Allergia ai pollini: le stagioni a rischio ora sono più di una

Il nuovo studio  firmato da William Anderegg della University of Utah School of Biological Sciences
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Brutte notizie per tutti coloro che soffrono di allergie, un problema che si stima riguardi circa 10 milioni di italiani: a causa dei cambiamenti climatici i pollini nell’aria restano in circolo più a lungo e sono in quantità maggiori.

Lo rivela un articolo pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences. “In media a partire dal 2010 la stagione dei pollini è iniziata 20 giorni prima rispetto agli anni 90 e dura mediamente 10-20 in più” - ci spiega l’autore dello studio William Anderegg della University of Utah School of Biological Sciences -. La causa principale dell’allungamento delle stagioni dei pollini è da ricercarsi nell’aumento delle temperature indotto dai cambiamenti climatici”.

“I nostri dati – continua Anderegg – sono in accordo con quelli raccolti in altri studi e documentano che, oltre a una durata prolungata del periodo dei pollini, anche la concentrazione dei pollini è aumentata in media del 21% dagli anni 90”. “Il forte legame tra aumento delle temperature medie e stagione dei pollini costituisce un esempio lampante di come i cambiamenti climatici stiano già ampiamente influenzando la salute delle persone” sottolinea Anderegg.

I pollini

In genere i pollini più allergenici sono quelli prodotti da piante arboree o da piante erbacee e selvatiche, prive di fiori, per le quali l’impollinazione è affidata alle correnti d’aria e al vento. Proprio per questa ragione tali pollini sono già di per sé prodotti in abbondanti quantità e, essendo di dimensioni molto ridotte, sono capaci di rimanere sospesi in aria anche per lunghi periodi di tempo e vengono trasportati a grandi distanze anche per qualche centinaio di chilometri.

Le allergie

Le allergie ai pollini sono in aumento nei paesi industrializzati e si collegano spesso ad altre forme allergiche, tra cui allergie alimentari (si stima che oltre il 40% dei pazienti con pollinosi sia positivo ad uno o più allergeni alimentari); inoltre le allergie ai pollini si associano a congiuntivite allergica e all’asma.

Inoltre, le allergie ai pollini possono compromettere la salute respiratoria generale, rendere più suscettibili alle infezioni virali e possono anche inficiare il normale rendimento scolastico nei bambini. Più pollini presenti nell’aria e per un tempo prolungato significa peggiorare le cose ulteriormente per i soggetti allergici, sostiene Anderegg.

Lo studio

I ricercatori hanno compiuto una vasta mole di misurazioni tra 1990 e 2018 in 60 stazioni di rilevamento dei pollini in Stati Uniti e Canada. Si tratta del primo studio su vasta scala mai condotto sui pollini; in precedenza analoghe ricerche erano rimaste confinate alle serre o a località geografiche piuttosto ristrette. “Una serie di studi su scala ridotta – generalmente nelle serre e su piante di piccole dimensioni– aveva indicato un forte legame tra aumento delle temperature e polline” – nota Anderegg. “Il nostro studio rivela che questo rapporto tra clima e polline sussiste anche su scala continentale e lega in modo evidente i pollini al cambiamento climatico causato dall’uomo”. È emerso che le stagioni dei pollini iniziano 20 giorni prima di quanto non succedesse nel 1990, suggerendo che l’aumento delle temperature sta modificando l’orologio interno delle piante, inducendole a produrre prima i pollini.

Inoltre per dimostrare il rapporto tra pollini e cambiamento climatico e pesare il ruolo della febbre del pianeta gli esperti hanno incrociato i dati sui pollini con quelli sul clima e stimato che i cambiamenti climatici spiegano per almeno il 50% le alterazioni delle stagioni dei pollini e per l’8% l’aumento delle quantità prodotte dalle piante. Infine dividendo il periodo di studio in due range temporali, 1990-2003 e 2003-2018, i ricercatori hanno dimostrato che il peso del cambiamento climatico sull’aumento delle concentrazioni di pollini sta aumentando sempre di più anno dopo anno.

“Il cambiamento climatico non è qualcosa che appartiene al nostro future - conclude. È un problema già presente che si fa sentire sempre di più ad ogni primavera per coloro che soffrono di allergie”.