L'empatia con chi soffre espone gli adolescenti alla depressione

A sostenerlo il team di ricerca dell'Università di Binghamton

2 minuti di lettura
ANSIA, angoscia e tristezza. Chi nota questi sentimenti negli altri e, dimostrandosi quindi più empatico, corre un maggior rischio di soffrire di depressione. A sostenerlo il team di ricerca dell'Università di Binghamton, secondo cui gli adolescenti che prestano particolare attenzione ai volti tristi hanno anche maggiori probabilità di sviluppare sintomi depressivi, in particolare durante i periodi di stress. Una scoperta, quindi, che potrebbe fornire informazioni importanti per mettere a punto nuove strategie capaci di identificare precocemente lo sviluppo di questo disturbo. Lo studio è stato appena pubblicato sul sulle pagine del Journal of Abnormal Child Psychology.
 
LEGGI:
Adolescenti: social media e tv aumentano il rischio depressione
 

L'attenzione ai volti tristi

Ricerche precedenti avevano già evidenziato la relazione tra l'attenzione costante alle emozioni altrui, come appunto la tristezza, e l'insorgenza della depressione negli adulti. E alcuni, infatti, ipotizzavano che questo maggior interesse aumentasse il rischio di sviluppare sintomi depressivi, in particolare durante periodi stressanti. Finora, tuttavia, pochi studi erano riusciti a validare questa ipotesi ed esaminare più nel dettaglio questa relazione in un periodo estremamente delicato, come  l'adolescenza. “Sebbene studi precedenti abbiano suggerito che chi mostra un'attenzione costante ai volti tristi è più esposto al rischio di depressione, il nostro studio è il primo a testare se questo influisca sul modo in cui gli adolescenti rispondono allo stress, sia in laboratorio che nel mondo reale”, ha spiegato Cope Feurer, autore della ricerca.
 
LEGGI - Adolescenti sedentari, a 18 anni sono più depressi


La depressione

Per capirlo, i ricercatori hanno esaminato l'impatto della costante attenzione degli adolescenti alle manifestazioni facciali delle emozioni, sia nel mondo reale sia in situazioni simulate in laboratorio. Dai risultati è emerso che notare i volti tristi è associato a maggiori reazioni depressive in risposta allo stress. “Se un adolescente ha la tendenza a prestare maggiore attenzione agli stimoli negativi, quando sperimenta qualcosa di stressante, è probabile che abbia una risposta meno adattativa a questo stress e sia più incline nel mostrare i sintomi depressivi”, racconta Feurer. Per esempio, prosegue l'esperto, se due adolescenti litigano con un amico e uno dei due percepisce di più gli stimoli negativi (come, appunto, la tristezza) rispetto all'altro, allora quell'adolescente ha più probabilità di sviluppare sintomi depressivi in risposta allo stress.
 
LEGGI - Coronavirus, effetto lockdown: ansia e depressione per l'85% dei giovani
 

Cervello ed emotività

I ricercatori ipotizzano che il meccanismo biologico alla base della loro scoperta risieda nella capacità del cervello di controllare la reattività emotiva. “Fondamentalmente, se il cervello ha difficoltà a controllare il modo con cui un adolescente risponde alle emozioni, questo si traduce anche nella loro difficoltà di distogliere lo sguardo dagli stimoli negativi e la loro attenzione va in blocco”, ha spiegato Feurer. “Quando gli adolescenti che tendono a prestare maggiore attenzione alle facce tristi sono in un periodo di stress, possono generare una risposta più forte a questo stress, poiché hanno difficoltà a distogliere la loro attenzione dalle emozioni negative”. Vale a dire, conclude l'esperto, che questi adolescenti sono a un maggior rischio di sviluppare la depressione.