L'INTERVISTA

Veronica @Spora Benini: "Per reinventarci dobbiamo raccontarci!"

Strategist, attivista e scrittrice, la Spora nel suo ultimo libro, "La mia posizione preferita", invita le donne a prendere posizione, nel lavoro e nella vita. Come ha fatto lei, che ha deciso di raccontare la sua storia per ispirare altre donne: "Il vero attivismo è far diventare tutte protagoniste ed esercitare potere sul proprio corpo, con orgoglio e senza vergogna"
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Ha un nome e un cognome, ma soprattutto un soprannome che è diventato un brand: Veronica Benini per i suoi 148mila follower (quasi tutte donne) e per tutto il mondo online è la Spora, consulente di business e comunicazione e dirigente della piattaforma di formazione Corsetty, che offre corsi di web marketing online, personal branding ed empowerment femminile. In una definizione (coniata da lei) la Spora è un'imprenditrice-attivista, con la missione di aiutare le donne a “ricominciarsi”, ovvero reinventare la propria vita. A partire dal lavoro, perché “il potere è potere d’acquisto: per le donne i soldi sono uno dei primi strumenti”, ci racconta. Argentina di nascita, italiana d’adozione, la sua personale storia di rinascita è appena diventata un libro, La mia posizione preferita (DeAgostini, 2021, € 16), un racconto di formazione su come da bambolina di carta è arrivata a essere una consapevole donna di potere.

"La mia posizione preferita" di Veronica @Spora Benini (DeAgostini, 2021, € 16) 

 

Cosa l’ha spinta a scrivere La mia posizione preferita?
"Ho una cultura del lavoro francese (ha studiato e lavorato come manager a Parigi, ndr.) che, lato dipendente, soprattutto per le donne, è migliore di quella italiana perché gli strumenti sociali in Francia sono più avanti e i contratti a tempo indeterminato li fanno più facilmente. In Italia vedevo che questa cultura mancava, le mie follower mi raccontavano storie di colloqui terribili, così ho iniziato a spendermi per i diritti delle donne e a voler raccontare la mia storia, perché vedevo che c’era tanto da fare. Penso che non ci sia niente di meglio del racconto per ispirare le persone".

 

Per questo ha creato l’evento di talk ispirazionali 9 Muse, per spingere le donne a reinventarsi. Chi sono le sue di muse?
"Prendo tutto da tutti, sono una spugna, per me l’esempio è fondamentale. In giro leggevo sempre di storie pazzesche ma poco realistiche, molte storie di donne eccezionali ma poche di donne reali, in cui immedesimarsi, capaci di influenzarci molto di più. Finalmente oggi su Instagram sta iniziando ad arrivare tanto realismo, i brand che danno realismo sono premiati. Raccontare la propria storia è una potenza: il vero attivismo è far diventare tutte protagoniste, raccontandosi a modo proprio, senza tralasciare i fallimenti. Una mia musa è stata una zia che per me è stata una madre affidataria, poi più che delle persone ci sono stati dei gesti, come la posizione tipica di Lili Gruber con il gomito sul tavolo che vedevo sempre in TV o la festa che fece Simona Ventura per celebrare il suo primo miliardo".

 

Ai soldi nel libro dedica diversi paragrafi: “Andiamo a fatturare” è uno dei suoi motti preferiti
"Farsi pagare bene per me è stato il fulcro dell’empowerment: il potere è potere d’acquisto. I soldi sono uno strumento molto bistrattato a cui si dà un connotato negativo, ma sono uno strumento neutro, poi dipende tutto da quello che ne fai. Si dice che i soldi ti cambiano, io invece penso che i soldi tirano fuori quello che sei sempre stata. Per le donne è uno dei primi strumenti di empowerment, perché è uno dei più semplici da usare: se io oggi posso fare attivismo, è perché uso il mio utile per quello che mi interessa. Fatturo 2 milioni ma con un prodotto online altamente scalabile l’utile è interessante e io ho voluto usarlo per dare voce alle donne".

 

Una voce che parla di soldi, sesso e potere: temi spesso declinati al maschile
"Per un uomo parlare di sesso e sessualità è normale, se lo fa una donna è scandaloso, ecco perché bisogna farlo. Io credo che il fulcro del problema sia che la donna che esercita potere sul proprio corpo, modificandolo, spaventa e non è ancora accettata, per questo se una donna usa i filler o la chirurgia viene giudicata falsa. Io faccio i filler e lo rivendico: rifarsi e nasconderlo è non volersi assumere la responsabilità sul proprio corpo".

 

Che ruolo possono avere gli uomini per invertire la tendenza?
"È una questione di educazione, parte tutto dal materiale per l’infanzia e poi dalla scuola, dove è più facile lavorare rispetto alle famiglie: deve partire tutto dal Ministero dell’Educazione".

 

Che cosa ne pensa delle quote rosa?
"Sono necessarie anche se a volte sono un problema: sono come un acceleratore, visto che socio-culturalmente si avanza più lentamente. Le quote rosa sono una sorta di piede di porco: servono a forzare il sistema per poter andare avanti".

 

Che cosa l’ha colpita di più dalle storie di rinascita e dal dialogo con le sue tantissime follower?
"Parlo sempre di lavoro, di ricominciare professionalmente, per altro consiglio la psicoterapia: io la faccio tutte le settimane e da quando ho iniziato ad andare in psicoterapia ho iniziato a fatturare molto di più! Professionalmente le storie della mia community (dedico 5 ore al giorno a leggere i messaggi su Instagram) dipingono uno scenario ancora molto maschilista e spesso devo dire che il maschilismo è nelle donne: se fossimo tutte per la parità dei sessi lavoreremmo tutti meglio".

 

Alla fine del libro fa una vera e propria chiamata alle armi, per prendere posizione, credere in se stesse e realizzare i propri sogni. Da dove iniziare?
"Non lasciar correre mai e mettere sempre i puntini sulle i, a partire dagli sforzi che dobbiamo fare sul linguaggio: proviamo a riformulare le frasi in senso neutrale, correggiamo l’epiteto 'signorina' in 'dottoressa'; questi piccoli sforzi hanno un grande valore".