"Vogliamo la scuola vera", le voci dei bambini ai tempi della Dad

Illustrazione di Eleonora Pepe
  
"Posso svegliarmi 5 minuti prima dell'inizio delle lezioni"; "Non metto la mascherina"; "Mi mancano i compagni, abbracciarli e giocare con loro". La psicologa Anna Oliveiro Ferraris: "La scuola a distanza non è adatta agli studenti delle elementari"

 
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"NOI vogliamo andare in bici". Sveva, sei anni, l'ha scritto in un biglietto che ha recapitato ai genitori durante l'ennesima settimana in zona rossa in Lombardia, con chiusura delle scuole e trasferimento della didattica a distanza. Non che non possa pedalare in cortile con i suoi fratelli. Ma per Sveva, Niccolò e Giacomo andare in bici significa fare lunghi giri, passare a trovare gli amici e la nonna o a fare un picnic. Significa vivere.

Il biglietto scritto da Sveva, 7 anni, ai suoi genitori 

I tre fratelli sono studenti della scuola De Amicis di Pavia, frequentano  la prima, la seconda e la quinta e vivono in contemporanea questo momento in Dad. "Ci riteniamo fortunati, abbiamo attrezzato nello studio di mio marito tre stanzette con computer e tablet per loro"  racconta Carlotta, la mamma. Ma non possono lasciarli soli. Sveva, che fa la seconda, tocca spesso il computer rischiando di far saltare impostazione e connessione; Giacomo, 6 anni, fa molta fatica a mantenere la concentrazione e a imparare a scrivere attraverso uno schermo.

"Vivono questa reclusione come un dispetto che noi adulti stiamo facendo loro: sono arrabbiati perché vedono che andiamo a lavorare o al supermercato mentre loro non possono andare al parco o a casa degli amici. Fanno fatica a capire perché queste restrizioni valgano soltanto per loro", racconta la mamma.

Le voci dei bambini

In questo anno di pandemia anche i bambini che frequentano le scuole materne e le elementari sono stati costretti per lunghi periodi, in alcune regioni più che in altre, a rimanere chiusi in casa e a seguire le lezioni tramite la didattica  a distanza. "I bambini sono diventati invisibili. Già prima dell'emergenza Covid, erano letteralmente scomparsi dall'immaginario collettivo", da strade, piazze, cortili, scrive con preoccupazione Daniele Novara in "I bambini sono sempre gli ultimi" (Bur).

Come vivono questi momenti? "Mi piace andare a scuola", fa sapere Alessandro, quarta elementare. Un suo compagno invece difende la didattica a distanza perché, dice, "non deve indossare la mascherina tutto il giorno".

Mancano soprattutto i compagni. Marta fa la prima elementare e ha tanta voglio di imparare. "È difficile stare in dad con i compagni e le maestre. Però fra un po', meno male, ritorneremo a scuola, e potremo abbracciarci come facciamo sempre anche se non si può". Merito anche delle maestre, commentano le mamme in chat alla fine di una giornata in didattica a distanza: "Mia figlia si distraeva ed era molto stanca alla fine ma certo le maestre non potevano fare di più".

Filippo, 5 anni, però non vive serenamente questa condizione: "Io vorrei stare a scuola e giocare con i miei compagni", dice.


Sofia fa un'analisi molto precisa della situazione: "Non mi piace la Dad perché di solito, prima di entrare in classe, con le mie amiche parlavamo o scherzavamo e quando uscivamo correvamo sulle scale e prendevamo un gelato. Invece ora devo spegnere il microfono e la telecamera. Nelle pause tra una lezione e l'altra mi metto a leggere ma non è la stessa cosa".


Per Sofia che legge ci sono tanti bambini un poco più grandi che usano i tempi vuoti non per fa riposare la vista ma per vedere video o film. O che spengono telecamera e microfono durante la lezione: " Così la maestra non sa quello che faccio", dice Leo.

 

La festa di compleanno di Alessandro con i compagni collegati 

La Dad per i bambini più piccoli

La Dad serve per non interrompere la didattica in presenza di misure particolarmente restrittive per arginare il contagio. Ma è adatta a studenti così piccoli?  "No. I bambini imparano perché inseriti in un contesto in cui possono anche muoversi e interagire, fare attivamente delle cose, spostarsi. Basta pensare agli insegnamenti di Maria Montessori. In classe l'insegnante si muove tra i banchi e dà delle indicazioni ad ognuno, organizza dei lavori di gruppo, i bambini interagiscono tra di loro e si scambiano idee, informazioni, battute. Ancora, lavorare ad un progetto comune crea motivazione e partecipazione. Questo contesto integrativo delle esperienze non c'è davanti a uno schermo piatto", spiega Anna Oliveiro Ferraris, psicologa e psicoterapeuta, già docente di Psicologia dello sviluppo all'università la Sapienza.
Le conseguenze nel presente

Una prima conseguenza riguarda la vista. "L'occhio in età evolutiva deve fare esercizio ossia guardare anche lontano e a varie distanze, non solo vicino e ad una distanza fissa per tempi lunghi, il rischio è la miopia", spiega la psicologa. "Ci sono anche altre conseguenze fisiche legate alla postura, come dolori al collo e alla schiena, mal di testa, vertigini e a volte nausea per cui è bene fare delle pause ed esercizi di stretching".


E a livello psicologico? "La Dad isola in età in cui si impara a socializzare e stare insieme agli altri. Sono apprendimenti informali ma importanti. È vero che un po' di socializzazione ci può essere anche in Dad se prima o dopo le lezioni i bambini vengono lasciati liberi di interagire, ma è pur sempre una socializzazione limitata, su uno schermo piatto".


Senza dimenticare che in Italia circa il 45% dei bambini sono figli unici e per loro l'interazione con gli altri bambini avviene fuori dalle mura domestiche, a scuola, nei parchi, nei luoghi in cui si fanno insieme attività sportive, motorie o di altro genere.

Le conseguenze a lungo termine

L'esperienza prolungata della didattica a distanza, associata a una situazione di confinamento familiare a casa come quello che stiamo vivendo, potrebbe avere delle conseguenze anche a lungo termine. "Ci saranno differenze da caso a caso, da famiglia a famiglia.  È bene però tenere presente che in età evolutiva ci sono delle fasi in cui i bambini sono più sensibili a taluni stimoli e apprendimenti che non in altre, saltare quelle fasi può dar luogo a ritardi che necessitano poi di un recupero. I bambini, come gli adulti, sono anche abitudinari e se rimangono per troppo tempo confinati in casa possono rifiutarsi di uscire anche quando invece è possibile".

Cosa possono fare i genitori

Sono tanti i piccoli grandi accorgimenti che i genitori possono adottare per aiutare i figli. Come assicurarsi che durante le pause e dopo le lezioni online stacchino gli occhi dal monitor; essere raggiungibile durante le lezioni; rassicurarli spiegando che si tratta di qualcosa di temporaneo e che la scuola tornerà in presenza.
"Serve anche evitare di trasmettere ansia, paura e insicurezza. Dal punto di vista emotivo i bambini entrano in risonanza con i genitori, quindi sforzarsi di trasmettere fiducia e di non essere troppo controllanti e ossessivi.  Coinvolgerli poi in attività casalinghe e anche farli uscire ogni volta che è possibile: parco, spiaggia. Favorire le attività di movimento e tutte le realizzazioni che possono fare con le mani. Il gioco è fondamentale per il loro benessere psicofisico, sia quelli di movimento che quelli di immaginazione dove loro possono entrare in un una dimensione divertente e non ansiogena. Poiché passano già parecchio tempo al computer è bene ridurre i videogiochi o abolirli del tutto. La  storiella della buona notte raccontata da papà, mamma o altro adulto è invece benefica", suggerisce la psicologa e psicoterapeuta Anna Oliveiro Ferraris.