God save the Queen: Ivan Canu ridisegna la regina Elisabetta II. E non è mai stata così pop

Il noto illustratore rilegge in modo assolutamente creativo la storia di quella che lui stesso definisce "la regina lunga di un secolo breve", in riferimento alla sua longevità. E nel suo libro la mette al centro di tutto: dalla storia dell'arte a quella del cinema

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E proprio quando pensavamo non ci fosse più nulla di nuovo da dire sulla regina Elisabetta II... vediamo arrivare un libro che spiazza, con il suo riproporre in chiave assolutamente pop vita e opere della sovrana più famosa del mondo sotto forma di illustrazioni.

A firmarlo è Ivan Canu, uno dei nomi più brillanti del panorama dell'illustrazione; italiano di Alghero, noto per aver disegnato le copertine dei magazine più noti, da Espresso a Rolling Stones, da The Guardian Weekend al Wall Street Journal o Die Zeit, e per ritratti di personaggi come Franco Baresi, Meryl Streep, Angela Merkel, Mario Draghi, Letizia Battaglia, Dario Fo... Per la prima volta Canu si cimenta su Sua Maestà Elisabetta II, e il risultato è brillante. Basta aprire il libro God save the Queen per essere risucchiati in un mondo coloratissimo e psichedelico, una lettura della biografia della regina alla Alice nel Paese delle meraviglie. Nel ripercorrerne la storia di quella che lui stesso definisce "la regina lunga di un secolo breve" in riferimento alla sua longevità, Canu inserisce lei e gli altri protagonisti della storia dei Windsor in alcuni dei frame più noti della cultura contemporanea: ecco allora Elisabetta e i suoi cani corgi su Abbey Road al posto dei Beatles, la principessa Margaret in Vespa con il suo vero amore Peter Townsend stile Vacanze Romane, una lady Diana seduta nel letto con il marito Carlo come nella locandina del celeberrimo film di Ingmar Bergman Scene da un matrimonio...

Gli anni passano, le mode cambiano, i primi ministri si alternano, la musica scrive la colonna sonora di un'epoca, e in tutto questo viene inserita lei, The Queen, con il suo regno, le sue beghe familiari, le sue passioni. Nel lavoro di Canu i retaggi visivi e culturali acquistano una forma e una vita nuova. E poi la moda: Elisabetta II diventa una figurina da vestire mentre attorno a lei si aprono finestre di approfondimento con aneddoti su abiti, borse, ombrelli e cappellini.

Ivan, perché la regina? C'è una passione, dietro, o è solo la "figurina che mancava" dopo aver ritratto personaggi che hanno fatto la Storia contemporanea?

“Non sono un royal watcher nel senso che non seguo i reali ma mi soffermo su di loro quando c'è una notizia. Ricordo bene per esempio il matrimonio di Carlo e Diana, perché avevo circa 11 anni ed ero in vacanza in Sardegna con i miei mentre veniva trasmesso in tv, e io a vederlo nella hall dell'hotel. Come non si può non seguire dei personaggi che i media ripropongono come i maccheroni alla sera?".

Da qui a farne un libro, poi...

"La cosa è nata cosi: quando Giulio Lattanzi (editore Centauria, che ha pubblicato questo e altri libri di Canu, ndr) mi ha detto che ci sarebbe stata una finestra aperta tra una pubblicazione e l'altra, gli ho fatto alcune proposte, tra cui un confronto tra la prima e la seconda Elisabetta d'Inghilterra. Lui mi ha detto: 'Lascia stare la prima, e divertiti. Fallo a modo tuo'. Il mio poteva cioè non essere solo una biografia, quindi ci ho voluto inserire elementi che stabiliscono connessioni del personaggio alla cultura, all'arte e alla società. Ho scelto Elisabetta II perché, appunto, è la monarca lunga di un secolo breve. Ha attraversato tutto il Novecento ma nella sua educazione c'è un forte retaggio dell'Ottocento. Non è stata tra i veri protogonisti del XX secolo ma di sicuro lo ha accompagnato, lavorando con tre Primi Ministri che avevano lavorato con suo nonno. Il suo regno poi è iniziato con una forte matrice imperiale: pensate a quella dichiarazione solenne di tono medievale... "Passerò l'intera mia vita a servire il popolo per volere di Dio"... è una roba da Guglielmo il Conquistatore. Eppure grazie a una buona memoria ha imparato dagli errori di chi è arrivato prima di lei, tipo lo zio Edoardo VIII, capiti i parametri entro cui agire si è mossa sempre bene sebbene sia stata una madre non brillante. Se devo attribuirle una 'colpa' è la scarsa capacità di entrare in empatia con le persone e con i tempi, alcune epoche le ha un po' sbagliate mentre di altre è stata perfetta interprete. Io l'ho voluta rappresentare al centro, da protagonista di tutte le arti e vicende storico culturali".

 

Quali sono le figure che più ti affascinano tra quelle "incontrate" mentre studiavi e disegnavi la vita della regina?

"Una in particolare cui ho potuto dedicare poco spazio: Winston Churchill, perché mi incuriosisce capire il rapporto che questi due potevano avere; lui, un uomo simbolo di un'epoca adorava lei, una giovanissima e bella regina nata in una famiglia cui era molto legato, e di contro lei che qualche resistenza nei suoi confronti di sicuro l'aveva, era un vecchiaccio insopportabile. Poi ci sono la sorella di Elisabetta e sua madre... Buckingham Palace è un gineceo, da Vittoria in avanti i Windsor sono sempre stati dominati da figure femminili importanti. Rispetto a un'altra grande donna, la Thatcher, si capisce il carattere della regina: sono entrambe coriacee ma lei è molto chiusa, una donna di campagna che ama le passeggiate e i giochini di società, corrisponde a ogni cliché dell'aritsocrazia britannica. Di certo non è mai stata una rivoluzionaria, nemmeno da giovane; si pensa sia stata moderna perché ha contratto matrimonio per amore, ma al di là dei sentimenti che Elisabetta provava per Filippo c'era tutto un disegno politico di Lord Mountbatten che cercava in ogni modo di piazzare sul trono l'imbarazzante rampollo di una monarchia decaduta. Filippo non aveva qualità se non la bellezza. Eppure il loro è stato un matrimonio longevo e decisamente un trionfo rispetto alla prassi familiare..".

Un momento chiave nella vita della regina?

"La storia di Diana: ricordo l'incidente e tutte le dinamiche, il fastidio provato verso la stampa che pensavamo colpevole, l'abuso di attenzione verso la figura della principessa del Galles, tutte cose che poi ho rivisto alla luce di quanto ho studiato. La sua morte ha rappresentato un cambiamento di rotta dei media, è come se si fosse rotto quell'accordo di cortesia che aveva mantenuto in salvo i reali. Con Diana per la prima volta anche la regina viene toccata, travolta dalle accuse. E lei è stata brava a cambiare registro perché si è vista in pericolo e dopo la tragedia ha perfino recuperato smalto, si può dire che oggi sia più amata che mai nonostante le vicende scandalose che vedono coinvolti figli e nipoti.

Quanto all'abdicazione: i giornalisti l'hanno data per spacciata troppo in fretta e troppe volte ma non hanno considerato il suo carattere. Lei ha promesso che sarebbe stata regina fino alla morte e così farà. La nostra epoca è abituata alla transitorietà, perfino il Papa si è dimesso, ma è inutile chiedersi o aspettarsi che Elisabetta ceda la corona a Carlo: è un esercizio ozioso. A favore del principe c'è il fatto che la sua è una famiglia longeva, quindi ha una buona chance di regnare perfino una ventina di anni, dopo la morte di mammina".

 

Perché secondo te Elisabetta II è così pop?

"Perché ci sono monarchie perfettmante integrate con l'imborghesimento della società, come quelle nordiche, che non hanno mai contato nulla e continuano a vivacchiare senza avanzare troppe pretese, con pochi privilegi manteunti. Per lo più le ignoriamo. Altre, quelle dell'Europa centrale, sono sempre state poco colorite fatta eccezione per il Principato di Monaco, unico caso paragonabile a quello inglese quanto a glamour, però riassunto in una sola persona: Grace Kelly. I Borbone non piacciono perché sono una monarchia riappiccicata dopo una lunga dittatura per via di un capriccio di Franco; la loro è una monarchia priva di glamour, molto discussa per via dei processi a carico di Juan Carlos e sua figlia, e scarsamente simpatica.

La storia della monarchia inglese invece è a sé perché prima di tutto ha mantenuto a lungo un impero con scopo civilizzatore, tipo l'impero romano, ha mantenuto colonie fino a tempi recenti e poi ha saputo ricostruire l'impianto imperiale sotto altra forma, il Commonwealth. Poi, perché ogni qualvolta la monarchia è stata contestata la regina ha reagito alle ondate repubblicane concedendo più visibilità o passi in avanti nel cambiamento, per esempio iniziando a pagare le tasse piuttosto che aprendo i palazzi per staccare biglietti e fare cassa. Perché non li cacciano? Ci chiediamo a volte. La risposta è che l'economia della Gran Bretagna vive anche di questo, di grandi proprietà terriere e di turismo legato alla corona. E poi perché lei, la regina, è davvero una persona eccezionale. Un'anziana che sommando record è arrivata a 95 anni e continua ad amministrare il suo ruolo con un ritmo che nessuna novantenne sarebbe in grado di sostenere. Lei è umanamente un'eccezione, tutti devono ammetterlo".

Nel libro non c'è traccia della nuova generazione Windsor. A parte Carlo, nessuno dei figli della regina e men che meno i nipoti. Nessuna figura tanto interessante da meritare un ritratto?

"Non ci sono per motivi di spazio. Nell'economia del progetto abbiamo dovuto sacrificare nipoti e bisnipoti. Sarebbe però interessante raccontarli anhe perché la regina è stata migliore come nonna che come madre".

Chiudo citando la postfazione, dove si legge una frase geniale: "Elisabetta ha vissuto seguendo un principio quasi inderogabile che è riassunto da Mary Poppins: a lungo andare, è la Pazienza che supera tutte le cose”. Ce la spieghi meglio?

"Non hanno in comune nulla, lei e Mary Poppins, se non questa frase che in un certo senso attribuisce alla sua figura qualcosa di inumano, perché la sua pazienza lo è davvero. Elisabetta ha una tale longevità, e una tale felicità nella longevità che la rendono straordinaria e in questo è come una Mary Poppins eterna, che sembra risolvere sempre tutto con (apparente) leggerezza".