Vaccinazioni dei bambini, i genitori le rimandano per paura del Covid

Una famiglia su tre ha disatteso il Piano nazionale prevenzione vaccinale. Non si tratta di 'No vax' ma di persone che temono di esporre il bimbo al virus
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DA MESI ormai si parla quasi esclusivamente dell’infezione da SARS-COV-2 e del programma vaccinale. Tanti genitori si domandano quando il vaccino sarà disponibile per i propri figli, per poterli sia proteggere che farli tornare ad una “vita normale”. Tra loro, ci sono anche molti genitori che durante il lockdown non hanno portato i figli ai consultori vaccinali per eseguire le vaccinazioni previste dal Piano nazionale prevenzione vaccinale.  Genitori no vax? No. Solo “genitori preoccupati”, si definiscono loro. “Perché uscire era troppo pericoloso” sostiene la mamma di Martina, che non vede alcun problema nel rimandare di qualche mese l’inizio del calendario vaccinale. E, come lei, tante altre famiglie italiane. Da una recente indagine condotta dalla Società Italiana di Pediatria, è emerso che una famiglia su tre nella prima parte del 2020 non ha vaccinato il proprio figlio. Dati purtroppo in linea con quanto si è verificato negli altri paesi del mondo. Infatti, in almeno 68 Paesi l’accesso ai servizi vaccinali si è ridotto. Una circostanza, questa, che ha messo in pericolo 80 milioni di bambini sotto l’anno d’età, per il concreto rischio di malattie gravi come la difterite, il morbillo e la poliomielite.

Appuntamento rimandato

In Italia, fin da subito i centri vaccinali hanno adottato tutte le misure preventive anti-contagio, come da indicazioni del Ministero della Salute.  Nonostante ciò, oltre il 30% delle famiglie ha preferito rimandare l’appuntamento o non presentarsi per la paura di contrarre l’infezione. C’è stato evidentemente un problema di comunicazione con le famiglie sulla sicurezza della vaccinazione e sulla importanza di non posticiparla anche in piena fase pandemica.

La Scienza ci insegna a non interrompere i programmi vaccinali per non mettere a rischio la salute dei più piccoli. Al momento non abbiamo un vaccino contro il Covid 19 per proteggere i nostri bambini, anche se i risultati preliminari dei trial clinici fanno ben sperare.  Ma, fortunatamente, abbiamo tanti altri vaccini che proteggono i più piccoli da alcune malattie infettive pericolose, prevenibili tramite la immunizzazione. Ad esempio, la malattia invasiva meningococcica, che può causare la morte in meno di 24 ore, nonostante una adeguata terapia. Infatti, anche in caso di diagnosi precoce e di inizio rapido della terapia, la mortalità può raggiungere l’8-15% dei casi. 

La meningite può causare anche complicanze a distanza nei sopravvissuti, specie se di origine batterica. È quanto confermato del resto anche da un recente studio italiano su una casistica di oltre 400 pazienti affetti da meningite, dei quali circa il 40% ha avuto una complicanza, di tipo neurologico, uditivo o visivo. È importante quindi aumentare le coperture vaccinali, anche nei confronti dei nuovi ceppi emergenti in Italia di meningococco Y e W135 perché sebbene si tratti di una patologia che colpisce soprattutto i più piccoli, in realtà nessuno è immune. I recenti dati italiani dell’Istituto Superiore di Sanità del resto ce lo confermano: se il picco si verifica sotto i 5 anni di vita e, in particolare sotto l’anno di vita, un’altra fascia a rischio è rappresentata dagli adolescenti e giovani adulti. La strada dell’immunizzazione passa attraverso tre tappe fondamentali: comunicare, informare, proteggere.