Terapia cognitivo comportamentale via internet? Riduce i sintomi della depressione

Secondo un’indagine della Indiana University, anche se effettuata tramite app, ridurrebbe i sintomi della depressione sia lieve sia severa

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DEPRESSIONE, ansia, disturbo bipolare, schizofrenia, disordini alimentari e tanto altro: esistono applicazioni per smartphone per ogni tipo di problema. Anche per quelli di salute mentale. Un gruppo di ricercatori della Indiana University (IU) ha voluto indagare, esaminando studi già svolti, qual è l’effettivo ruolo delle app per la depressione. Queste terapie, in un certo senso autosomministrate, riducono effettivamente la depressione? Sembrerebbe proprio di sì e l’effetto positivo non si avrebbe solo nei casi di depressione lieve e moderata, ma anche nei casi di quella grave. L’analisi - pubblicata sul Journal of Medical Internet Research - ha esaminato 21 studi preesistenti con un totale di quasi 5.000 partecipanti. Lo studio è stato condotto da Lorenzo Lorenzo-Luaces, professore clinico presso il Dipartimento di Psychological and Brain Sciences dell'Università di Bloomington della IU.

• LA TERAPIA COGNITIVO COMPORTAMENTALE COMPUTERIZZATA
Negli ultimi anni, molte app e siti web hanno proposto di curare la depressione: nel 2013 erano disponibili circa 1500 app dedicate alla sola depressione. Nello specifico, i soggetti dello studio avevano utilizzato applicazioni che forniscono un trattamento con terapia cognitivo comportamentale, una forma di psicoterapia che si concentra sull’individuazione dei pensieri cosiddetti disfunzionali e sulla sostituzione di questi ultimi con pensieri orientati all’azione. In altre parole, cambiare il proprio modo di pensare e il proprio comportamento per alleviare i sintomi della depressione, così come altri disturbi mentali. Fondamentale è lo svolgimento di “compiti” da fare a casa durante le proprie giornate: si tratta di esercizi che il paziente deve svolgere per esporsi in maniera graduale al problema e cercare di affrontarlo e superarlo efficacemente.

Precedenti studi avevano indagato l’efficacia delle singole app di terapia cognitivo-comportamentale computerizzata detta iCBT (internet-delivered cognitive behavioral therapy, terapia cognitivo-comportamentale somministrata via internet). Ma fino ad ora nessuno aveva esaminato se gli effetti di questi trattamenti fossero stati in qualche modo gonfiati escludendo i pazienti con depressione più grave o affetti anche da altri disturbi come l’ansia o l’abuso di alcol. “Prima di questo studio - ha affermato Lorenzo-Luaces - pensavo che gli studi precedenti fossero incentrati su persone con depressione molto lieve o, almeno su persone che non avessero altri problemi di salute mentale e fossero a basso rischio di suicidio. Con mia sorpresa, non è stato così, anzi questi studi suggeriscono che queste app e piattaforme possono aiutare un gran numero di persone”.

• LA DEPRESSIONE E SALUTE PUBBLICA
Si tratta di un nuovo importante strumento per affrontare un problema di salute pubblica: gli individui con disturbi mentali come la depressione superano, infatti, di gran lunga gli operatori di salute mentale disponibili per curarli. “Quasi una persona su quattro soddisfa i criteri per il disturbo depressivo maggiore”, ha sottolineato l’esperto e “se includi persone con depressione minore o che sono state depresse per una settimana o un mese con pochi sintomi, il numero aumenta, superando il numero di psicologi che possono seguirle”. Un altro problema da non sottovalutare è il peso delle persone depresse sul sistema sanitario: “è più frequente - ha osservato Lorenzo-Luaces - che si recano più spesso di altre in pronto soccorso. Hanno più problemi di salute e la loro depressione a volte impedisce loro di prendere le medicine per altri problemi di salute”. Conducendo una meta-analisi sui 21 studi, Lorenzo-Luaces e collaboratori hanno determinato in modo decisivo come queste app di terapia computerizzata riducono efficacemente la depressione. La questione centrale era determinare se studi precedenti distorcessero in qualche modo la forza degli effetti di questi sistemi escludendo le persone con grave depressione. Ma la conclusione è stata significativa: le app hanno funzionato sia nei casi di depressione lieve e moderata sia nei casi di depressione grave.

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• L'IMPORTANZA DELLO PSICOTERAPEUTA
Molti degli studi presi in considerazione hanno confrontato l'uso di app di terapia cognitivo-comportamentale computerizzata con il posizionamento in una lista d'attesa per una seduta di psicoterapia e con l'uso di "app fake", cioè app che davano deboli raccomandazioni all'utente. In questi casi, le app iCBT hanno funzionato molto meglio. “Ma - precisa Lorenzo-Luaces - questo non vuol dire che si dovrebbe smettere di prendere i farmaci e affidarsi totalmente alle app”. In ogni caso, la terapia face-to-face e gli antidepressivi potrebbero essere ancora più efficienti se unite alle app iCBT.

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“Le persone tendono a fare meglio quando hanno una sorta di guida. Ma - ha aggiunto - un check-in da 10 a 15 minuti può essere sufficiente per molte persone”. La terapia basata sulle app ha anche un vantaggio in situazioni in cui l'accesso alla terapia face-to-face è limitato a causa di barriere logistiche, come lunghe distanze nelle zone rurali o orari di lavoro. “Le app iCBT si basano sui metodi che abbiamo imparato e li mettono a disposizione di molte persone che potrebbero trarne beneficio. Questo - ha detto Lorenzo-Luaces -- è sicuramente uno sviluppo entusiasmante”.