht e condotto su 8001 individui. Pubblicato sullo European Heart Journal, lo studio prende in esame per la prima volta i risvegli notturni inconsci, quei microrisvegli di cui non siamo consapevoli che, però, specialmente se frequenti, disturbano il sonno.

 

Già in passato diverse ricerche hanno nel tempo collegato la durata del sonno al rischio di malattie cardiovascolari. Ad esempio, in uno studio condotto presso la University of Colorado a Boulder coinvolgendo quasi mezzo milione di persone, si è visto che dormire troppo o troppo poco aumenta il rischio di infarto anche in assenza di altri fattori di rischio noti (come fumo, obesità, sedentarietà etc): coloro che dormono in media meno di sei ore a notte hanno un rischio di infarto del 20% maggiore rispetto a chi dorme dalle 6 alle 9 ore; e chi tende a dormire per oltre 9 ore ogni notte ha un rischio cuore del 34% maggiore. Gli esperti americani hanno anche indagato il legame tra sonno e rischio cuore dal punto di vista genetico ed hanno visto che coloro che geneticamente sono predisposti a dormire meno sono più a rischio di infarto. Gli esperti hanno visto che esistono 27 regioni del genoma che predispongono a dormire poco e suggeriscono che queste sono anche interessate nel rischio cuore, anche se i meccanismi di questo rapporto restano da svelare.

 

Tuttavia, nel nuovo lavoro, per la prima volta è stata presa in considerazione l’influenza dei ‘micro-risvegli’ notturni inconsci, quando cioè ci svegliamo solo per pochi attimi senza rendercene conto, magari per cambiare posizione o perché disturbati da un rumore. I risvegli inconsci, spiega l’esperto, avvengono spesso in chi soffre di apnee notturne, o anche nelle persone che hanno qualche forma di dolore o che vivono in aree rumorose, ad esempio vicino un aeroporto. Per la prima volta “abbiamo misurato durata e frequenza di questi risvegli con un polisonnigrafo (una specie di electroencefalogramma che misura l’attività cerebrale nel sonno) per determinare le fasi del sonno e i risvegli notturni inconsci del campione – racconta Linz. Questi risvegli, brevissime attivazioni cerebrali di pochi secondi, non vengono ricordati dalla persona il giorno dopo – precisa – ma contribuiscono alla frammentazione del sonno e ne riducono la qualità”. Ebbene, è emerso che chi presentava più risvegli inconsci e di maggior durata, aveva un rischio di morte per patologie cardiovascolari dal 25% in più (nei maschi) al doppio (nelle donne).

 

“Non è chiaro il motivo di questa differenza tra maschi e femmine – spiega Linz – ma vi sono delle spiegazioni possibili. I fattori che causano i risvegli inconsci o la risposta ad essi da parte dell’organismo possono differire tra i due sessi. Uomini e donne potrebbero avere meccanismi compensatori differenti per rispondere agli effetti deleteri dei risvegli notturni inconsci. Le donne, inoltre, potrebbero avere soglie più elevate di attivazione cerebrale e corporea durante questi momenti di sonno interrotto”.

 

Ad ogni modo, l’impatto di queste interruzioni del sonno è significativo: “I risvegli inconsci sono predittivi del rischio di morte indipendentemente dai risvegli notturni della persona – precisa Linz – anche se chiaramente i due tipi di risveglio non sono del tutto distinti l’uno dall’altro, perché in media chi ha più risvegli inconsci tende anche a svegliarsi di più durante la notte”.

 

“Per me come medico – sottolinea Linz – un’elevata frequenza di questi microrisvegli potrebbe essere usata per stimare il rischio cardiovascolare di una persona. Dobbiamo raccomandare ai pazienti di avere cura del proprio sonno”. Al fine di stimare la frequenza e la durata dei microrisvegli saranno sempre più utili strumenti come gli smartwatch, specialmente quando queste tecnologie, già molto usate, riusciranno a tenere traccia anche dei microrisvegli, concludono gli esperti.