Bambini aggressivi e senza regole: come prevenire i disturbi del comportamento

Un programma domiciliare che utilizza il video-feedback a partire dai 12 mesi. Con risultati straordinari, pubblicati su Jama Pediatrics
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Aggressività, sfida, rifiuto delle regole, capricci come risposta a tutto e al suo contrario. Potrebbero essere i segnali precoci di un disturbo del comportamento, una condizione che riguarda dal 5 al 10% dei bambini e che se persiste nel tempo rischia di compromettere l’istruzione, la socialità, la salute, in una parola il futuro di chi ne è affetto. Ma i genitori possono fare davvero la differenza, intervenendo prima che questi sintomi peggiorino. Possono farlo, purché li si fornisca degli strumenti necessari per farlo. Perché anche in questo caso, come in fondo per ogni cosa, prevenire potrebbe essere meglio che curare.

 

E in effetti lo è. Come dimostra un trial randomizzato a singolo cieco condotto su bambini da 12 a 36 mesi e pubblicato su Jama Pediatrics. Lo studio  rientra in Healthy Start, Happy Start un progetto più ampio dell'Università di Cambridge e dell'Imperial College di Londra ed è uno dei primi trial di salute pubblica sulla prevenzione di comportamenti difficili in bambini così tanto piccoli.

 

I ricercatori hanno selezionato 300 famiglie di bambini e bambine da uno a tre anni che avevano mostrato già i primi segnali di difficoltà di gestione del comportamento ottenendo un punteggio del 20% più elevato all’SDQ, lo Strengths and Difficulties Questionnaire. L’ SDQ, è uno screening comportamentale per l’età evolutiva. Sulla metà delle 300 famiglie gli autori hanno testato l'efficacia di VIPP-SD, un intervento che utilizza la tecnica del video-feedback (l’acronimo sta per Video-Feedback Intervention to promote Positive Parenting and Sensitive Discipline) sull’altra metà no. Tutte le famiglie comunque usufruivano del sostegno per bambini difficili (un intervento evidentemente previsto nel Regno Unito, che gli autori definiscono minimo e che consiste grosso modo di consigli da parte di operatori sanitari o medici di base, di rinvii a servizi di salute mentale, di sostegno genitoriale). 

 

Il programma VIPP-SD si sviluppa in sei sessioni della durata di circa 90 minuti l’una che hanno luogo a casa dei bambini.  Dove un operatore sanitario filma genitori e figli mentre interagiscono nelle situazioni quotidiane (il gioco, il pranzo…). In un momento successivo, il contenuto delle clip viene analizzato con attenzione e rivisto insieme agli adulti mettendo in evidenza i momenti di sintonia genitore-figlio o quelli più problematici, per capire cosa funziona e cosa no. Rivedersi e analizzarsi, e contemporaneamente poter usufruire della competenza di un esperto aiuta i genitori a indentificare i segnali dei loro figli, e a rispondere di conseguenza con atteggiamenti positivi ed efficaci.

I risultati: più di due punti di differenza

I bambini delle famiglie che oltre al sostegno di routine avevano usufruito anche del supporto di video-feedback hanno ottenuto punteggi significativamente più bassi ai test di screening rispetto agli altri: la differenza media tra i punteggi dei due gruppi è stata di 2,03 punti. Cosa significano due punti in termini di capricci o di aggressività o di giocattoli rotti? Per dare un’idea, 2 punti corrispondono approssimativamente alla differenza tra il fare capricci ogni giorno e farli una o due volte a settimana, o tra lanciare o rompere regolarmente giocattoli e altri oggetti e quasi non farlo più, come si legge in una nota rilasciata dall’Università di Cambridge. Il 95% dei bambini ha concluso il progetto, che per ora è sperimentale.

Dalla ricerca al mondo reale

"Spesso quando un programma come questo diventa un vero e proprio servizio sanitario ci si aspetta un calo di efficacia rispetto alle condizioni di ricerca. Invece abbiamo visto un cambiamento chiaro e sorprendente nel comportamento dei bambini” ha detto Christine O'Farrelly, del Center for Play in Education, Development and Learning dell’University of Cambridge, primo autore del paper. "Il fatto che questo programma sia stato efficace con i piccoli di appena uno o due anni rappresenta una reale opportunità per intervenire precocemente e proteggerli da problemi di salute mentale persistenti", ha aggiunto Beth Barker, anche lei ricercatrice a Cambridge e co-autore del trial.

Risorse ben riposte

"Fornire questo programma all’interno di servizi sanitari richiederebbe investimenti, ma realisticamente pensiamo possa essere erogato come parte delle cure di routine – ha detto Paul Ramchandani, uno degli autori dello studio, anche lui in forze all’università di Cambridge. “Il che – riflette Ramchandani - andrebbe a vantaggio di un gruppo di bambini che rischiano di avere problemi di istruzione, comportamento, benessere e salute mentale futuri. Abbiamo la possibilità di investire in anticipo e alleviare quelle difficoltà adesso, prevenendo problemi potenziali a lungo termine, che sono molto peggiori di quelli attuali".