L'amore non è bello se non è litigarello

In questa lettera raccontiamo la storia di Dianora che si lamenta di un fidanzato troppo perfetto, troppo accomodante. Mentre lei ha voglia ei emozioni, di un confronto, di una tensione emotiva. Incontentabile o invece, semplicemente, non innamorata? Questo è il problema.
Se volete raccontare la vostra storia o semplicemente una storia scrivete a maria.corbi@lastampa.it
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Cara Maria, mi trovo in vacanza, solo qualche giorno, da sola, per riflettere su quello che mi sta accadendo, o forse che sto vivendo da troppo tempo senza essermene voluta accorgere. Credo di amare mio marito, con cui sto da 20 anni e con cui ho due meravigliosi figli adolescenti, ma mi annoia. È dolce, gentile, premuroso. Anche a letto fa il suo dovere, e mi piace. Ma è tutto come una sinfonia senza toni alti, fragorosi. Come un cielo opaca che non esplode mai in una lama di luce accecante o invece in un temporale. Insomma, calma piatta. Quella che cercano tante persone, mi dico. Un rapporto sereno, rispettoso, sempre sul filo della correttezza. Tra noi c’è stata passione fisica, forse c’è ancora, non è questo il problema. Non è la chimica. È la testa. A volte vorrei litigare, arrabbiarmi, confrontarmi per poi tornare a fare la pace, avvicinandoci in una maniera più «viva». Ma lui è troppo «buono», troppo «accomodante». Niente geloso.
L’altra sera sono uscita con le mie amiche a mangiare una cosa fuori. Ci siamo dilungate in chiacchiere e così sono rientrate tardi, molto tardi. Lui dormiva pacifico, come sempre. Se non fossi rientrata se ne sarebbe accorto la mattina dopo. E magari si sarebbe detto: «è rimasta a dormire da Matilde”, per poi andare a lavorare. Al massimo mi avrebbe fatto una telefonata: «buongiorno amore tutto bene?».
Eh no, non va tutto bene. Io voglio che ci sia elettricità, tensione, mi trovo a sognare di litigare. Io e lui, faccia a faccia, a urlarci di tutto. Per poi fare la pace. 
Tra me e Gianluca c’è una grande complicità. Grande feeling. La pensiamo nello stesso modo su tutto. Siamo entrambi convinti che il mondo debba essere più green, inclusivo, solidale. Abbiamo battaglie comuni, interessi comuni, anche su figli fino ad oggi non siamo mai stati in disaccordo sul modo di crescerli. Lui mi manda i fiori al compleanno, ma anche ogni volta che parte per lavoro. Peonie rosa. Così prima che il fioraio bussi io ho già preparato il vaso dove metterle. 
Non so come affrontare l’argomento perché mi rendo conto che sembro pazza. Le mie amiche mi invidiano e con loro non posso toccare l’argomento perché si arrabbiano e mi dicono: «cosa vuoi di più?». Il fatto è che io voglio di più. Immagino un uomo che arrivi in motocicletta a spettinarmi i capelli e il cuore. Con cui litigare per poi fare l’amore. Da cui aspettarmi un’attenzione non scontata, una notte insonne passata a discutere, a difendermi dalla sua gelosia. Insomma voglio sentirmi viva accanto a un compagno, e non solo la metà perfetta della mela. Vorrei che lui desse un morso a quella mela, per renderla meno perfetta, per fare uscire il succo. Per divorarla insieme a me, anche a costo di far rimanere solo il torsolo. Per poi ricominciare, con un’altra mela, da prendere a morsi e con cui alimentare il nostro amore. Capisco di essere confusa, poco chiara, assurda, ma questo mi sentivo e questo ho scritto. Saluti. 
Dianora

Cara Dianora, grazie della tua lettera. E iniziamo a capire. Almeno a cercare di capirti. Perché sinceramente anche interpellando le mie di amiche ho ricevuto la stessa risposta che hai avuto tu: «Ma che altro vuole?». Tu mi assicuri che il sesso va alla grande, che lui non è controllante, nemmeno arrogante e tanto meno attaccabrighe. Descrizione dell’uomo perfetto? Forse no, perché, prima di tutto, la perfezione non esiste quando in gioco ci sono personalità e sentimenti. Certamente però il ritratto che fai di tuo marito è quello di un uomo sicuro di sé, che non procede per «qui sono io che comando», e nemmeno con atteggiamenti testosteronici. Insomma dal mio punto di vista, un uomo forte, veramente che sa stare accanto senza pretendere sempre quel vantaggio a cui millenni di patriarcato hanno abituato gli uomini.
Questo per dirti che secondo me non è lui che è sbagliato rispetto a te, non è lui che è noioso o poco vitale. Sei tu che lo vedi così perché fondamentalmente non lo ami oppure credi di non amarlo. Quando «ami», qualsiasi scarrafone ti sembra bellissimo, si passa sopra i difetti, le mancanze e anche la noia. Perché l’amore nasce nella nostra testa, dove possiamo inventarci tutti i mondi possibili. Nella tua testa tu non hai «la benzina» capace di farti immaginare una realtà amplificata, come capita sempre quando ci si innamora. Punto. Gli vuoi bene. E questo in un matrimonio di lungo corso come il vostro equivale ad amare, tanto più che dici di farci un ottimo sesso. E questo, credimi, in un matrimonio finito non accade mai. A parte il fatto che dopo 20 anni di vita insieme è normale che le cose prendano una piega «normale». Senza il batticuore perenne e la voglia perenne uno dell’altra. Pensa che fatica altrimenti. Venti anni di passione quotidiana con gelosia, affanno, tempeste, non lascerebbero «in vita» nessuno. Soprattutto in un contesto familiare. I film sono un’altra cosa.
Forse il mio osservatorio è ristretto, ma intorno a me osservo molti matrimoni infelici, qualcuno felice, nessuno dove, dopo 20 anni, ci si strappino i vestiti appena si incrociano gli sguardi. Ripeto: che fatica. La vita a due passa per un riconoscimento, un amore ma anche per una convenzione sociale. È un’ alleanza che nasce da un’emozione e prosegue nella costruzione e dell’alleanza. Quindi a volte anche nella noia, ingrediente necessario ad oliare i meccanismi di una unione di lungo corso. Come lo è d’altronde la complicità. E anche il sesso. A te mancano le emozioni forti, gli imprevisti, il sangue al cervello. Le liti che poi si sciolgono tra le lenzuola. Capisco. Mancano a tutti. Ma la vita è altro. Un rapporto a due è altro. Altrimenti saremmo tutti anime in pena, che consumata una passione ne cercano subito un’altra, alla disperata ricerca di una condizione di perenne eccitazione dei sensi e della mente. Condizione che io chiamerei tranquillamente «inquietudine». Un consiglio da amica? «Statti quieta». E goditi la tua vita, senza dare ad altri la colpa di un’insoddisfazione che è dentro di te.