Se mi lasci non vale

Oggi raccontiamo la storia di una separazione. Una scelta sempre dolorosa anche quando è l'unica possibile. Anche se non ci si ama più come prima, dirsi addio, interrompere una convivenza e una consuetudine è complicato. Fa paura e può innescare delle dinamiche molto sgradevoli, come il ricatto sui soldi, anche quando si pensa di essere "persone civili" capaci di mantenere la calma e anche la ragione.
Per raccontarmi la vostra storia, o semplicemente una storia, scrivetemi a maria.corbi@lastampa.it
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Cara Maria,

mi chiamo Claudia, ho 55 anni e mi sto separando. Ho deciso io.  Lui, mio coetaneo, avrebbe continuato a "stare insieme" anche se ormai queste due parole per noi non hanno senso da qualche anno. Nonostante tutto io pensavo di conoscerlo. E mai mi sarei aspettata una sua reazione così violenta e anche, permettimi, volgare. Lui fa un lavoro che lo porta in giro per il mondo. E io lo ho sempre seguito crescendo tre figli e rinunciando a una mia affermazione professionale. Sono un'archeologa, ma ho potuto solo fare qualche "scavo" subito dopo la laurea, prima di decidere di partire insieme a quello che pensavo fosse il grande amore della mia vita. E forse lo è stato. Perchè ho rinunciato a me stessa? Perchè mi sembrava eccitante girare con lui il mondo, costruirci una vita lontano dalla nostra base, dai nostri legami. Solo io e lui.  In fondo, mi dicevo, è come se lavorassimo insieme. Lui sul "palco", io dietro le quinte. E così è stato. Anni bellissimi ed emozionanti. Con i nostri figli che hanno avuto l'opportunità di crescere in un contesto internazionale. Non mi è mancato nulla, anche materialmente. I "soldi"  non sono mai stati un problema, nel senso che sono sempre appartenuti a entrambi nonostante arrivassero dal suo impegno sul lavoro. Io mi sentivo parte del tutto. So che è sgradevole parlare di interessi, ma nella vita esiste anche quel problema li. Io devo mantenermi in qualche modo e mai avrei pensato che lui dopo aver capito che volevo la mia indipendenza cercasse di tenermi legata con il "bisogno". Mi ha tolto la firma dal conto, bloccato le carte di credito. E sostiene che visto che mantiene i figli agli studi a me non deve niente. Dimenticando che in tutti questi anni, 28 per la precisione, io gli ho permesso di lavorare tranquillamente occupandomi io di tutto il resto. Adesso vuole trattenermi con questo ricatto e minaccia una guerra legale. Non lo riconosco. Le ragioni della nostra separazione sono tante ma fra queste c'è sicuramente anche il fatto che da anni lui non mi cerca più sessualmente e che ha avuto più di un'amante.Anche io ho avuto una storia, ma non sarebbe stato sufficiente il tradimento per convincermi a separarmi. Ogni sera quando tornava a casa e lanciava il cappotto sul divano, allentandosi la cravatta,  non mi vedeva più. Una sera il suo cappotto è atterrato su di me, che ero sul divano.  Non mi aveva vista. Non mi vedeva da anni. E ho capito che era finita. Pensavo si potesse rimanere amici,  comunque uniti da un sentimento, dai figli, da tutte le esperienze fatte in questi anni. Invece no. Lui pensa che io debba essere "cancellata", colpevole di rovinare il quadro della famiglia perfetta che è tutto nella sua mente.  E nell'immagine che vuole dare al mondo. Ma ormai da anni non corrisponde alla realtà. Sono andata da un avvocato che mi ha preparato "alla guerra", ma che tristezza e che fallimento.

Cara Claudia,

i distacchi sono sempre dolorosi anche quando tutto fila liscio. Quando entrambi sono convinti della decisione. Quando invece questo non avviene le cose si complicano e il dolore si moltiplica e vengono in luce aspetti dell'altra persona che non si conoscono. Il lato oscuro della rabbia, della prepotenza, del ricatto. La sofferenza ha la capacità di cambiare le person, di farle regredire, di rendere evidente aspetti della personalità che fino a quel momento erano tenuti nascosti, sedati. Di solito questo avviene in una finestra temporale. Un periodo di transizione verso una nuova normalità e civiltà di rapporti. Altre volte invece la conflittualità si prolunga oltre ogni limite accettabile, diventando un modo di vivere. Un modo per sentirsi ancora parte di una coppia, probabilmente.  Litigare è comunque  un modo di avere un legame. un modo per non perdere l'altra persone, mantenerla comunque sia anche in un antagonismo feroce e distruttivo. Quante persone vivono in questa dimensione alterata (e malata) per anni, decenni,nutrendosi della sofferenza dell'altro? Facendosi dispetti continui, senza badare nemmeno alla sofferenza dei figli. Ricattandosi in molti modi. Uno di questi  sono appunto i soldi. Ed è quello che sta facendo tuo marito. Dimenticandosi che  quei "soldi" li avete fatti insieme. Lavorando entrambi per la famiglia, anche se in modalità diverse. Ma di questo "particolare" spesso gli uomini si dimenticano. Come se un'amnesia gli impedisse di ricordare quando fu fatta la scelta di dividersi i compiti. Nel tuo caso di permettere a lui di fare carriera  mentre tu  eri la "manager" della famiglia. Per questo è rischioso abbandonarsi anima, corpo e conto in banca a un uomo. Ed è importante mantenere sempre  una propria indipendenza economica che permetta di essere veramente libere.