Troppe ore davanti a smartphone e tablet: più distratti, già a 3 anni

Lezioni a distanza e isolamento, i ragazzi controllano meno l'attenzione. Uno studio dalla Gran Bretagna svela i rischi dell'iperconnessione di adolescenti e bambini
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A QUASI un anno dall'inizio della pandemia di coronavirus, i genitori in tutto mondo sono alle prese con un problema (uno dei tanti, in effetti): il tempo trascorso davanti agli schermi di tablet o smartphone dei loro figli non solo adolescenti ma anche piccoli è sensibilmente aumentato. Che effetti avrà tutto questo smanettare strumenti digitali sullo sviluppo delle capacità di attenzione e concentrazione? Abilità che – come è noto - hanno a che fare parecchio con le scelte e il successo scolastico, e di conseguenza, diciamolo,  con molto altro nella vita.

Sull’argomento è stato scritto molto, e oggi alla letteratura già pubblicata si aggiunge uno studio su Scientific Report . Lo studio di cui parliamo analizza in particolare l’impatto dell’uso dei dispositivi touchscreen sulle capacità di concentrazione di bambini molto piccoli, tra 1 e 3 anni. Ricercatori dell’Istituto di Psichiatria Psicologia e Neuroscienze del King’s College di Londra, del Centro Birkbeck per lo studio del Cervello e dello sviluppo cognitivo dell’Università di Londra  e dell’Università di Bath hanno reclutato bambini di 12 mesi con diversi livelli di utilizzo del touchscreen. E li hanno seguiti nei successivi due anni e mezzo, valutandoli tre volte: a 12 mesi, a 18 mesi e a tre anni e mezzo. Durante ogni incontro i bambini sono stati invitati a svolgere dei compiti al computer mentre contemporaneamente un eye-tracker (un dispositivo che traccia la posizione e il movimento degli occhi) misurava la rapidità con cui spostavano lo sguardo su oggetti nuovi che apparivano sullo schermo.

Lo studio è stato condotto nel contesto di Tablet (Toddler Attentional Behaviors and Learning with Touchscreens) un progetto dell’Università di Londra che studia come i bambini dai 6 mesi a 3 anni utilizzano il touchscreen e in che modo l’utilizzo, o la mancanza di utilizzo, influenzi il loro sviluppo cognitivo, cerebrale e sociale.

Ebbene, tornando allo studio in questione, il risultato è stato che i bambini che fanno un uso quotidiano elevato del touchscreen sono più veloci nel cogliere la presenza di oggetti nuovi quando appaiono sullo schermo ma anche, di contro, meno in grado di resistere alla distrazione. In altre parole i bambini piccoli forti utilizzatori di touchscreen sono rapidi nel cogliere l’elemento nuovo, ma non di controllare l’attenzione, cioè di rimanere concentrati sull’attività che li occupava prima della comparsa del nuovo oggetto.

Gli autori hanno detto che i risultati sono importanti per il dibattito crescente sulla relazione tra screentime e sviluppo, soprattutto alla luce dell’aumento del tempo trascorso davanti a schermi nel corso di questa pandemia. Ma è chiaro che non è solo questione di Covid. In Italia, secondo un’indagine di Eurispes e di Telefono Azzurro precedente alla pandemia il 38% dei bambini al di sotto dei due anni utilizzava un dispositivo mobile per giocare o guardare video, con picchi del 72% fra i bambini di soli 8 anni. E in Gran Bretagna i possessori di dispositivi touch sono passati dal 7% del 2011 al 71% del 2014 (e siamo solo al 2014).

Il controllo dell’attenzione

“I primi anni di vita sono fondamentali affinché i bambini imparino a controllare l’attenzione e a ignorare gli elementi di distrazione, abilità note per la loro importanza in ambito scolastico”, ha detto Tim Smith, del Centro per il cervello e lo sviluppo cognitivo Birkbeck, e coordinatore della ricerca. "L'uso di smartphone e tablet di neonati e bambini – ha aggiunto Smith - ha subito una accelerazione rapida negli ultimi tempi. E c'è stata una crescente preoccupazione che l'uso del touchscreen dei bambini molto piccoli potesse avere un impatto negativo sulla loro capacità di attenzione in una fase evolutiva, ma prima non c'erano prove empiriche a supportarlo”, ora questo studio in effetti dati empirici ne fornisce. Sebbene gli stessi autori abbiano dichiarato che al momento non sono in grado di concludere che l'uso del touchscreen abbia provocato differenze di attenzione  “in quanto – hanno detto - potrebbe anche essere che i bambini che sono portati alla distrazione possano essere più attirati da elementi che attirano l'attenzione".

Dallo schermo al mondo reale

In ogni caso “Quello di c’è ora bisogno ora è di capire come l’attenzione nei confronti di oggetti distraenti sugli schermi si rapporti all'attenzione nel mondo reale- ha dichiarato Rachel Bedford, del dipartimento di Psicologia dell'Università di Bath e coautore della ricerca –. È un segno positivo che i bambini si siano adattati al multitasking nel loro complesso ambiente quotidiano o è una difficoltà per i compiti che richiedono concentrazione?”. Una domanda che visti i tempi che corrono, che costringono molti genitori a lavorare a casa in presenza di figli e molti figli a non uscire di casa, forse sarà meglio rimandare, per ora.