Storie
 Lo stilista e architetto scomparso a novembre. Il 1° luglio verrà inaugurata al Brooklyn Museum di New York la mostra Figures of speech ideata da Michael Darling. 
 Lo stilista e architetto scomparso a novembre. Il 1° luglio verrà inaugurata al Brooklyn Museum di New York la mostra Figures of speech ideata da Michael Darling.  
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Chi sostituirà Virgil Abloh?

 Dal 1° luglio una grande mostra a New York celebra il genio di Abloh. Per i fan resta il profeta dello stile contemporaneo, mentre gli addetti ai lavori si interrogano su chi potrà raccogliere il testimone: «Un’intera generazione si ispirerà a lui»

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Chi sostituirà Virgil Abloh?: è questo l’interrogativo che il sistema moda si va ponendo da quando, lo scorso 28 novembre, il creativo s’è spento a soli 41 anni per una rara forma di tumore. Chi prenderà il suo posto come paladino della cultura nera, ruolo esercitato da Abloh con talento e mestiere, a colpi di idee creative e di collaborazioni con gli artisti più in voga? Ma soprattutto, ci si chiede, chi potrà eguagliare il suo talento di Re Mida del sistema, capace di far esplodere i fatturati grazie allo straordinario fiuto commerciale?
Per come stanno le cose, la risposta è chiara: nessuno per ora può sostituirsi alla memoria di Abloh. Vero, i primi passi per avviare una  successione sono stati compiuti, con la moglie Shannon nominata ad della Virgil Abloh Securities, la società che si occupa del portfolio del creativo, e la promozione del suo protetto Ibrahim Kamara a direttore artistico del suo marchio Off-White. Ma il suo ricordo è ancora troppo vivido per ipotizzare un vero post-Abloh: non ci pensano né i fan, per i quali lui resta il profeta dello stile contemporaneo, né gli addetti ai lavori, che ancora fanno leva sulla sua immagine e sul suo immaginario. Solo qualche settimana fa Louis Vuitton, di cui il creativo disegnava il menswear dal 2018, ha presentato a Bangkok alcuni suoi look inediti suscitando l’entusiasmo generale, mentre Cassina ha appena lanciato Modular Imagination, serie di blocchi trasformabili in tavolino o seduta progettati da Abloh, che era (anche) un architetto.

Alcune varianti delle Nike Air Force 1 disegnate da Virgil Abloh per Louis Vuitton. Foto courtesy The Brooklyn Museum
Alcune varianti delle Nike Air Force 1 disegnate da Virgil Abloh per Louis Vuitton. Foto courtesy The Brooklyn Museum 

Ma Virgil va fortissimo anche nei musei: lo scorso aprile a Parigi, alla Fondation Louis Vuitton, ha aperto i battenti una versione aggiornata di Coming of age, collettiva curata da Abloh nel 2019 a Los Angeles. È bastato il suo nome perché gli enormi spazi della Fondation si riempissero di ragazzi desiderosi di celebrarlo. E sempre Vuitton ha trasformato l’ultimo progetto per la maison dello stilista, assieme a Nike, in installazione artistica: alla fine di maggio sono state esposte al Greenpoint Terminal Market di Brooklyn le 47 varianti di Nike Air Force 1 frutto del progetto, vendute poi a un prezzo tra i 2.500 e i 3.500 dollari. Per chi avesse dubbi sulla presa di Abloh sui consumatori, basti sapere che su StockX, sito di reselling di sneakers, un paio al momento è quotato 210mila dollari. 
Rimanendo in zona, il prossimo primo luglio al Brooklyn Museum sarà inaugurato forse il più importante progetto organizzato sinora in sua memoria, Virgil Abloh: Figures of speech. Anche in questo caso, si tratta di una mostra già esistente e rivista per l’occasione: l’originale era stata allestita nel 2019 al Museum of Contemporary Art di Chicago, dove Abloh viveva. Per la verità, l’idea di portarla a New York esisteva da tempo, e lo stesso creativo era stato coinvolto, ma poi i piani sono ovviamente cambiati in corso d’opera. Oltre ai pezzi Off-White e Louis Vuitton, nell’esposizione curata da Antwaun Sargent trova spazio anche il lavoro di Abloh con Kanye West, con cui ha mosso i suoi primi passi creativi, con Takashi Murakami e con Rem Koolhaas. Altra novità è l’inserimento di quella che il creativo definiva social sculpture, una scultura sociale, vale a dire uno spazio per eventi interdisciplinari. Scelta adatta all’occasione, visto quanto Abloh credeva nella contaminazione tra generi. 

Foto courtesy The Brooklyn Museum
Foto courtesy The Brooklyn Museum 

«Virgil e io ci siamo conosciuti nell’estate del 2016, quando gli ho scritto una mail per invitarlo al museo: ci tenevo a conoscere una voce della città tanto vivace», spiega via Whatsapp (forma di comunicazione scelta in onore di Abloh, che comunicava praticamente solo con l’app) Michael Darling, fondatore della piattaforma Museum Exchange e fino al gennaio 2021 curatore capo del Museum of Contemporary Art di Chicago: l’idea di Figures of Speech è sua. «Mi è stato subito chiaro che avesse molte idee e molta ambizione, pur essendo una persona alla mano, umile. E poi è raro incontrare qualcuno con così tanti interessi». In effetti, viene da chiedersi come mai Abloh, che era un architetto, un dee-jay, un direttore artistico nonché un comunicatore sopraffino, abbia optato proprio per la moda come principale campo d’azione. 
«Virgil sapeva di poter raggiungere così un pubblico enorme. La moda è un’ottima connessione tra forme diverse d’espressione, per non parlare di che potente mezzo di auto-affermazione sia», riflette Darling. «I più giovani hanno sempre colto le origini del suo lavoro, radicato nella cultura hip-hop e nella strada, e perciò vi si sono ritrovati». Ma è soprattutto nella critica al razzismo sistematico della società, nella moda e non solo, che Abloh, secondo Darling, ha lasciato il segno più forte. «Aveva capito per esperienza diretta che, per restare nell’ambiente, non poteva affrontare certi temi troppo direttamente. E allora li inseriva nelle sue collezioni quasi di nascosto, tipo cavallo di Troia – parole sue – riuscendo così a comunicare tanto con i più giovani quanto con chi compra il lusso». Riguardo alla sua eredità spirituale, Darling non ha dubbi: «Sarà interessante vedere come riempiranno il vuoto che ha lasciato. Intanto, la moda di oggi è già imbevuta del suo mix tra molto casual e molto elegante. E credo che non abbiamo ancora visto la sua influenza sulla prossima generazione di creativi: tempo qualche anno, e la scena sarà piena di designer plasmati da lui».