Dal dentista senza paura: igiene e protezioni come in sala operatoria

Meglio non rimandare ancora i controlli odontoiatrici rischiando poi di peggiorare il problema e dover così affrontare interventi più invasivi e costosi

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Almeno prima di partire per le vacanze e prima che gli studi chiudano per le ferie estive, meglio fare un controllo dal dentista e terminare i trattamenti iniziati prima dell’emergenza Coronavirus perché la salute della bocca non può aspettare. Secondo le stime della Società italiana di parodontologia e implantologia, almeno 10 milioni di italiani hanno avuto disturbi a denti e gengive ma solo il 10% ha potuto o voluto andare dal dentista per paura del contagio. Eppure, gli studi si sono attrezzati e garantiscono percorsi di cura sicuri secondo le linee guida del Ministero della Salute.

Dal dentista come in sala operatoria

Già prima del Coronavirus, l’attività del dentista era ben disciplinata da protocolli di disinfezione e sterilizzazione degli ambienti e degli strumentari operativi, con un elevato indice di sicurezza rispetto al rischio di possibili infezioni crociate. “Dopo quest’emergenza sanitaria - spiega Antonio Scarano, ordinario in Chirurgia orale presso l’Università G. d'Annunzio di Chieti-Pescara - abbiamo potenziato la sicurezza con le nuove disposizioni circa il mantenimento del distanziamento sociale, l’esecuzione di un adeguato triage pre-operativo, la necessità di sanificare gli ambienti al termine delle sedute mediante agenti disinfettanti no-touch, e di proteggere in maniera adeguata pazienti e personale medico con appositi dispositivi di protezione individuale”. Insomma, da sempre lo studio dentistico è stato gestito come una sala operatoria soprattutto per la decontaminazione ambientale. “Si utilizzano sistemi automatici che atomizzano nell’aria una soluzione disinfettante in grado di depositarsi su tutte le superfici disattivando microorganismi più resistenti del coronavirus”, aggiunge Scarano.


Paura del contagio: una questione psicologica

Eppure, molti pazienti, nonostante le procedure di protezione, hanno paura di potersi contagiare: è un rischio concreto o un’esagerazione? “Chiaramente il rischio zero non esiste, nonostante tutte le precauzioni, al bar come in strada o dal dentista”, chiarisce Maurizio Cirulli, professore a contratto di Chirurgia Orale nella stessa università. “Però, bisogna considerare la quantità e la qualità delle procedure di protezione messe in atto, che sono ingenti. Inoltre, ci sottoponiamo a cadenza regolare ai test sierologici, per protezione nostra e dei pazienti, così da essere sicuri di non diventare noi stessi veicoli di trasmissione del virus”.


Il triage telefonico e l’accettazione

La prima fase del protocollo di sicurezza in odontoiatria è quello del triage telefonico: “Quando un paziente chiama per fissare un appuntamento - spiega Cirulli - gli vengono fatte delle domande per valutare se sia un caso ad alto o basso rischio Covid, se presenta sintomi o ha frequentato pazienti che presentino sintomi sospetti. Inoltre, viene istruito sulle norme di comportamento da adottare una volta arrivato in studio”. Quando il paziente arriva, gli viene misurata la temperatura tramite termoscanner, gli vengono consegnati dei calzari monouso e della soluzione idroalcolica per disinfettare le mani e poi compila un questionario Covid.


La preparazione degli ambienti prima e dopo

Sia prima di una visita che subito dopo, l’ambiente operativo viene preparato in modo da ridurre al massimo il rischio di contaminazione. “Lasciamo meno oggetti possibili sulle superfici per limitare la contaminazione ambientale, copriamo con pellicole di polietilene le superfici difficilmente disinfettatili come, per esempio, le tastiere dei computer”, prosegue Cirulli. La poltrona, le faretre, le lampade e le sedute vengono coperte col cellophane, che verrà sostituito tra una seduta e l’altra prima di procedere alla disinfezione”. Una volta che il paziente se ne è andato si procede con la disinfezione degli ambienti e dello strumentario. Vengono disinfettati gli schermi facciali e viene eliminato il materiale monouso. Nelle ore meno calde si lavora con le finestre aperte per garantire il massimo ricambio d’aria, se è necessario accendere l’aria condizionata l’ambiente viene areato per una decina di minuti. Vengono sostituiti i manipoli della poltrona, il cellophane viene rimosso e si procede a pulire e disinfettare tutto l’ambiente per poi sanificare con un sistema misto vapore/disinfettante utilizzato anche in ambiente ospedaliero che permette di raggiungere anche superfici irregolari e difficilmente pulibili.

In poltrona con precauzioni

Le precauzioni continuano anche quando si fa accomodare il paziente in poltrona. A quel punto, gli si fa togliere la mascherina e gli si fa indossare camice e cuffia monouso. I dentisti e le assistenti tolgono le mascherine chirurgiche e indossano mascherine Ffp2, schermi facciali, guanti, camici monouso, calzari e cuffie in Tnt per proteggere sé e il paziente. “Facciamo eseguire al paziente uno sciacquo con acqua ossigenata diluita seguito da uno sciacquo con clorexidina per abbattere la carica virale e batterica”, prosegue Cirulli. Se possibile si cerca di limitare le prestazioni che comportino la produzione di aerosol, sempre per ridurre le possibilità di contaminazione e di eventuale infezione. Si procede con la terapia utilizzando aspirazioni chirurgiche potenti a due vie che aspirano l’aerosol residuo dall’area di lavoro.


Cosa si rischia a rimandare i controlli

Non andare dal dentista magari ci espone meno al rischio di contagio Covid ma non è una scelta senza conseguenze. Cosa si rischia a rimandare di continuo il controllo dal dentista? “Una dilazione delle sedute ordinarie e delle visite mediche e odontoiatriche periodiche di controllo - risponde Scarano - rischia di generare nel breve e nel medio termine delle conseguenze sia sul piano della prevenzione di malattie della cavità orale a carico di denti e gengive, ma anche di diagnosi tempestiva di eventuali patologie dei mascellari. Gli effetti si traducono con un potenziale aumento della durata, dell’invasività e dei costi dei trattamenti nonché di una possibile peggior prognosi della patologia”.

 
La campagna per la protezione dello smalto

Si stima che l’erosione dentale colpisca circa il 40% degli italiani. Per promuovere la prevenzione è partita la “Campagna per la protezione dello smalto”, l’iniziativa Biorepair realizzata in collaborazione con AIDIPro (Associazione Igienisti Dentali Italiani per la professione), Suso (Sindacato Unitario Specialità Ortognatodonzia), Unid (Unione Nazionale Igienisti Dentali), e con il patrocinio del corso di studi in Igiene dentale dell’università di Milano. I check up sul web possono essere realizzati da remoto via Skype, Whatsapp, Google Hangout, Facebook, Telegram ed essere estesi a tutti i componenti della famiglia. Per partecipare basta consultare il sito www.campagnaprotezionesmalto.it, selezionare il professionista più vicino a te e ricevere un codice da comunicare nel momento in cui viene concordata la data dell’appuntamento per la consulenza. La consulenza deve essere prenotata ed effettuata entro il 31 agosto 2020.