Disturbi psichici in adolescenza, servono interventi personalizzati

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LA MAGGIOR parte dei disturbi psichiatrici gravi emerge durante l’adolescenza o la prima età adulta, periodi caratterizzati da intensi cambiamenti nel fisico, nella mente e nelle relazioni sociali. Il modo in cui si interviene può influenzare nel lungo periodo il decorso della psicopatologia e la qualità della vita dei pazienti. I servizi di salute mentale si trovano nella necessità di organizzarsi per poter rispondere in modo appropriato, così da indirizzare i giovani utenti verso il miglior percorso possibile.

Molte Asl hanno dato vita a servizi psichiatrici “dedicati ai giovani”, ma spesso la reale incisività di questi interventi è scarsa, basandosi in molti casi solo su una presentazione più accattivante e meno medicalizzata (magari in una sede diversa da quella del centro di salute mentale per adulti), ma non fondandosi su competenze professionali specifiche. Spesso inoltre manca un collegamento con i servizi di neuropsichiatria dell’età evolutiva e con quelli per le dipendenze, per cui di fatto i pazienti gravi non hanno nessuna alternativa autentica al servizio di salute mentale “tradizionale”.

In queste condizioni, come hanno osservato lo psichiatra Daniel Fung e la psicologa Nikki Lim-Ashworth, dell’Istituto di salute mentale di Singapore, l’utilizzo di psichiatri dedicati ai bisogni della popolazione giovanile appare addirittura inappropriato rispetto a interventi basati sull’individuazione precoce dei pazienti a rischio (grazie alla collaborazione con risorse della comunità come la scuola e i medici di base) e sul coinvolgimento di figure professionali non mediche, come psicologi e assistenti sociali, in un’ottica multidisciplinare. Lo psichiatra australiano Ian Hickie e i suoi colleghi del Brain and Mind Centre dell’Università di Sydney hanno proposto un modello di intervento personalizzato che consente di prevedere gli esiti e guidare le decisioni in modo da fornire le cure più appropriate.

Secondo questa prospettiva oltre alla valutazione diagnostica l’osservazione del paziente deve includere sempre anche la storia personale, gli aspetti sociali e occupazionali, il rischio di autolesionismo, l’uso di alcol o altre sostanze e la salute fisica. Le principali sindromi cliniche vanno studiate nel tempo e inquadrate nello stadio di avanzamento in cui si trovano. Intercettare le traiettorie fisiopatologiche che portano ai disturbi conclamati (alterazioni del neurosviluppo per le psicosi, dei ritmi sonno-veglia per i disturbi bipolari e iperattivazione emotiva per quelli ansioso-depressivi) può consentire interventi personalizzati, mentre la mancata comprensione di questi meccanismi e la focalizzazione esclusiva sulle categorie diagnostiche contribuiscono alla cronicizzazione.

L’approccio multiprofessionale che caratterizza i servizi di salute mentale italiani, coniugato con una maggiore attenzione ai fattori neuropsicologici, alle alterazioni metaboliche, ormonali, immunologiche e dei ritmi circadiani e allo studio strutturale e funzionale del cervello potrebbe portare allo sviluppo di piani di cura individuali che si adattino alla storia e ai bisogni della persona nella sua globalità.

 

Francesco Croi è psichiatra, Dipartimento di Salute Mentale, Viterbo