Famiglie in crisi per la DAD. La pediatra: "Tranquilli, i vostri figli se la cavano bene"

Aumentano le preoccupazioni per il futuro scolastico dei ragazzi. Puntare all'alleanza tra scuola e famiglia
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Segretario nazionale Sip, Società italiana Pediatria

QUASI 7 milioni di ragazzi non andranno a scuola, almeno nei prossimi giorni. In altre parole, 4 su 5 studenti rimarranno a casa per l’emergenza Covid 19 e molti di loro saranno impegnati nella didattica a distanza. E se il termine DAD, o didattica a distanza, è ormai tra quelli più cliccati sui motori di ricerca, in realtà già da qualche giorno, ancorché la notizia non fosse ancora ufficiale, sulle chat dei genitori e sui social network non si parlava di altro.

 

Messaggi diversi, ma con un unico filo conduttore: la preoccupazione per il prossimo futuro scolastico dei ragazzi. Molte le famiglie alle prese con la prima esperienza di didattica a distanza. Tra di loro Francesca che si chiede se un bambino di neanche 6 anni sia in grado di seguire le lezioni tramite uno schermo. O ancora Luisa che teme di non essere in grado di supportare il proprio bambino.

 

La DAD non è scuola” scrive Daniela che vorrebbe i propri figli in classe, perché “stando con i compagni i bambini crescono e imparano non solo la storia e la geografia, ma la vita, quella vera”. Le ansie, le preoccupazioni e il disappunto dei genitori sono comprensibili e condivisibili. Ma in questo momento mi sento di tranquillizzare i novizi della DAD.

I bambini sono bravi e attenti, anche da remoto. È quanto si apprende dal sondaggio condotto dalla Società Italiana di Pediatria durante la scorsa primavera, in occasione del lockdown nazionale. Circa 7 genitori su 10 si sono dichiarati infatti soddisfatti dell’impegno dei propri figli durante le lezioni a distanza.

 

I ragazzi non si sono distratti durante le lezioni, “tenendo spenti i sistemi di messaggistica e social network in oltre il 60% dei casi” a detta di mamma e papà. E se alcuni genitori definiscono i propri figli annoiati e attenti in modo discontinuo, c’è però chi li giudica concentrati ed interessati. Ma soprattutto, il dato che più colpisce, è che l’80% dei genitori si è sentito coinvolto attivamente nell’educazione del proprio figlio. Un’alleanza scuola-famiglia che ne esce rafforzata, offrendo ai genitori l’opportunità di conoscere ancora meglio e sotto nuovi punti di vista i propri figli, aggiungendo ricchezza al lavoro educativo e formativo.

 

E poi vale sempre la solita regola: non far percepire ai bambini le nostre ansie e preoccupazioni, nascondere almeno davanti a loro il nostro disappunto da genitori per la situazione attuale. Uno studente annoiato o arrabbiato non impara. Al contrario, suscitare in loro delle emozioni positive, può essere di auto. L’eccitazione e la gioia coinvolgono gli studenti e contribuiscono a memorizzare le conoscenze, a raggiungere nuovi obiettivi e ad attivare nuove competenze.