Un gomitolo rosa, lanaterapia per chi si ammala di tumore

Più di 1.500 volontari accanto ai pazienti. L'arte del knitting per sostenere chi affronta la malattia
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UN MORBIDO gomitolo di lana, due ferri e tanta solidarietà. Sono gli ingredienti dell’associazione no profit Gomitolorosa, che dal 2012 propone la lana terapia alle pazienti con tumore al seno e a molti altri malati oncologici. Fondata dal chirurgo senologo Alberto Costa, che per trent’anni è stato stretto collaboratore di Umberto Veronesi, la onlus può contare su una rete di 1.500 volontari in tutta Italia che, armati di lana colorata e uncinetti, portano i loro kit negli ospedali (sono una decina quelli che aderiscono all’iniziativa) e con pazienza insegnano l’arte del knitting a chi abbia voglia di imparare, magari durante la chemioterapia o nelle lunghe ore in sala di attesa.

Per continuare la sua attività garantendo la sicurezza dei pazienti, l’associazione organizza una cena di gala virtuale per l’8 marzo. “Mi è venuta l’idea una sera, mentre mi trovavo nella mia città, a Biella. Sulle alture si vedevano delle fiamme, pensavo fosse un incendio. Invece mi avevano spiegato che erano i pastori che bruciavano la lana – ci racconta il dottor Costa al telefono da Lugano – Così siamo partiti per salvare questo prezioso materiale e oggi siamo i pionieri della lana terapia in Europa”.

L’associazione recupera la lana autoctona di scarto, che altrimenti verrebbe distrutta, e crea gomitoli di pura lana vergine in 14 diversi colori, in base a un codice internazionale che attribuisce alle malattie una tonalità differente. Il rosa per il cancro al seno, l’arancione per la sclerosi multipla, l’azzurro per il cancro alla prostata, il blu per quello al colon e così via.

I benefici del lavoro a maglia sono visibili sui malati, spiega l’oncologo. E sono molteplici: “Ha un grande effetto calmante, ho sempre notato che le pazienti che vi si dedicano sono più rilassate delle altre – prosegue Costa – Inoltre distrae dalle preoccupazioni, aiuta a percepire meno il dolore, aumenta il livello di autostima e agevola i processi di socializzazione. In certe patologie, come Alzheimer, Parkinson e sclerosi multipla, la relazione mano-cervello del knitting può rallentare il declino cognitivo e ritardare il peggioramento dei sintomi. I nostri gomitoli vengono usati anche dal progetto Itaca, per il recupero della depressione nei giovani. I manufatti vengono poi donati in beneficenza”.

Non esistono prove scientifiche sugli effetti terapeutici della lana terapia ma a marzo partirà un piccolo studio all’Istituto neurologico Carlo Besta di Milano: “Saranno reclutati quaranta soggetti ai quali verrà fatto un elettroencefalogramma prima e dopo 45 minuti di lavoro a maglia. Il tracciato, dopo il knitting, dovrebbe essere simile a quello che si presenta dopo una sessione di yoga o meditazione trascendentale”, conclude l’oncologo.   

A causa della pandemia i malati non possono più scambiarsi ferri e gomitoli e così la fondazione ha organizzato una cena di gala virtuale per raccogliere fondi da destinare alla realizzazione di kit di lavoro a maglia sigillati e individuali, in modo che i pazienti oncologici possano usufruirne in sicurezza.

L’evento Gala in rosa si terrà l’8 marzo a Biella, Torino, Milano e Roma e ha per madrina l’attrice Cristiana Capotondi, appassionata di maglia e sostenitrice del progetto. I partecipanti riceveranno a domicilio un menu gourmet (per i milanesi lo ha creato lo chef Filippo La Mantia), spille di lana rosa confezionate per l’occasione, piatti e bicchieri per la tavola. Per aderire è necessario prenotare entro il 28 febbraio mandando un’e-mail a segreteria@gomitolorosa.org o chiamando i numeri 3519661003 o 0645666930. I posti disponibili sono cento, la cena costa 250 euro a persona, 220 euro se si è in coppia, 190 euro se si è in tre o più.