La mala education nel dirsi addio

Oggi rispondiamo Fabia che ci racconta di un uomo vigliacco. Per raccontarmi la vostra storia, o semplicemente una storia, scrivetemi a maria.corbi@lastampa.it
3 minuti di lettura

Ciao Maria, mi chiamo Fabia e sono stata mollata con un sms. La mia lettera potrebbe finire qui perché in questo sgarbo è contenuto un mondo, soprattutto maschile, di maleducazione e vigliaccheria.
Io e Luca Andrea (mia madre mi diceva di diffidare dal doppio nome) ci conosciamo da sempre. Vicini di casa, poi compagni di Università e poi fidanzati. Una storia iniziata in un’estate di 15 anni fa. Tanto tempo. E questo peggiora il fatto di non avere avuto l’onore delle armi, ossia di un confronto franco con quello che ritenevo essere un amore solido. Almeno fino a che il mio telefonino non mi ha avvertito con un segnale acustico di un sms in arrivo. «Perdonami Fabia, ma sono sopraffatto dalla confusione e ho bisogno di avere del tempo in cui ritrovarmi».
Peccato che il «sopraffatto» non abbia pensato che in epoca di «social» è quasi impossibile far perdere le proprie tracce. E così un comune amico mi ha mandato la foto del «confuso» con una che non sembrava affatto confusa mentre lo abbracciava da dietro con aria rapita. 
Sono rimasta così stordita, così male che ancora non ho deciso cosa fare. 
Abbiamo entrambi più di 40 anni, siamo adulti, come è possibile che ci si comporti come nemmeno un ragazzino alle prime armi? Perché aggiungere al dolore di una fine anche lo sgarbo della presa in giro? Ma veramente è possibile raggiungere questi abissi di codardia? Cosa pensava che avrei fatto se avesse avuto la decenza di dirmi quello che pensava di noi in presenza? Non avrei potuto che accettare la sua decisione, magari ribattere, o ricordargli chi siamo stati. Ma adesso me lo chiedo anche io. Chi e cosa siamo stati? 
Non ci sentiamo da due mesi. Io sono sola. Lui no, come volevasi dimostrare. La sua famiglia non mi ha fatto nemmeno una telefonata. La maleducazione nel dna. Non posso non dispiacermi e soprattutto non pensarci. E ho paura di avere buttato anni dietro a un amore fasullo, a un rapporto sterile. E di essere io il problema.
Fabia 

 

Cara Fabia, dirti che sei stata tutti questi anni con un vigliacco è un eufemismo. Visto che il rapporto che ti legava a Luca Andrea era fatto sì di passione amorosa, ma anche di una solida amicizia coltivata negli anni, della frequentazione delle famiglie, della crescita parallela delle vostre vite. Un patrimonio cancellato con una frase stitica affidata a un sms. Come se la confusione in cui dice di essere avvolto potesse essere una valida scusante al suo comportamento maleducato, scomposto.
Se dico che non sei l’unica ad esserti trovata in questa situazione, non ti sono di aiuto. Visto che non credo al «mal comune mezzo gaudio». Qui di gaudio ce n’è veramente poco. E non ti sono di aiuto nemmeno ricordando il più famoso e triste, abbandono televisivo, quello del commissario Montalbano. Una misera e imbarazzante telefonata della fidanzata storica Livia lo costringe ad ammettere la fine. Ma solo su sollecitazione. Lei dice: «Allora finiamola qui» e lui risponde «Sì». Fine dei giochi. Una sillaba che cancella una vita insieme. E immagino che Camilleri abbia voluto dirci, con la sincerità che lo contraddistingueva, che non esiste eroe senza una dose di codardia. E non esiste campo di battaglia più pericoloso e terrorizzante di quello dell’amore. 


Lasciarsi non è mai facile, e spesso manca il coraggio. Tanto che ci sono persone che rimangono prigioniere in rapporti malati o defunti pur di non dover affrontare il distacco o semplicemente pronunciare un addio. Questo per dire che probabilmente il vostro rapporto era finito ma avrebbe meritato una «cerimonia» di chiusura meno sintetica e mortificante. 
Questo dimostra anche che il tuo ex fidanzato era un cavaliere con qualche macchia e molta paura. Questo sì, dovrebbe consolarti, perché in fondo non stai perdendo un grande uomo, ma un fidanzato «piccolo» «piccolo». Uno di quelli che ancora dicono «sono confuso» chiedendo «una paura di riflessione». Un modo per continuare a tenere la preda legata a sé. Perché nelle parole «pausa» e «confusione» l’altra ci legge sicuramente, come stai facendo tu, una possibilità di ritorno. 
È finita. Devi ripetertelo, senza tormentarti per non avere avuto l’onore delle armi, come lo chiami tu. Forse un confronto occhi negli occhi sarebbe stato ugualmente penoso e doloroso, anche se più rispettabile. «Quel bacio d’addio che somiglia al saluto, quell’ultimo sguardo d’amore che diventa la più acuta fitta di dolore», scriveva George Eliot. 
Tu avresti pianto, lo avresti in qualche modo supplicato, anche se non a parole. Gli avresti regalato ancora un altro pezzetto della tua vita e della tua dignità. 
Adesso cerca di resistere alla tentazione di mandargli messaggi lunghi come romanzi. La miglior risposta a uno sgarbo è il silenzio. E mentre lui riflette, tu cerca di vivere e di essere felice. 

Per raccontarmi la vostra storia, o semplicemente una storia, scrivetemi a maria.corbi@lastampa.it