Una casa chiamata pelle

Spia di uno stato d'animo e delle nostre condizioni di salute. E la rivista "L'Arco di Giano" le dedica un numero monografico

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È NOTO che il nostro corpo subisce l’influenza dei modelli culturali: la prima immagine che ciascuno di noi offre agli altri è, con il viso, la pelle, un 'bellissimo packaging' che va preservato, sia dal punto di vista estetico che sanitario. La pelle è infatti spia di uno stato d’animo, come pure di una vera e propria patologia, che viene segnalata da effetti esteriori.

"Ho desiderato dedicare un numero de L’Arco di Giano per far incontrare una cultura multidimensionale attorno ai problemi della salute, che mi appartiene, con quelle delle patologie della pelle, che riguardano ambiti diversi e delicati della vita di ciascuno" spiega Mariapia Garavaglia, direttrice della rivista e presidente dell'Istituto Dermopatico dell'Immacolata (Idi) alla presentazione del numero monografico della rivista dedicato alla pelle.

La pelle merita attenzione, 'ascolto', affinché ogni dettaglio possa aiutare a prevenire forme patologiche o semplicemente ad evitare sofferenze derivate dalla rappresentazione di sentirsi 'brutti' o non abbastanza 'belli' rispetto ai criteri dominanti.

Ecco perciò approfondimenti a tutto campo, che spaziano dalla clinica alla psicologia: un'intervista di Damiano Abeni a John Updike, premio Pulitzer per la narrativa, esamina la convivenza con la psoriasi vissuta da un narciso. 

"Il nostro corpo viene manipolato nella ricerca di una perfezione di per sé impossibile, talvolta con autoafflizioni indotte col bisturi oppure ornandolo di tatuaggi - prosegue Garavaglia - Zygmunt Baumann vi riconosceva il bisogno di continuo cambiamento, mentre Marx ricorderebbe che è una alienazione la 'oggettificazione' di una singola parte del corpo. Il dato è che ciascuno si interroga sulla propria immagine e trova negli altri uno specchio esterno".

Un articolo di Fabrizio Asioli indaga il rapporto tra pelle e mente nella crescita del bambino, Renzo Rozzini evidenzia le peculiarità della pelle dell'anziano mentre Anna Rita Giampetruzzi si concentra sulla microcircolazione cutanea. Ma in un universo tanto vasto, trovano spazio anche passato e futuro della dermatologia, così come le esperienze di familiari e associazioni di pazienti.

"A questo proposito ricordo che la dermocosmetologia non si configura semplicemente come attività estetica di abbellimento - spiega Garavaglia - la chirurgia plastica e ricostruttiva restituiscono l’identità della persona, leniscono gravi danni psicologici, fanno recuperare speranza nel futuro".

Questo volume propone riflessioni che dimostrano come la dermatologia si intreccia con le varie discipline mediche ed anche con le mutazioni culturali. Del resto, l’archeologia testimonia da quanti millenni si sono usate creme, unguenti e polveri per abbellire il corpo delle donne, dei sacerdoti e onorare i defunti.

"Come non ci accorgiamo dell’aria che ci circonda, a meno che non sia frizzante o ventosa, così non ci accorgiamo di avere un organo che protegge tutti gli altri, la nostra pelle. Le dedichiamo attenzione solo se presenta qualche modificazione" conclude Garavaglia. Un motivo in più per fermarsi e riflettere sulla sua importanza.