Covid, come sarà la nostra vita dopo il vaccino

Tre fasi per tornare alla normalità
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COME cambierà la nostra vita quotidiana, una volta vaccinati contro il coronavirus? Per immaginarlo può essere utile ricordare, innanzitutto, cosa è cambiato con l’impatto del virus: questi mesi pandemici, con l’introduzione di vere e proprie novità sociali come il distanziamento e la diffidenza verso i luoghi al chiuso, non hanno trasformato soltanto le abitudini e l’umore degli italiani, ma anche il modo in cui i nostri neuroni processano i volti: uno studio della Ben-Gurion University israeliana, appena pubblicato su Scientific Reports, mostra che il nostro cervello non adotta più il sistema di riconoscimento “olistico” basato sulla considerazione complessiva del volto, ma utilizza – in presenza di persone con mascherina – un diverso processo, più laborioso e incerto nei suoi risultati, focalizzato sui dettagli.

Se il vaccino ci libererà dalla mascherina, torneremo come prima? Sicuramente sì per quanto riguarda il riconoscimento dei volti, ma per altri aspetti la questione diventa un po’ più complicata, e il traguardo della “nuova normalità” appare, a ben vedere, meno imminente.

Non saremo subito liberati dalle mascherine

Anche perché il vaccino non ci libererà subito dalle mascherine. "Per chi sarà vaccinato ci sarà una maggiore serenità, soprattutto per il personale sanitario che come sappiamo è particolarmente esposto al rischio di contagio. Poiché però per il momento sono poche le persone che saranno vaccinate, la vita della comunità non cambierà. E anche chi sarà vaccinato dovrà continuare a indossare la mascherina e a proteggere sé e gli altri. Questo perché nessun vaccino è efficace al 100% e quindi esiste la possibilità che in alcuni soggetti non si generi la protezione necessaria"» spiega l’immunologa Antonella Viola, direttrice scientifica dell’Istituto di ricerca pediatrica e docente all’università di Padova - . Inoltre, per il vaccino Pfizer non sappiamo ancora con certezza se oltre alla malattia il vaccino protegga anche dall'infezione. Quindi saremo più tranquilli ma non cambierà nulla nella vita pratica, almeno per il momento".

A corroborare il parere esperto di Antonella Viola, un recente sondaggio che il New York Times ha effettuato su 700 epidemiologi: la metà di loro dichiara che non cambierà il proprio comportamento – oggi solo il 7% di loro dice di lavorare in uno spazio condiviso, solo il 7% dice di aver abbracciato un amico o aver scambiato una stretta di mano nell’ultimo mese e solo l’11% dichiara di spostarsi con i mezzi pubblici - fino a quando almeno il 70% della popolazione sarà vaccinato (soglia stimata necessaria per la cosiddetta “immunità di gregge”, che negli Stati Uniti si pensa raggiungibile non prima dell’estate 2021), e un terzo degli epidemiologi americani dichiara che, una volta vaccinati, non si sentirà più a disagio nel tornare a una vita più simile a quella del pre-Covid. Però con dei distinguo: ad esempio alcuni di loro sostengono che vorranno socializzare soltanto con persone che siano state anch’esse vaccinate.

Meno strette di mano

Secondo l’immunologo Anthony Fauci, la crisi pandemica renderà una certa percentuale di persone riluttanti alla stretta di mano anche quando il Sars-Cov-2 sarà stato sconfitto. E continueremo a prestare più attenzione di un tempo a misure igieniche come il lavaggio frequente delle mani. Il mondo post-vaccino potrebbe anche riservare altre novità: ad esempio i datori di lavoro potrebbero richiedere ai dipendenti la vaccinazione, e uguale richiesta potrebbe dover essere soddisfatta da chi vuole recarsi in vacanza in crociera.

Secondo Ronan Factora, geriatra alla Cleveland Clinic, quando i viaggi aerei torneranno alla normalità, i turisti anziani – dato che il sistema immunitario, per quanto rinforzato dal vaccino, perde efficacia con l’età – preferiranno viaggiare in classe business piuttosto che in “economy”, per godere di un maggiore distanziamento dagli altri passeggeri.

Tre momenti per tornare alla normalità

Un altro recente articolo del New York Times ha intervistato epidemiologi e immunologi per poter dare un’idea di ciò che ci aspetta nei prossimi mesi, sulla difficile strada verso la normalità, distinguendo in tre momenti ciò che ci aspetta dopo il vaccino.

Mi sono appena vaccinato. Posso tornare alla mia vita pre-Covid?

Non esattamente. In questo caso si dovrà continuare a indossare la mascherina e a evitare gli assembramenti, soprattutto al chiuso. Questo almeno fino a quando la scienza non darà il verdetto definitivo sulla capacità dei vaccinati di diffondere il virus alle altre persone. E di non ammalarsi direttamente, visto che, ad esempio, i primi studi sul vaccino Pfizer-BioNTech suggeriscono che la riduzione del rischio di contrarre il Covid, per i vaccinati, non è del 100% ma si aggira intorno al 95%.

Oltre a me, anche la mia famiglia e i miei amici si sono tutti vaccinati. E ora?

È di certo più sicuro tornare a socializzare tra persone vaccinate - secondo gli epidemiologi intervistati da Claire Cain Miller, Margot Sanger-Katz e Katherine Wu del New York Times – ma continua ad essere rischioso il ritrovarsi in assembramenti più estesi, come eventi di intrattenimento o di altro tipo, dove non si ha certezza che tutti siano stati vaccinati, sempre perché non si può avere la certezza totale che il vaccino protegga tutti. Né si può essere certi di non contagiare, magari per interposta persona, i soggetti più vulnerabili.

Grazie al vaccino e alle guarigioni, il 70% degli italiani è immune al Sars-Cov-2. Ora l’incubo è finito?

A questo punto, sempre secondo gli esperti del New York Times, diventa certamente più sicuro tornare a una vita sociale vera e propria, che comprende aspetti come l’uso quotidiano dei mezzi pubblici, il consumo di pasti nei ristoranti e la partecipazione a feste, convegni e altri eventi. Ma bisognerà anche tenere d’occhio il calendario: nell’estate 2021, ammesso che per allora si sia già raggiunta l’immunità di gregge, ci si potrà permettere un rilassamento generale delle misure e il ritorno a una quasi-normalità (per quanto vigile), anche perché ormai si sarà introiettata negli italiani una certa capacità di discernere tra comportamenti sicuri e incauti, e gli operatori sanitari saranno forti dell’esperienza anti-Covid acquisita duramente – e stoicamente - sul campo. Ma l’inverno potrebbe facilitare una nuova ondata, visto che comunque resterebbe una – più o meno piccola - percentuale di italiani non vaccinata e quindi a rischio sia di ammalarsi che di diffondere il virus.