"Alcol, il binge drinking resta un'emergenza"

L'esperto:"L'incremento dei consumatori occasionali e della pratica del cosiddetto 'binge drinking' sono preoccupanti e toccano il picco tra i 18 e i 24 anni"

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Il CALO del numero di persone che consumano quotidianamente alcol, evidenziato dall'indagine Istat, delinea uno scenario in chiaroscuro, che non consente di accogliere con soddisfazione una tendenza in costante flessione. "L'incremento dei consumatori occasionali e della pratica del cosiddetto 'binge drinking' sono preoccupanti e toccano il picco tra i 18 e i 24 anni" spiega Emanuele Scafato, direttore dell'Osservatorio nazionale alcol del Centro nazionale di epidemiologia, durante il consueto convegno annuale Alcohol Prevention Day.

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A finire sul banco degli imputati sono le occasioni in cui il consumo avviene lontano dai pasti: aperitivi e soprattutto happy hour, retaggio di una politica di marketing che negli stessi paesi anglosassoni, dove nasce per attirare la clientela nei pub dopo l'uscita dal lavoro grazie a consumazioni a prezzo ridotto, è ormai scomparsa.

"L'Italia vive l'onda lunga di un modello culturale ampiamente superato. Nel Regno Unito i giovani socializzano attraverso la cucina, mentre in Islanda si sono convertiti al fitness" prosegue Scafato. Merito di campagne di informazione sia a scuola sia in famiglia, ma anche di politiche di prevenzione volte a ridurre la facilità di accesso all'alcol. E così via libera alla regolamentazione oraria delle bevande alcoliche, al divieto di girare per strada con bottiglie di vetro e persino alle sponsorizzazioni. "Soprattutto nei più giovani le pubblicità innescano un legame, propongono un modello nel quale l'alcol è per i vincenti. Poi cresciamo e capiamo che la pubblicità promette ma non mantiene" ragiona Scafato.

L'importante è favorire scelte informate: l'Istituto Superiore di Sanità è focalizzato sul rischio per giovani tra gli 11 e i 17 anni, una fascia di età tutelata per legge che impone ai gestori di non vendere loro alcolici. "Si tratta di una delle norme in assoluto più disapplicate, non solo a casa ma anche nei locali pubblici" sospira Scafato. "Nelle nostre indagini i ragazzi dichiarano di poter avere facilmente accesso all'alcol".

Un alto tema caldo è quello dei casi sommersi, le persone che hanno un consumo rischioso ma che non sono a carico dei servizi. Secondo le proiezioni del Iss, su circa 710mila italiani a rischio solamente il 10% è intercettato dai medici. 

"I medici italiani non sono preparati e di conseguenza intervengono raramente" sostiene Scafato che auspica l'obbligatorietà per i medici di seguire corsi di formazione dedicati. Basta un semplice colloquio con il paziente e la compilazione di un breve questionario per accertarsi se un individuo è più o meno a rischio.

Una consuetudine che, qualora fosse applicata a tappeto, nei prossimi dieci anni potrebbe far risparmiare al Ssn circa 50 euro a persona ma soprattutto si tradurrebbe in un guadagno per il paziente stesso in termini di ospedalizzazione, durata e qualità della vita. 
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