Beauty
 Photo courtesy Dolce&Gabbana
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Bianca e le sue sorelle: "Amarsi è un lavoro continuo"

Modella atipica per le sue idee (chiare) e il suo carattere (forte), a 38 anni Balti vuole fare la differenza mettendosi in rete con altre donne, per affrontare paure e condividere soluzioni

3 minuti di lettura

Tra le sue memorie olfattive c’è il gelsomino che abbracciava la casa d’infanzia e diffondeva il suo aroma nella camera dove studiava le lezioni del liceo classico. Ma anche la prima fragranza che riempiva i corridoi della scuola al suo passaggio, quel Light Blue di Dolce&Gabbana di cui Bianca Balti diventerà volto una decina d’anni più tardi. La incontriamo proprio a Capri – sede del celebre spot – in occasione del lancio dell’edizione limitata Light Blue Italian Love (versione maschile e femminile), per una chiacchierata in cui ci parla di narrazioni beauty possibili, corpo biologico e percepito, di condivisioni online salvifiche.  

Dagli anni dei suoi primi passi professionali molto è mutato. Crede che oggi inclusione e diversity siano parole introiettate?  
«I servizi fotografici raccontano un sogno ed è più che giusto che non sia un sogno fatto di corpi solo bianchi, magri, giovani. Credo che noi insider di moda e beauty però, facciamo fin troppe speculazioni: quello che conta e ciò che vede e sente il pubblico. E questo è cambiato senz’altro. Il messaggio della diversity arriva, per fortuna, eccome». 

A proposito di contenuti e volti che entrano nell’immaginario, è dal 2013 che lei è testimonial della fragranza Light Blue…
«In effetti la gente ormai associa il mio volto al profumo: è normale dopo tanti anni sulla stampa e in tv... Ma è vero che Light Blue fa parte della mia biografia: era la fragranza che indossavo al liceo! Ancora non ci credo che mi abbiano scelta e proposto questo contratto così a lungo. In questi nove anni ho potuto scoprire che il mondo della profumeria esce dalla bolla, raggiunge un pubblico molto più ampio rispetto all’alta moda. È decisamente interessante...».

Perché, secondo lei, in un mondo dai tempi così rapidi e dalle collaborazioni con i brand così ondivaghe, lei è riuscita a mantenere una relazione tanto longeva? 
«Come avrei potuto dire no! Noi siamo una famiglia, ho iniziato la carriera con Dolce&Gabbana a vent’anni, per la moda. Era luglio, a settembre mi hanno richiesta in esclusiva per sfilata e campagna. Tutto quello che è arrivato dopo è partito da lì, “dalla ragazza italiana con l’esclusiva”». 

Ascoltandola parlare così divertita, sembra che il suo lavoro sia assimilabile a un gioco di ruolo, a una performance…
«Sì, è sempre un role play. Nella vita privata miro all’autenticità, sono basic in tutto, poi improvvisamente ho l’opportunità di interpretare tutti questi personaggi ed è una grande esperienza ludica per me». 

Dice che anche i social hanno espanso le identità possibili? 
«Certo. Però trovo difficile tapparmi la bocca perché dico sempre quello che penso, anche se ultimamente cerco di focalizzarmi sulle soluzioni e non più sui problemi. Diciamo che i social mi hanno dato una finestra in più: prima per il pubblico ero solo un’immagine lontana. La gente era quasi delusa quando mi incontrava per caso di persona, anche perché, soprattutto allora, sulle pagine patinate eravamo tutte ritoccate, truccate, con extension ai capelli. Ora accade meno, i social permettono di mostrare il vero volto e per me è un sollievo. Per assurdo, sento meno pressione adesso che riesco a espormi direttamente». 

Che rapporto ha con il suo corpo biologico, che necessariamente cambia, e con quello percepito, rappresentato? 
«Il mio corpo è legato alla mia professione... E diciamo la verità: abbiamo tutti insicurezze e paure, bisognerebbe parlare più di invecchiamento e non far finta che non esista. Serve lavorare sull’accettazione, a qualsiasi punto della vita siamo arrivati. La generazione delle mie figlie (Matilde di 15 anni, Mia di 7, ndr) è molto più avanti di me su temi come l’autostima e il self love, anche grazie ai social. Da madre e insider del fashion cerco sempre di trasmettere un valore positivo connesso al corpo anche quando, io per prima, mi vedo imperfetta. Da qualche tempo ho intrapreso un percorso di consapevolezza, non so a che punto sono arrivata perché amarsi è un lavoro continuo. Se fosse un videogioco, direi che sono contenta di aver già passato diversi livelli».

In questo tragitto quanto conta l’impegno collettivo, quano è efficace fare rete?
«Molto. Durante il lockdown ho conosciuto tante attiviste e donne su Instagram: tra noi ci chiamiamo sorelle d’Italia. Creare sisterhood è fondamentale. Dovremmo focalizzarci non sulle differenze ma su ciò che ci unisce, sulla bellezza delle similitudini e sulle battaglie comuni. Sono argomenti di cui parliamo troppo poco, ma io voglio farlo di più».

Lo ha fatto condividendo esperienze per riconoscere le red flags nei legami tossici, quelli che impediscono di crescere…
«È da un anno che mi rivolgo ai miei follower e in tantissimi mi scrivono le loro storie. Ho parlato di relazioni, non avrei mai immaginato che il dialogo fosse così coinvolgente. Siamo animali sociali e i rapporti sono un tema complesso. Eppure nessuna educazione ci spiega come fare e il rischio è imbattersi in relazioni che innescano meccanismi di sofferenza. Resta il fatto che riflettere sugli errori propri, prima di quelli altrui, è stato il traguardo più grande di questi ultimi anni. Il mio viaggio di maturazione». 

La modella italiana Bianca Balti, da nove anni testimonial del profumo best seller di Dolce&Gabbana, Light Blue. Photo courtesy Dolce&Gabbana
La modella italiana Bianca Balti, da nove anni testimonial del profumo best seller di Dolce&Gabbana, Light Blue. Photo courtesy Dolce&Gabbana 

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