Teen ager e lockdown: emergenza gioco d'azzardo

Covid pesa sempre di più sulla salute degli adolescenti. Ma la psicoterapia aiuta ad affrontare una patologia che compromette le relazioni
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TUTTI sappiamo cosa sia il gioco di azzardo: una scommessa il cui esito non dipende dall’abilità del giocatore ma, in tutto o in buona parte, dal caso. Un passatempo diffuso in forme diverse, dalle lotterie ai gratta e vinci e ai giochi on line, che può trasformarsi in una dipendenza - ludopatia o gioco di azzardo patologico (GAP) - riconosciuta come patologia dal 1980. E con il Covid sempre più pazienti rinuncianoi alle cure.

“La dipendenza da gioco è assimilabile a tutti gli effetti alla dipendenza da sostanze, e come queste attiva nel nostro cervello il sistema della ricompensa”, ricorda Alessio Giampà, psichiatra e psicoterapeuta autore con le colleghe Serena Corio e Simona Paciotti di Gioco d’azzardo patologico. Perdersi e perdere tutto (L'Asino d'oro edizioni 2021) un saggio pensato per educatori e famiglie che affronta in particolare in problemi degli adolescenti. Ovviamente il GAP non causa astinenza fisica, ma sono presenti le altre manifestazioni della dipendenza”, prosegue lo psichiatra. Come il craving, il bisogno imperioso di giocare per provare piacere o per non stare male, per lasciar fuori le preoccupazioni o allontanare stati d’animo negativi. Cui si aggiungono i meccanismi cognitivi propri del gioco, dall’illusione di controllo - quando tutti i dati confermano che nel lungo periodo le perdite sono inevitabili - all’attesa spasmodica della possibilità di giocare.

Aumeta il gioco on line

Come ha inciso il lockdown su un fenomeno che coinvolge milioni di italiani? “I mesi di pandemia hanno mostrato una diminuzione del fatturato legato al fenomeno di circa il 30%, in gran parte dovuta alla chiusura delle sale gioco“, spiega Alfio Lucchini, già presidente FeDerSerD (Federazione Italiana Operatori Dipartimenti e Servizi Dipendenze) e oggi membro dell’esecutivo nazionale. Inevitabilmente è aumentato il gioco on line, ma non tanto da compensare le perdite, “quello che è certo”, prosegue Lucchini, “è che sono diminuiti i pazienti che si sono rivolti ai SerD: spesso chi soffre di dipendenze da comportamenti tende a non farsi curare, ma questa percentuale è ulteriormente diminuita, e soprattutto c’è stato un inevitabile blocco delle attività di prevenzione e nelle scuole". 

Se il gioco compromette lavoro e relazioni

A rischio di generare nuove vulnerabilità: "Forse il lockdown non provoca nuovi casi, ma incide su chi già vive in situazioni di fragilità o malessere”, precisa la psicoterapeuta Serena Corio. “La mancanza della scuola, i rapporti personali ridotti creano vuoti importanti che internet può colmare solo in parte, e che rischiano di esasperare situazioni già problematiche”. Il che non significa che si debba demonizzare il gioco. "Circa il 36 % della popolazione italiana ha giocato d’azzardo almeno una volta nel corso degli ultimi dodici mesi, ma ovviamente ma non sono tutti a rischio, anche se bisogna tenere conto che in questo fenomeno c’è ancora molto sommerso", ricorda Giampà. Come per altre dipendenze, il gioco diventa problematico o patologico quando compromette il lavoro e la vita di relazione o crea gravi problemi economici. E per gli adolescenti, proprio la tendenza a chiudersi in se stessi, il ritiro sociale è uno dei campanelli di allarme più importanti, “tanto che i loro disturbi spesso sono classificabili come situazioni di confine tra gioco d’azzardo vero e proprio e dipendenza da internet, che diventa una forma di ritiro sociale”, osserva Giampà.

Un problema fra i ragazzi

"Per gli adulti in genere sono i gravi problemi economici o legali a far emergere il problema - aggiunge Lucchini. - tra i ragazzi in genere i danni maggiori sono sul fronte della socializzazione e del rendimento scolastico, anche se ci possono essere furti di oggetti per procurarsi denaro, o un uso non autorizzato della carta di credito dei genitori". Ma anche altri segnali di allarme, “spesso sottovalutati “ ricorda Corio, “deficit di attenzione, irritabilità, apatia o disturbi del sonno o del comportamento alimentare legati al fatto che il gioco costante finisce col creare una realtà parallela in cui i ragazzi vivono, alterando il ritmo sonno veglia”. Il problema maggiore resta però quello di far riconoscere ai giovani giocatori - soprattutto maschi ma non solo - il loro malessere. Le indagini mostrano che i giovanissimi sono coscienti che il gioco può rappresentare un rischio, “anche con tutte le difficoltà di far passare un concetto del genere in un paese che non solo liberalizza il gioco d’azzardo, ma consente di promuoverlo”, ricorda Giampà. Ma quando si tratta di loro stessi, difficilmente ammettono di avere una dipendenza: “ In genere i ragazzi arrivano inviati dai genitori”, spiega Corio. “A volte riconoscono di avere un problema, ma soprattutto sul fronte economico: dicono di aver perso molto ma che pensano di rifarsi”.

Sentirsi invincibili

D’altronde l’adolescenza è il momento in cui ci si sente invincibili, si cercano sensazioni forti, e al tempo stesso una fase complessa di fragilità e insicurezza: ”Un momento fisiologico di crisi, che segna il passaggio dall’infanzia all’età adulta”, osserva la psicoterapeuta, “e che può acuirsi se ci si arriva con carenze nate da rapporti familiari difficili o vissuti in modo non adeguato”. In situazioni come queste il gioco può servire a sentirsi vivi o ad acquisire un ruolo all’interno del gruppo, a emergere vincendo una sensazione di inadeguatezza: “Può cominciare come uno strumento per facilitare il rapporto con gli altri, e poi finire per sostituirsi a questo creando una vera e propria dipendenza”, ricorda Corio. I giovanissimi sono attratti anche dai “gratta e vinci”, ma a fare la parte del leone sono i giochi on line in tutte le loro forme. “Sono molto diffusi anche videogiochi con una componente di azzardo che prevedono l’acquisto di corredi virtuali”, prosegue Corio. Sono le cosiddette loot boxes a forma di cassa o forziere che si comprano on line o dal tabaccaio per acquisire punti extra e nuovi strumenti, migliorare il proprio aspetto e progredire nel gioco. “I giocatori non sanno se nel contenitore c’è quello che stanno cercando, e in questo modo si crea una coazione a ripetere”, spiega la psicoterapeuta: “ si continua a comprare fino a quando non si trova l’oggetto desiderato”.

L'aiuto dalla psicoterapia

Come affrontare il problema? "A dare i risultati migliori sono le psicoterapie, soprattutto cognitive o relazionali”, spiega Lucchini. I farmaci possono servire a tenere sotto controllo i sintomi o per affrontare comorbidità: “C’è una percentuale di giocatori patologici che ha anche problemi di dipendenza da sostanze, soprattutto alcol o cocaina”, sottolinea Giampà. “ In ogni caso il messaggio da dare è che le dipendenze si instaurano su un problema psicologico pregresso, sono un tentativo di curare una sofferenza “. In molti casi ci sono forme depressive preesistenti, oppure un’incapacità di provare emozioni che genera angoscia e spinge a giocare per provare eccitazione. “ Il gioco è comunque un segnale che qualcosa non va, un problema su cui lavorare”, spiega Corio. I farmaci, nei casi più gravi, servono a mitigare i disturbi e permettono di affrontare un lavoro di psicoterapia psicodinamica, vero percorso di cura. Altra risorsa importante è la scuola: “ E’ fondamentale intervenire prima di arrivare a forme estreme”, conclude la psicoterapeuta, “ovviamente bisogna che il paziente accetti di lavorare su se stesso, altrimenti è difficile ottenere risultati”.