In lista d'attesa per la Pma. E la gravidanza arriva da sola

Capita che nelle coppie che aspettano di sottoporsi a procreazione assistita ci sia un certo numero di concepimenti spontanei. Ma in un centro romano la percentuale è stata troppo alta. E i medici hanno indagato per scoprire però che le coppie mentivano e i rapporti sessuali erano rari. Perché se il rapporto è mirato il desiderio svanisce

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Nelle prime fasi del lockdown è stato un luogo comune ricorrente: le coppie si staranno dando da fare, chissà quanti nuovi nati all’inizio del 2021. Poi sono cominciate le prime retromarce: contrordine, gli italiani tappati in casa hanno fatto di tutto fuorché avere rapporti sessuali. Stress e preoccupazioni per il futuro, i bambini sempre per casa, la necessità di distanziamento sociale – dicono alcuni sondaggi - hanno ucciso ogni desiderio.
C’è però una categoria di persone per le quali la quarantena ha rappresentato un punto di svolta proprio in questo senso. Sono alcune delle coppie con problemi di infertilità che, dopo gli esami preliminari, avrebbero dovuto intraprendere un percorso di procreazione medicalmente assistita. Tra quelle che si sono rivolte al Centro Pma dell’Ospedale San Filippo Neri della Capitale – racconta Arianna Pacchiarotti, ginecologa, docente alla Sapienza Università di Roma e responsabile della struttura – alcune hanno concepito naturalmente proprio nel corso delle settimane di clausura. Si tratta di una percentuale significativa: il 14 per cento. Ovvero sette coppie su 50, secondo quanto riporta l’analisi in pre-print “A surprising link with unexplained infertility: a possible Covid-19 paradox?” che Pacchiarotti firma insieme a Piero Saccucci e Giacomo Frati.
centri attivi e coppie trattate 
 
“Con l’inizio del lockdown, seguendo le indicazioni dell’Istituto Superiore di Sanità, abbiamo dovuto chiudere il Centro Pma, dunque chi era in attesa dei trattamenti ha dovuto aspettare la ripresa delle attività”, spiega la ginecologa. Ma dopo qualche settimana alcuni aspiranti genitori hanno cominciato a telefonare comunicando la lieta novella: avevano ottenuto la tanto desiderata gravidanza tra le quattro mura di casa. Così Pacchiarotti e colleghi hanno cercato di immaginare le cause di questo fenomeno. “Doveva essere venuto meno un elemento importante che in queste coppie ostacolava la riproduzione. E secondo noi il motivo era uno, in particolare: la scarsa frequenza dei rapporti sessuali”, conclude la responsabile del centro.

dati per regione ed eterologa 


Poche spiegazioni

Nel report in attesa di pubblicazione si analizza dunque la storia di 50 coppie con infertilità inspiegabile che si erano rivolte al centro romano. L'età media era di circa 39 anni, le donne presentavano una riserva ovarica normale per l'età, mentre tra i partner maschi il 66% aveva una quantità e qualità di liquido seminale assolutamente normale, e solo il 34% presentava una moderata oligoastenospermia, con pochi spermatozoi e poca motilità. Una situazione abbastanza diffusa, in cui l’assenza di concepimento non ha grandi spiegazioni. E’ così e basta, e la ricerca di un figlio deve passare per la procreazione assistita. “Ma quando le sette coppie che avevano concepito naturalmente sono state contattate, tutte hanno confermato un significativo aumento dell'attività sessuale: da una media di 2 rapporti al mese a tre volte a settimana. E tutte hanno affermato che il tempo trascorso più a lungo insieme a casa aveva contribuito all'aumento della loro attività sessuale”, racconta Pacchiarotti. Merito del minor carico di stress dovuto alle trasferte di lavoro, alle tensioni con i colleghi, agli spostamenti nel traffico, al miglior riposo notturno, a una alimentazione più curata, magari anche a un ritrovato equilibrio di coppia.

numero cicli e bimbi 

Tre rapporti a settimana

E’ vero, il Centro Pma del San Filippo Neri fa riferimento a un’area benestante della Capitale, e questo è un contesto che deve essere tenuto in considerazione quando si parla di riduzione dello stress durante la quarantena. Tuttavia il dato è interessante: ci dice per esempio che a volte il ricorso alle tecniche di procreazione assistita è un po’ frettoloso. Perché in alcuni casi il vero problema dell’assenza di concepimento è per l’appunto la scarsa frequenza di rapporti sessuali. “Tre a settimana è quello che noi consigliamo alle coppie. Così arriviamo al 35 per cento di probabilità di ottenere una gravidanza”, continua la ginecologa. Quando però le coppie si sottopongono agli esami e al colloquio preliminare per individuare le cause del mancato concepimento, difficilmente si aprono su questo tema. C’è imbarazzo, ritrosia, paura di confessare: si fa l’amore troppo poco.

importazione gameti ed embrioni 

Il desiderio che non c'è

E d’altra parte una spiegazione c’è. Spesso i “rapporti mirati”, quelli finalizzati alla procreazione, impattano negativamente sulla libido, sulla potenza, insomma uccidono il desiderio, conferma Eleonora Porcu, che dirige la struttura dipartimentale di Infertilità e procreazione medicalmente assistita del Policlinico Sant’Orsola di Bologna. Non a caso, continua Porcu, la prima cosa che dico alle coppie che vengono nel nostro centro è: buttate via gli stick per controllare l’ovulazione, e cercate di avere un numero congruo di rapporti indipendentemente dal periodo fertile o meno. Gli spermatozoi sopravvivono nel corpo femminile fino a 3 giorni, accumulandosi e facendo una “massa critica” che poi potrà fecondare l’ovocita quando sarà maturo. Ma l’effetto psicologico c’è, indubbiamente: al Sant’Orsola capita che ottengano gravidanze naturali le coppie in lista d’attesa – molto lunga, a dire il vero. “Il solo fatto di avere cominciato un percorso di Pma rilassa e rassicura entrambi i partner. La fiducia innesca una serie di circoli virtuosi a livello chimico, che rendono favorevole un evento complesso come la fecondazione”, conclude Porcu. Dunque nessuna sorpresa: se cala lo stress, il concepimento è più vicino. E per qualcuno il lockdown ha significato proprio questo.
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