"Hot-spot Covid": come ridurre gli accessi al pronto soccorso.

Medici di base in prima linea: la parola alla dottoressa Antonella Ferrari, medico di medicina generale di Milano
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“POTENZIARE la medicina territoriale”. Una frase ripetuta all’infinito in questi mesi di pandemia. Eppure, al di là dei proclami, poco è stato fatto nell’ottica di evitare nuovamente il sovraccarico degli ospedali nella seconda ondata. Ma nonostante le mille difficoltà, la collaborazione tra medici di medicina generale, medici ospedalieri ed infermieri sta portando a dei modelli virtuosi di gestione dei pazienti Covid-19. Una goccia nel mare è il caso della collaborazione tra l’Ospedale Niguarda di Milano, i medici del territorio e le strutture dell’Azienda Socio Sanitaria Territoriale che hanno dato vita all’Hot-spot Covid, un modello per cercare di ridurre gli accessi ai pronto soccorso.

Il ruolo del territorio


Quando si verificano troppi casi di contagio in poco tempo, a saltare è l’assistenza ospedaliera. Il problema della gestione di una pandemia è essenzialmente questo. Pronto soccorso intasati -con relativo abbassamento nella qualità delle cure erogate- e rinvio degli interventi programmati sono tra gli effetti principali di un sistema sanitario prossimo al collasso. Poter alleggerire il carico di queste strutture è più che mai fondamentale.

“L’assistenza territoriale -spiega la dottoressa Antonella Ferrari, medico di medicina generale di Milano- gioca un ruolo molto importante nell’evitare l’ulteriore sovraccarico dei nostri ospedali. Credo che mai come in questo momento storico che stiamo vivendo nella nostra città e nella nostra Regione sia indispensabile lasciare da parte ogni tipo di recriminazione e polemica ed agire concretamente per collaborare e lavorare insieme, ognuno con le proprie competenze e specificità”.

L’esperienza dell’Hot-spot Covid


Ma cosa significa concretamente tutto ciò? Nei racconti della prima ondata e in quelli di queste ultime settimane emerge ancora chiaramente la frattura nell’assistenza tra il mondo dei medici di base e l’ospedale. Frattura che potrebbe essere sanata attraverso una riorganizzazione dell’assistenza. “Nella gestione di una persona positiva a Covid-19, spesso noi medici di medicina generale ci troviamo di fronte a pazienti critici che non rispondono alle cure territoriali. Questi pazienti, in assenza di una strategia ben chiara, finiscono per affollare i pronto soccorso in attesa di esami diagnostici. E’ su questi casi che dobbiamo concentrarci”.

Consci di questo problema, nelle ultime settimane l’Ospedale Niguarda di Milano, i medici di medicina generale e le strutture dell’Azienda Socio Sanitaria Territoriale hanno provato a riorganizzare l’assistenza con l’obiettivo di ridurre accessi e ricoveri non strettamente necessari. Un modello che prende il nome di “Hot-spot Covid”.

“A noi medici che presidiamo il territorio - prosegue la dottoressa Ferrari- spetta il compito di individuare i pazienti critici. Una volta individuati questi vengono inviati negli ambulatori dell’ASST - nel caso specifico, quelli di Villa Marelli- per effettuare gli accertamenti diagnostici necessari. Una volta terminati il paziente rientra al domicilio e segue un confronto telematico o telefonico circa il prosieguo o la modifica delle terapie. In questo modo, nelle scorse settimane, abbiamo evitato molti ricoveri inutili”.

Un modello che sta consentendo ai pazienti di accedere a servizi radiologici dedicati per individuare casi più o meno gravi di polmonite evitando una solitudine gestionale ai medici del territorio e garantendo al paziente terapie appropriate ed evitando quelle inutili.

Replicare l’esperienza


“Nei prossimi mesi, complice il periodo dell’influenza stagionale, sarà davvero fondamentale la collaborazione dei gruppi territoriali ed ospedalieri per non far esplodere gli ospedali e garantire cure adeguate alle persone. Per questa ragione sarebbe auspicabile che l'esperienza dell’Hot-spot Covid di Niguarda venisse effettuata anche da altri ospedali dell'Area Metropolitana compresi i centri privati accreditati che già sono operativi in città” conclude la Ferrari.