In evidenza
Sezioni
Magazine
Annunci
Quotidiani GNN
Comuni
Scenari

La moda alla prova console

Una gamer del nuovo gioco Need For Speed Unbound in Balmain. Dal 14 dicembre il brand presenterà una collezione delle scarpe B-IT Slider dedicate al gioco.
Una gamer del nuovo gioco Need For Speed Unbound in Balmain. Dal 14 dicembre il brand presenterà una collezione delle scarpe B-IT Slider dedicate al gioco. 
Nel nuovo videogame Need for Speed Unbound i giocatori possono scegliere abiti di celebri brand. Una novità? Non proprio. A iniziare l’integrazione tra i due mondi fu Karl Lagerfeld già nel 2008
3 minuti di lettura

C’è una canzone di Joni Mitchell, Cactus Tree, che parla di una donna che ha avuto uomini a frotte, ma a un certo punto non le interessa più. Il refrain ripete che è “busy being free”, impegnata a essere libera. E Busy Being Free (W&N) è proprio il titolo dell’ipnotico memoir della regista e scrittrice Emma Forrest, che divorzia dall’attore Ben Mendelsohn a 42 anni e fa voto di castità per tutta la durata della presidenza Trump. Forrest, che ammette di essere stata guidata per una vita da ossessioni romantico/erotiche, riflette: «La castità non era solo sopportabile, era epica». Busy Being Free è oggi una generazione di 30-40enni che hanno scelto di restare single o si sono trovate a esserlo per periodi lunghi, ma a differenza delle Bridget Jones o Carrie Bradshaw non si ubriacano in lacrime e pigiama sulle note di All By Myself perché la segreteria è muta e non occupano il tempo a caccia di uomini ancheggiando sulle Manolo Blahnik. Sono Shani Silver, autrice di A Single Revolution. Don’t Look for a Match. Light One (Atta Girl Press), Angelica Malin di Unattached: Empowering Essays on Singlehood (Square Peg), Aimée Lutkin di The Lonely Hunter: How Our Search for Love is Broken (Dial Press), Emma John, di Self-Contained: Scenes from a Single Life. Donne giovani e realizzate che considerano il going solo una strada possibile. 
Le single sono in crescita. La banca d’investimento Morgan Stanley ha elaborato che in Usa il 45% delle donne tra i 25 e i 44 anni lo sarà entro il 2030, rispetto al 41% del 2018, con un balzo annuale del +1,2%. E non si tratta di divorziate: quelle che non si sposano rappresentano il segmento che cresce più velocemente. In Italia il 33,2% di persone vive in famiglie mononucleari contro il 31,2% delle coppie con figli. E il 10% delle donne tra i 25 e i 49 vive sola e senza figli (dati Istat). Perché? Secondo Aimée Lutkin è la conseguenza della maniera in cui siamo costretti a vivere. «Gli ingredienti di una vita piena e connessa sono stati fatti a pezzi dalle pretese disumanizzanti del capitalismo che crea alienazione». Siamo più soli perché gli spazi di socializzazione si sono ridotti: si pensi a gig economy, smartworking e alla morte 
del romance in ufficio. Nel caso delle donne però gioca un altro fattore, positivo. «La singletudine è un prodotto dell’empowerment femminile e dell’indipendenza economica. Le donne esaminano il ruolo nella società, i diritti e realizzano che la pressione a sistemarsi e a incontrare per forza qualcuno è fuori dal tempo», dice Malin. «Molte di noi sono stufe di accontentarsi “di relazioni di merda” e, alzando gli standard, preferiscono la crescita personale, viaggiare, hobby, fare carriera». Poi, come “policy assicurativa”, si congelano gli ovuli.
La società ragiona per coppia, come se essere in due fosse la cosa “naturale”. «Nella società occidentale la necessità di avere una relazione romantica e sessuale per essere completi è così radicata che chi non vuole viene stigmatizzato da vergogna e silenzio. L’enfasi sulla coppia rende la solitudine una questione di responsabilità personale», dice Lutkin. Per questo Rebecca Traister chiedeva in All The Single Ladies che lo Stato si occupasse delle persone single con misure come aumento dei salari minimi, alloggi a costi calmierati, assicurazioni per la fecondazione assistita. Ma gli stereotipi sono duri a morire. «Notate la reazione di quando una single dice alla famiglia che si è comprata la prima casa e la reazione di quando invece sua sorella si fidanza ufficialmente», interviene Silver, la prima a inventarsi il podcast A Single Serving. E tra gli amici? La vita della single è spudoratamente aperta al pubblico scrutinio. «Sedetevi con loro e la prima cosa che chiedono ammiccanti è: “incontrato qualcuno? Dai raccontaci le tue horror stories!». Nessuno che domandi a una sposata “parlaci di quanto è felice il tuo matrimonio”», aggiunge Silver, single da più di 13 anni. 
Le donne hanno sempre vissuto sulla pelle il doppio standard che vuole gli scapoli desiderabili a qualunque età e le spinster, zitelle, scarti con una data di scadenza (e non a caso in Giappone le donne non sposate sono soprannominate “torte di Natale”, quelle dell’anno prima naturalmente). Ma cambiare la narrazione non è facile in tempi in cui  vivere in coppia abbassa i costi e i social sbattono in faccia le foto patinate di fidanzamenti, matrimoni, nascite. «Mi ero lasciata a 30 anni: era l’uomo con cui mi vedevo ad avere figli», racconta Malin. In più era iniziato il lockdown, le cui regole hanno penalizzato moltissimo le persone sole. «All’improvviso mi sono ritrovata alla casella iniziale del Monopoli, il primo gradino della scala. Mi è venuto il panico». Che fare? Malin ha scelto l’opzione unfollow, seguendo sui social solo donne nella sua situazione: «La mia tribù». Silver, che considera l’industria del dating un modo per sfruttare un segmento vulnerabile, ha cancellato Tinder. «L’algoritmo non è interessato a trovare un match, ma a farci rimanere il più tempo possibile sulla app per fare soldi. Come una slot machine». Forrest esalta l’ascetismo: «Mi ha reso infinitamente più sensuale». Silver aggiunge: «Basta guardarci con quell’espressione di compatimento o disprezzo, come se avessimo sbagliato qualcosa. Le nostre vite sono interessanti e vibranti quanto le altre. Non abbiate paura della singleness. Vivere bene da sole può coesistere col desiderare qualcuno, ma non aspettate quel qualcuno per vivere». Con la libertà, innamorarsi può essere un’avventura più allegra, sostiene Lutkin. Quanto ad Angelica Malin, si è ri-fidanzata (su un’app, ammette), ma il suo viaggio di self discovery le ha insegnato a prendersi cura di sé, più a suo agio con se stessa e alla pari col partner. E ha capito che: «Non c’è una sola maniera di avere una vita felice e completa. Le donne, anche grazie al conto in banca, lo stanno scoprendo: esistono varie opzioni, nuovi ruoli-modello e una nuova roadmap».