Così il Covid mette ko gli adolescenti

Lo studio del Mondino di Pavia: suicidi e autolesionismo aumentati del 50%, come pure i ricoveri. Crescono anche disturbi alimentari e dipendenze da computer e cellulari 
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I giorni sono diventati tutti uguali. Incontrarsi non è più possibile, e nemmeno guardarsi in faccia. Tra i 12 e i 17 anni il lock down che ha cambiato per tutti abitudini e stili di vita, ha inciso più profondamente. Il non poter comunicare, non vedere gli amici, potere stare in strada quando e quanto si vuole, è entrato nel cervello come un pensiero martellante, trasformandosi in disturbi psicologici e psichiatrici. Perchè l’alternativa è buttarsi su computer e cellulari, coltivando una dipendenza a tutti gli effetti.

Il malessere dei ragazzi si legge nei numeri. Sono aumentate di oltre il 50% rispetto all’anno scorso le richieste di ricovero alla Neuropsichiatria della Fondazione Mondino IRCCS di Pavia per adolescenti in grave difficoltà. Un diffuso disagio, emerso già nella primavera 2020 quando, grazie a una survey condotta dallo stesso Istituto per valutare le conseguenze dell’isolamento sociale dovuto alla pandemia da Covid-19, è venuto alla luce un malessere in via di emersione, esploso in questo secondo lockdown. E con forme spesso drammatiche.
Mondino in emergenza. "Si registra una vera e propria emergenza nella Neuropsichiatria del Mondino e, dai riscontri che abbiamo, anche nelle altre strutture lombarde", ha spiegato il professor Renato Borgatti, direttore della Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza della Fondazione Mondino IRCCS, a margine dell’incontro "Covid e lockdown: gli effetti collaterali sulla psiche dei bambini e dei giovani" che si è tenuto a Roma, in Senato. Proseguendo: "Il malessere riscontrato nel primo lockdown ora sembra essersi trasformato in franca patologia. Sono aumentate, in particolare, le richieste di ricovero per psicopatologie con “attacco al corpo”, ossia con atti di autolesionismo via via sempre più gravi, fino al tentato suicidio".

La tendenza è confermata anche dagli invii all’istituto dai Pronto soccorso del sud della Lombardia: le richieste di ricovero per autolesionismo negli ultimi tre mesi - da ottobre 2020 a gennaio 2021 - sono aumentate del 50%, rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente, in periodo pre-Covid, in cui l’aumento era del 38%. Anche i tentati suicidi sono cresciuti del 50%, contro il precedente +15%. Accanto ad atti di autolesionismo e tentati suicidi, tra le patologie più frequenti ci sono sono anche disturbi del comportamento alimentare, psicosi con compromissione dell’esame di realtà, aggressività e comportamenti distruttivi, ritiro sociale e dipendenza da internet.

"Un quadro allarmante", insistono al Mondino, i cui indicatori erano venuti a galla già lo scorso anno dallo studio “Covid-19 related psychiatric impact on Italian adolescent population: a cross-sectional cohort study”, oggi in via di pubblicazione, e condotto da Fondazione Mondino IRCCS a livello nazionale.
Lo studio. Studio che è partito da un sondaggio: agli adolescenti tra i 12 e 17 anni è stato chiesto di rispondere a un questionario anonimo con l’obiettivo di indagare gli effetti del confinamento in casa sul loro benessere, e quindi individuare sintomi di stress acuto e stress post traumatico: su 1.649 adolescenti, il 79% ha riferito sintomi sottosoglia, ossia campanelli d’allarme, ma non ancora tali da richiedere l’intervento, di cui il 29% presentava sintomi acuti e il 50% sintomi già in via di cronicizzazione.

"Lo stress post traumatico può lasciare segni duraturi nello sviluppo psichico dei ragazzi - spiega la dottoressa Martina Mensi, neuropsichiatra dell’équipe della Fondazione Mondino, che ha condotto lo studio –. Dall’indagine sono emersi alterazioni del contenuto del pensiero, come ad esempio allucinazioni e dispercezioni, sintomi dissociativi, agitazione, disturbi del sonno e incubi, preoccupazione per il futuro,e anche paura per genitori e familiari, che a loro volta appaiono sotto stress".

A fronte di questo quadro, quello che è mancato è "una risposta tempestiva sul territorio, per prevenire che la sofferenza emotiva percepita a causa della prima ondata si trasformasse in una patologia conclamata – prosegue Borgatti –. Oggi sembrerebbe naturale chiedere più posti disponibili negli ospedali, certo, ma non basta; anzi il ricovero è l’ultima ratio che si dovrebbe sempre cercare di evitare. I veri interventi preventivi si realizzano rinforzando i servizi territoriali, con più neuropsichiatri, più psicologi, più educatori, lavorando con le famiglie e nelle scuole".


La Struttura complessa di Neuropsichiatria infantile della Fondazione Mondino di Pavia ha letti posti letto per ricoveri ordinari e 4 per riabilitazione, day-hospital e ambulatori dedicati alle principali patologie neurologiche e psichiatriche dell'età evolutiva. All’interno trovano posto i centri d’eccellenza per le Malattie Neuromuscolari, per la diagnosi e cura dell'Epilessia e della Cefalea, per Autismo e disturbi del Neurosviluppo (ADHD e DOP). E ancora, al Mondino trovano posto l'Unità per la diagnosi e cura dei Disturbi dell'apprendimento, l'Unità dedicata alla cura dei Disturbi del comportamento alimentare e il Centro di Neuroftalmologia dell’Età evolutiva. Infine, per gli adolescenti con diverse forme di disagio, è attivo un Centro diurno per interventi educativi e di psicoterapia: si trova al Centro “Riapri il Mondo”, di via Trieste, a Pavia.