James Bond beve troppo. Parola di ricercatori

Lo 007 per antonomasia ama troppo gli alcolici, tanto da mettere a rischio la propria salute. Lo dicono gli studiosi australiani dopo aver analizzato i suoi comportamenti in 24 film

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TRA inseguimenti ed esplosioni, intrighi e avvelenamenti, James Bond, l’agente dei servizi segreti per antonomasia, beve troppo. Lo affermano i ricercatori dell’università di Otago, in uno studio pubblicato sul Medical journal of Australia, dopo aver effettuato l’analisi di 24 film della saga.

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• ANALISI DI TUTTI I FILM
Guardando con occhio critico a oltre sei decadi di film, dal 1962 al 2015, si nota subito: lo 007 più amato è spesso alle prese con un bicchiere di whisky. Non fa altro che bere, sia da solo che in compagnia, in molti momenti della giornata. Si stima che in alcune occasioni abbia consumato un numero tale di cocktail da superare addirittura la quantità di alcool che il corpo umano possa tollerare. Analizzando il contenuto alcolico delle bevande e la velocità con cui le ingerisce, i ricercatori ritengono che abbia raggiunto il picco di 0,61 g/dL di alcol nel sangue, livello che potrebbe rivelarsi addirittura fatale per alcuni di noi. 

Ma non è solo un problema di quantità di alcol ingerita, bisogna anche considerare i pericoli di questa passione per il bicchiere. Dopo una tappa al bar Bond non ha paura di mettersi alla guida di una macchina, affrontare inseguimenti, sfidare i nemici o avere rapporti intimi, anche con armi a portata di letto. Insomma, il nostro paladino ha un chiaro problema di alcolismo. I ricercatori suggeriscono che si faccia seguire da uno specialista.

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• L'ALCOL IN ITALIA
Secondo la relazione del ministero della Salute sul consumo dell’alcol degli italiani durante il 2017, è stato ridotto il consumo abituale di alcol durante i pasti ma il dato di chi beve smodatamente, in altri momenti della giornata, resta invece preoccupante, soprattutto tra i giovani. Nel 2014 i consumatori occasionali erano il 27% ma già nel  2016 si registrava un aumento di due punti percentuali. Nel 2016 il fenomeno del binge drinking (bere smodatamente in poco tempo, spesso fino a sentirsi male) interessava il 17% dei giovani tra i 18 e i 24 anni. In assoluto, secondo i dati Istat di aprile 2018, l'anno prima il 65,4% degli Italiani affermava di consumare abitualmente bevande alcoliche. Meno consumatori abituali ma più occasionali. Le fasce più a rischio di effetti collaterali dovuti al bere sono i giovani, i minorenni (16 e 17 anni) e le persone tra i 65 e i 75 anni. Il rischio più alto lo corrono gli uomini. 

Il cambiamento delle abitudini non coinvolge solo gli orari, ma la bevanda preferita. Che non è più solo vino e birra, ma anche superalcolici, amari e aperitivi.


 
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