Beauty
Emira D’spain, modella e beauty influencer: condivide su TikTok le tappe della sua transizione. @xoxoemira
Emira D’spain, modella e beauty influencer: condivide su TikTok le tappe della sua transizione. @xoxoemira 
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Da TikTok passa la rivendicazione dei diritti negati e la conquista, anche grazie al beauty, di infinite identità

Storie di transizione, lotta contro gli stereotipi: nei tutorial su TikTok il make-up è diventato uno strumento per rivendicare diritti negati. Come fanno Emira e Dylan che, tra pennellate di ombretti e blush...

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Da bambina giocava con gli ombretti ed è cresciuta immersa nella cultura in livestream guardando su YouTube i tutorial di Patrick Starrr e Nikita Dragun. Emira D’spain, alias XoXoEmira (892,4mila follower) da febbraio di quest’anno è la prima modella transgender black a collaborare con Victoria’s Secret ma il viaggio che l’ha condotta tra le ossessioni di TikTok – nonché tra le beauty content creator più interessanti – è iniziato da parecchio.

Nata a Dubai, cresciuta a Dallas, vissuta a Parigi, ora di base a New York, la make-up artist, modella e creator (definita da Nylon magazine “Your best beauty friend”) dal 2020 ha messo a punto tutorial “Get Ready With Me”, diventati virali, che combinano ironia, consigli sulle ultime frontiere della skincare, pennellate di rossetti e pillole di vita quotidiana. Capitoli che includono passi nel percorso di transizione: dal cambio anagrafico del nome, festeggiato con i follower tra un tutorial e l’altro mostrando la fototessera scelta per il documento che poi è diventata di ispirazione per beauty look, alle affermazione della propria identità. 


Quella di D’spain non è certo l’unica tra le storie di transizione narrate in presa diretta su TikTok. Tra le voci che hanno catalizzato l’attenzione e raccontano il transito da un genere all’altro c’è quella di Dylan Mulvaney, attrice e content creator di base a Los Angeles da 3,1 milioni di follower che, nel suo primo giorno da ragazza, truccata con ombretto e lipgloss dice al suo pubblico: «Sono una donna trans, i miei nuovi pronomi sono she e they».
È il primo post della serie Day of Girlhood  che documenta la nuova vita, iniziata il 12 marzo scorso con puntate che la vedono raccontare la rinnovata quotidianità tra riti di trucco e interrogativi su cosa significhi vivere nel corpo di una donna, con tanto di scelte di abiti, humor e critiche al girlbossing a ogni costo mentre ogni tanto si concede qualche parentesi di relax. Il make-up, in pennellate di ombretti e blush, scorre su TikTok non solo come trend ma come specchio della vita offline. Ecco, quindi, video come Grwm (Get Ready with me), beauty routine edition ideati da studenti transgender che si truccano per la prima volta per andare a scuola o creano tutorial che ispirano queer e cis, in una fluidità di generi e stili che il trucco non può non intercettare oggi.  


Non è solo questione di scegliere lip balm e ombretti coordinati: lo specchio davanti a cui sperimentare l’ultimo trend di make-up diventato virale su TikTok, può condurre a dibattiti socio-politici se solleva il tema dei bagni gender neutral (e l’importanza di evitare il binarismo di genere) in scuole, luoghi pubblici e uffici. Hashtag come #genderneutraltoilets diventano cartelli di protesta virali, marcatori di un’importante battaglia. E ancora finestre aperte come #gendertransition (5 milioni di visualizzazioni)  o #mytransition sono fondamentali per condividere esperienze di autodeterminazione. Secondo l’articolo accademico Queer identity online: Informal learning and teaching experiences of Lgbtq+ individuals on social media di Jesse Fox e Rachel Ralston “tra le possibilità offerte dai social media ci sono visibilità, associazione e interattività”. Temi come il riconoscimento dell’identità e della libera espressione di genere online diventano così istanze collettive che attraverso TikTok si tramutano in propaganda capillare. 


Uno dei tanti esempi: lo scorso marzo, per celebrare la Giornata internazionale della visibilità transgender, la piattaforma ha aperto finestre di dialogo collettivo e condiviso dirette con creators transgender e non binary durante i #TransVisibilityLive, tavole rotonde a cui hanno preso parte, oltre a Emira D’spain, anche la travel vlogger transgender @hal.baddie e @jessesulli, padre transgender che ha condiviso la sua esperienza insieme alla figlia Arlo su TikTok e in un documentario uscito quest’anno (My Transparent Life). 
Non solo: TikTok ha supportato organizzazioni come It Gets Better Project (209,6mila follower), progetto che grazie ad approfondimenti sociopolitici e culturali ha come obiettivo connettere e favorire l’empowerment di giovani lesbiche, gay, bisessuali, transgender e queer in tutto il mondo. Un contenitore di libera espressione in cui c’è spazio anche per il trucco. Ormai è un messaggio introiettato dalla cultura mainstream e non: truccarsi (per la prima volta), struccarsi o decidere di non farlo per tutta la vita non sono banali atti quotidiani ma scelte, narrazioni che riaccendono i riflettori sul “personale che è politico” che da decenni accompagna tante battaglie e altrettante conquiste.